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AQUILEIA (Ud). Bertacchi: i reperti etruschi sono autentici ora si aprono nuovi orizzonti di ricerca

Se l’ipotesi “rivoluzionaria” di Luisa Bertacchi, l’archeologa che ipotizza una presenza etrusca ad Aquileia antecedente a quella romana, risultasse fondata, per la cittadina friulana si aprirebbe una nuova pagina di storia.
«Io ho fornito soltanto uno spunto di ricerca, ora spetta alle giovani generazioni di archeologi verificarla».
Con queste parole la studiosa, già direttrice del Museo nazionale di Aquileia, ieri sera ha aperto il suo intervento durante la presentazione ufficiale del suo libro Antico porto etrusco sul fiume Corno , tenutasi nell’affollatissima sala consiliare del Comune, che, a malapena, è riuscita a ospitare tutte le persone presenti. L
uisa Bertacchi, nel suo libro, pubblicato dalle Edizioni della Laguna, grazie all’importante sostegno della contessa Margherita Cassis Faraone, ipotizza la presenza di un porto fluviale etrusco sul fiume Corno, nel territorio attuale del Comune di San Giorgio, a pochi passi da Aquileia.
«Il materiale archeologico che ho studiato – ha spiegato Bertacchi – mi è stato depositato davanti a casa una sera del 2008. Ho immediatamente consegnato i reperti al soprintendente ai Beni archeologici e, successivamente, ho chiesto l’autorizzazione a pubblicare questi pezzi, la cui importanza, dal punto di vista topografico, è evidente».
E per provare l’autenticità dei reperti Luisa Bertacchi ha iniziato a setacciare le sponde del Corno e, contemporaneamente, a studiare la datazione dei reperti, che sono ripartiti in tre fasce temporali: la più antica è compresa tra la fine del VII e la fine del VI secolo a.C., la seconda va collocata tra il V e il IV secolo mentre l’ultima fase risale al IV-III secolo a.C..
«Spero davvero – ha ribadito ieri sera l’archeologa – che questo libro apra nuovi orizzonti di ricerca. Il materiale che ho studiato è autentico e, nel libro, ho cercato di indicare qual è la via da seguire per arrivare a una soluzione. Ora mi attendo che chi verrà dopo di me sappia dare una risposta ai tanti interrogativi che fanno seguito a questo giallo archeologico».
E durante la presentazione dell’opera, il soprintendente ai Beni archeologici del Fvg, Luigi Fozzati, che ha curato la prefazione del libro, ha annunciato che, nei prossimi mesi, si comincerà a lavorare sull’ipotesi di una presenza etrusca ad Aquileia.
«Occorre partire con una ricerca che ci aiuti a verificare realmente da dove provengono i reperti – ha detto -. Infatti, in archeologia, la provenienza non è mai scontata. Siamo molto felici che la professoressa Bertacchi ci abbia fornito questo nuovo e appassionante stimolo di indagine, che dimostra anche la perenne giovinezza come ricercatrice, nonostante i suoi 85 anni. Per noi, oggi, è stata una vera e propria festa dell’archeologia. Da tempo si favoleggiava – ha ribadito – sull’esistenza di materiali etruschi, rinvenuti tra il Veneto orientale e la Bassa friulana, ma, come spesso succede in archeologia, era rimasto un mito senza verifiche. Oggi, invece, abbiamo a disposizione una collezione di 58 reperti che, peraltro, per la prima volta, sono stati pubblicati. Questo ci permetterà di partire con la ricerca, che sarà interdisciplinare e che coinvolgerà geografi, archeologi e storici. Cominceremo proprio dallo studio del territorio – ha aggiunto Fozzati – e per fare questo ci avvarremo della geomorfologia, in particolare di quella applicata allo studio dell’asse fluviale del Corno».
La cautela è d’obbligo, come ha precisato il sindaco Alviano Scarel, ma se venisse confermata l’ipotesi?
«Significa che ci aspettano nuove ricerche per i prossimi cento anni – ha risposto il primo cittadino -. Questo è il primo capitolo di un libro ancora da scrivere e la cosa mi emoziona. Oggi tutto il mondo scientifico sa che questo materiale esiste e, in questo modo, verrà data a tutti l’opportunità di studiarlo. Se effettivamente venisse dimostrata l’ipotesi ciò aprirebbe una prospettiva nuova per tutto il periodo antecedente al primo millennio avanti Cristo. La storia di Aquileia si sta riscrivendo anno dopo anno – ha concluso Scarel -. La città romana si conferma, ancora una volta, come sede di discussione scientifica».

Autore: Elisa Michellut

Fonte: Messaggero Veneto — 06 febbraio 2010.

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