DICOMANO (Fi). Il Museo Etrusco.

Pubblicato il : 18 Agosto 2010
Gli Etruschi a Firenze, Mugello, Alto Mugello e Val di Sieve.
Dieci o venti anni fa nessuno avrebbe scommesso sulla nascita di un Museo Archeologico in Mugello. Infatti i reperti archeologici ritrovati soprattutto nella Val di Sieve e nel Mugello Orientale davano sì testimonianza di una presenza etrusca in questo territorio, ma in un primo momento si era pensato che essa fosse sporadica, non di prima importanza.
Il fatto più eclatante che lega il Mugello agli Etruschi è legato a un paio di ritrovamenti (o serie di ritrovamenti) avvenuti in un passato abbastanza remoto. Parlo dell’Idolo, forse una statuetta di Giove, rinvenuta in località “Vulcano” del Peglio di Firenzuola (ora al Museo Etrusco di Cortona, prov. di Arezzo), e, successivamente nel sec. XIX, il massiccio accumulo di offerte votive ritrovate in una località quasi alla sommità del Monte Falterona.
Qui esisteva un laghetto le cui acque, per la presenza di alcuni alberi dalla scorza medicamentosa, i salici, erano capaci di guarire alcune malattie infettive. Per questa ragione il lago era considerato sacro dalle popolazioni locali,  le quali gettavano periodicamente nelle acque offerte votive (ex voto) per ottenere o, anche per aver ottenuto, la guarigione da certi mali.
Sul Monte Falterona, a breve distanza dal Lago degli Idoli, sicuramente si ergeva un tempio etrusco, oppure un santuario con aree sacrificali per il culto. Falterona (in etrusco “fal thruna”) significava “Trono degli Dei.
Durante gli anni relativi ai secoli XVIII-XIX risalgono i primi ritrovamenti  sul Poggio di Frascole, nei pressi di Dicomano. Alcuni ex-voto, alcune lapidi sepolcrali del tipo fiseolano, materiale fittile e acroteriale vario. Anche per questa località si è pensato alll’esistenza di un tempio o di un santuario etrusco, proprio a causa di tali ritrovamenti. Per il momento è difficile formulare delle ipotesi precise su Poggio Frascole. Io, in un recente articolo, apparso anche su un giornale locale ho ipotizzato, che nel luogo detto Il Poggio, sempre in località Frascole, a breve distanza dalla omonima villa, vi potesse essere stata una grande tomba a tumulo del tipo di quelle fiorentine della Montagnola, di Montefortini risalenti al VII sec. a.C.,  ma che i materiali lapidei di questa possano essere stati utilizzati per altri scopi in periodo longobardo o successivo, per una fortificazione, per una torre di avvistamento, ecc.
Rinvenimenti di una certa importanza sono stati fatti anche su un altro poggio, nel comune di Vicchio, sulle colline ubicate sull’altra sponda del fiume Sieve (rispetto a Frascole) e si tratta dell’agglomerato agricolo-pastorale di Poggio Colla. Qui oltre alla cinta muraria in grossi massi squadrati, sono state ritrovate le fondamenta di alcune abitazioni in muratura, che farebbero pensare, a un villaggio agricolo del  periodo medio della storia etrusca, forse fine VI- innizio IV secolo a.C.
Numerosi reperti in terracotta e anche in bucchero sono stati ritrovati in  questi scavi portati avanti, ormai da vari anni, da una Università Metodista Americana. Gli scavi sono tutt’ora in corso, ed è ipotizzabile che altre cose interesanti potranno venire alla luce.
Alcuni cippi in pietra sono stati rinvenuti nelle zone di Contea (l’antica Contea del Pozzo) e nella zona di  Montebonello (Rufina). Altri rivenimenti etruschi sono venuti fuori nella zona di San Piero a Sieve, nei pressi della Fortezza Medicea, la quale fu realizzata dalla Famiglia Medici, originaria di questi luoghi, nel 1500, su un’altura che domina il paese, probabilmente sulle rovine di una  precedente fortezza longobarda.
Per quanto riguarda l’Alto Mugello (altrimenti detto Romagna Toscana), io ebbi modo di ritrovare nei pressi di Cornacchiaia (Firenzuola), su segnalazione di un amico  esperto della zona, le fondamenta di quello che poteva essere un edificio o un agglomerato molto antico, riutilizzato anche durante il Medioevo e in epoca posteriore. Per tale edificio (così come si vede adesso) si potrebbe ipotizzare una fabbrica di terrecotte e una specie di emporio che, pare, abbia avuto il suo massimo sviluppo durante i secoli XIII-XVI. Tuttavia, sotto questa coltre del fiume Santerno, periodicamente, con le piene invernali, affiorano poi nella bella stagione, quando il fiume va quasi in secca, dei piccoli reperti di ceramica nera, ascrivibili, secondo le testimonianze delle genti del posto, a ceramiche simili al bucchero. Oltre a questi, sono stati ritrovati ingenti accumuli di argilla. Io stesso ho ritrovato (senza bisogno di scavare) frammenti di ceramica di epoca però posteriore (secc. XVI-XVI). Da questa località Campiglia, passava l’antica strada etrusca che scendeva dal Passo dell’Ospedaletto (divenuto poi Passo dell’Osteria Bruciata), che scendeva da Rocopiano e risaliva al Peglio e Pietramala, poi valicava il Colle di Canda (Pietramala) e Sasso di San Zanobi per raggiungere la Valle dell’Idice dove esistevano gli abitati etruschi di Monte Bibele e Monterenzio (quest’ultima località possiede un museo etrusco di particolare importanza, poiché gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica di Bologna  documentano in tutta la loro evidenza la “fusione”  avvenuta fra le genti di queste località (autoctone): gli etruschi, e le  popolazioni celtiche, scese dal Nord Europa per colonizzare l’Italia del nord e parte dell’Italia centrale.
Scavi importanti sono stati fatti poi nel comune di Palazzuolo in territorio detto Il Nevale dove vi erano attestate popolazioni etrusche dell’area adriatica dedite alla pastorizia e alla transumanza del bestiame. Il Museo di Palazzuolo (Firenze) possiede un suo museo interessantissimo in cui sono esposte queste raccolte, che documentano la vita passata di queste popolazioni.

Il Museo di Dicomano, recentemente inaugurato, dopo una diatriba durata anni, e dopo aver risolto annosi conflitti di interessi e di competenze, ma anche dopo moltissimo e utile lavoro portato avanti dalla Soprintendenza Archeologica di Firenze e dagli Enti locali, nonché Provincia e Regione Toscana, occupa alcune sale del Palazzo Comunale ed espone  nelle ampie e luminose vetrine alcuni dei principali reperti venuti alla luce in Val di Sieve e nel Mugello Orientale e Centrale.
Si tratta di un primo passo molto importante per la conoscenza e la salvaguardia di reperti che testimoniano in maniera tangibile il legame delle popolazioni odierne a quelle dell’antica Etruria.
Il museo di Dicomano, concepito con criteri moderni permette al visitatore  di toccare quasi con mano e di esaminare con la massima “leggibilità” queste testimonianze, poiché esposte secondo criteri e metodologie museali scientifiche d’avanguardia.
Questo museo, vanto del Mugello e della Val di Sieve, si pone, per la sua importanza e per la sua unicità, fra i più imporrtanti musei territoriali dell’Etruria settentrionale e, sicuramente, dovrà per forza diventare una tappa obbligata per tutti coloro, studiosi e non, che amano la storia etrusca (che sarebbe poi la storia dei nostri antenati) e la storia più recente di questo territorio.
Come sappiamo il Mugello, la Val di Sieve e l’Alto Mugello sono stati amati  e decantati dai maggiori e inarrivabili artisti, come Dante Alighieri, Giotto, Cimabue, Beato Angelico e Andrea del Castagno. Non tralascerei un altro grande, nostro contemporaneo toscano e fiorentino d’adozione, il grandissimo Pietro Annigoni (Canonicus Maximus) che ci ha lasciato nella chiesa di San Godenzo (Val di Sieve) un’opera importantissima, forse il suo capolavoro assoluto, “la Crocifissione” con a lato la Madonna e San Giovanni Apostolo. Un’opera  grande, assolutamente da non perdere!

Autore
: Paolo Campidori, 23 gennaio 2009 – paolo.campidori@tin.it

Print Friendly, PDF & Email
Partners