La Valle dei Re, vicino a Luxor, è uno di quei luoghi storici i cui faraoni, dinastie, tombe scavate nella roccia e pareti cariche di simboli continuano ad affascinarci ancora oggi. Ma, di tanto in tanto, l’archeologia ci ricorda che la vita quotidiana (e gli istinti più umani) lascia anch’essa traccia. È il caso di Cikai Korran, un visitatore indiano che circa duemila anni fa, durante l’epoca romana, decise di immortalare il suo passaggio per quelle gallerie sacre con una frase che potrebbe essere l’antesignana del “io sono stato qui”: «Cikai Korran è stato qui e lo ha visto».
Eccezionale non è solo il gesto, così riconoscibile per qualsiasi turista odierno, ma chi lo compì e in quale lingua lo scrisse. Secondo quanto hanno rivelato i ricercatori, decine di graffiti rinvenuti in sei tombe della Valle dei Re sono scritti in antiche lingue dell’India, con particolare rilievo per l’antico tamil.
L’autore più insistente, un certo Cikai Korran, lasciò il suo nome fino a otto volte in cinque tombe diverse. Queste iscrizioni forniscono una prova diretta che i viaggiatori del subcontinente indiano non solo raggiungevano i porti del Mar Rosso, ma si addentravano nella valle del Nilo per visitare monumenti così celebri. In altre parole: ci furono turisti indiani nell’Egitto romano.
I graffiti non sono una novità in Egitto. Infatti, uno studioso francese, Jules Baillet, già nel 1926 catalogò oltre duemila iscrizioni antiche nelle tombe, soprattutto in greco e latino, a testimonianza del fatto che questo luogo era una meta popolare durante l’Impero romano. Ciò che è cambiato è che queste iscrizioni erano scritte in antico tamil.
Il professor Ingo Strauch dell’Università di Losanna ha spiegato che nel 2024, visitando la Valle dei Re come turista, notò dei tratti differenti dai consueti graffiti greco-latini. Dopo aver esaminato le sue fotografie sospettò che potessero assomigliare a scritture indiane. Fu allora che contattò Charlotte Schmid della École Française d’Extrême-Orient, e insieme confermarono qualcosa di inatteso: c’era scrittura tamil sui muri delle tombe storiche.
Da lì, la ricerca si intensificò e permise di identificare circa trenta iscrizioni in tre antiche lingue indiane, distribuite in sei tombe. Circa la metà erano scritte in antico tamil, mentre il resto comprende testi in sanscrito ed in altre lingue dell’area indiana. Questi graffiti risalgono ai secoli I–III d.C., quando l’Egitto era una provincia dell’Impero romano e la Valle dei Re era una meta turistica tanto quanto lo è oggi.
Il protagonista involontario di questa storia è Cikai Korran. Non sappiamo chi fosse con certezza. La lingua suggerisce un’origine nel sud dell’India, ma la sua identità sociale resta un mistero. Potrebbe essere stato un mercante, un mercenario… quello che è certo è che non si accontentò di firmare discretamente. Korran voleva che la sua presenza spiccasse sulle altre, letteralmente; e per questo scrisse il suo nome tante volte. Per esempio, nella tomba di Ramses IX (che regnò approssimativamente dal 1126 al 1108 a.C.), uno dei suoi graffiti appare a cinque–sei metri di altezza sopra l’ingresso. Come sia riuscito a salire fino lì resta un altro mistero.
Korran non fu l’unico “graffitaro” millenario. Tra i testi identificati dagli archeologi figura un’iscrizione in sanscrito firmata da Indranandin, che si presenta come “messaggero del re Kshaharata” (una dinastia che governò parte dell’India nel I secolo d.C.). Gli esperti suggeriscono che questo messaggero reale possa essere arrivato via mare a Berenice, un porto del Mar Rosso, e da lì viaggiare verso l’interno, forse persino verso Roma; un dettaglio coerente con il fatto che l’Egitto romano manteneva intensi scambi commerciali con l’Oceano Indiano.
Ma non è tutto. In una delle tombe con testi in greco, tamil e sanscrito, il team ha notato che alcune iscrizioni indiane fanno riferimento al contenuto di graffiti greci. Questo suggerisce anche una competizione culturale: chi scrisse lì poteva leggere (e rispondere a) ciò che altri visitatori avevano lasciato prima in greco.
La verità è che nessuno le stava osservando con gli strumenti adeguati. Il motivo principale per cui questi testi sono passati inosservati per così tanto tempo è che pochissimi specialisti in lingue dell’India studiano i graffiti in Egitto, mentre i graffiti greci e aramei sono stati riconosciuti ed analizzati da tempo.
Così, queste iscrizioni dimostrano non solo la presenza di indiani in Egitto, ma anche il loro interesse attivo per la cultura locale, aprendo la strada alla possibilità di trovare altri testi simili in altri luoghi. Forse persino all’interno dei templi?
Autore: Sarah Romero
Fonte: www.storicang.it 2 apr 2026












