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CASERTA. Il Museo archeologico di Calatia Maddaloni, un’icona che si avvia al suo antico splendore.

La Cultura partecipata e aperta al sociale, non si può né si deve fermare. Salviamone il singolare quanto eccellente patrimonio: in soccorso da restyling improrogabile dell’arte e dei suoi tesori, soprattutto di memoria storica.
Una nota del Ministero della Cultura-Direzione regionale Musei Nazionali Campania, infatti, informa i visitatori che il Museo archeologico nazionale di Calatia, è temporaneamente chiuso (dal 12 gennaio 2026) al pubblico, per consentire il completamento degli importanti lavori di manutenzione e di riallestimento, finanziati con i fondi Pnrr – Missione 1: “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi”, per la fruizione del complesso architettonico e delle collezioni.
Gli interventi prevedono il recupero ed il risanamento delle strutture, maggiore fruibilità degli spazi ed un nuovo percorso più inclusivo, con particolare attenzione all’abbattimento delle barriere architettoniche, sensoriali e culturali, per consentire la più ampia accessibilità ed accoglienza per tutti.
Il Museo Archeologico di Calatia (l’attuale Maddaloni in provincia di Caserta), inaugurato nel 2003, ha sede nel Casino di Starza Penta, una delle più significative testimonianze storiche e monumentali del posto, ed una delle residenze principali dei Carafa della Stadera che ebbero in feudo Maddaloni dal 1465, la cui esposizione archeologica si articola su due piani e presenta i reperti provenienti dalle necropoli di Calatia, nonchè dall’area urbana, in un arco cronologico compreso tra la fine dell’VIII sec. a. C. e l’età tardo romana.
Il percorso di visita si sviluppa sull’esposizione archeologica da una parte, e l’edificio storico recuperato nella sua volumetria e nel suo prezioso apparato decorativo, dall’altra.
Al piano terra, nelle stanze utilizzate per le attività agricole, vi è la prima sezione del Museo, dedicata al territorio, alla città ed alle necropoli.
La visita prosegue al piano superiore, negli antichi ambienti privati e di rappresentanza, i cosiddetti “quarti”, dove i reperti testimoniano la storia della viabilità, delle aristocrazie tra VI e V sec. a. C., la vita delle donne e degli uomini in età orientalizzante. La visita può essere effettuata anche dai non vedenti grazie alla presenza di pannellatura in Braille.
E’ possibile ammirare anche la raffinata cappella settecentesca, piccolo edificio a pianta centrale con tre altari in marmo e volta a botte, decorata con stucchi bianchi e oro: l’allestimento si avvale di un moderno linguaggio multimediale.
Nella sezione dedicata alla viabilità, c’è la libreria virtuale, dove si possono ‘sfogliare’ volumi che illustrano alcune delle strade principali ed offrono alcune notizie sugli itinerari antichi, i mezzi di trasporto, le stazioni di posta e le tecniche di costruzione.
La sala ‘immersiva’, segue la ricostruzione del tratto dell’Appia da Calatia a Roma, proiettando il visitatore in un ideale cammino, realizzato attraverso una dimensione spazio-temporale. Filmati didattici, è dato leggere poi, scorrono su schermi LCD installati nelle sale, un tavolo multi-touch interattivo introduce ai percorsi di visita.
I supporti a stampa sono tutti dotati di Qrcode, e sono presenti pannelli in braille, podcast audio/video in italiano/inglese per la visita guidata al Museo.
Per le scuole, invece, giochi virtuali su supporti USB.
Sul sito web del museo, virtual tour per visitare a 360° tutti gli ambienti del Palazzo Carafa. Il prestigioso sito ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria del Premio ICOM Italia 2017, per il nuovo allestimento, le sale multimediali, l’attività didattica e l’impegno profuso. Riguardo al Casino di Starza Penta, le prime notizie sul Palazzo risalgono al 1552 e viene citato come ‘Starza della masseria delle Torri’, nell’atto di donazione che Diomede II fa alla moglie Roberta di Stigliano.
Lo si ritrova poi menzionato nel 1610 tra i beni di Diomede IV, con il nome di Starza Penta. La struttura, nella fase cinquecentesca, si presentava fortificata con torrette di avvistamento, di cui ne restano due, e tracce si conservano anche a livello di fondazione, nel corpo principale e nel cortile.
Con l’ascesa al potere del settimo Duca Marzio III (1660-1703), la “masseria” subisce un radicale intervento di restauro e viene trasformata in Casino da Caccia e villa d’ozio, senza rinunciare alla vasta attività produttiva che contava su una tenuta di 70 moggi.
Durante il regno di Carlo III di Borbone, l’edificio conobbe il periodo di maggiore lustro, ospitando spesso il sovrano nelle sue frequenti battute di caccia. Partito Carlo III per la Spagna, nel 1759 per il Casino cominciò un lento declino.
Passato agli inizi dell’800 ai Carafa del ramo dei Colubrano, fu requisito nel 1850 per alloggiare un contingente di soldati del 13° “Cacciatori Svizzero”. Restituito ai Carafa nel 1855, nell’anno successivo fu acquistato dal notaio Raffaele Palladino, che ne risistemò la facciata.
L’assetto attuale rispecchia quello del restauro voluto da Marzio III, solo parzialmente modificato dai successivi interventi, tesi -era la metà del 1800- a trasformare la struttura da Casino da Caccia a fabbricato urbano.
Nel 1939 fu espropriato ed assegnato prima al Demanio Militare e poi, dal 1993, a quello Storico Artistico, attualmente in uso al Polo museale della Campania.
Un’icona, dunque, che con gli interventi di manutenzione e riallestimento in corso, è destinata come si evince a rivestirsi dell’antico splendore estetico-strutturale.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

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