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ANCONA e PESARO URBINO. L’anello dei Castelli, tra mura fortificate e splendidi panorami.

Un viaggio nella storia, alla scoperta “focus” dei nove castelli di Arcevia, riferiti ad altrettanti piccoli quanto suggestivi centri abitati, le cui case sono circondate e protette da imponenti mura medievali fortificate, dalle quali si possono ammirare splendidi panorami. Si tratta di borghi rurali del ‘300-‘400, di notevole importanza storico-artistica e da visitare uno per uno, che conservano le testimonianze di tempi burrascosi, quando le mura di cinta costituivano l’unica effettiva e reale difesa.
Siamo nel cuore delle Marche, in provincia di Ancona, dove il tempo sembra essersi fermato, probabilmente per “ricordare” ed essere orgogliosi di questo mosaico di cultura inclusiva, sullo sfondo di un paesaggio collinare da cartolina, tra boschi rigogliosi e scorci incantevoli. Un itinerario speciale, ad anello, questo dei nove castelli, vicini tra loro, ognuno con la sua peculiarità: Avacelli (associato ai Templari, con la sua chiesa), Castiglioni (noto come il “castello del pane”), Caudino (un piccolo borgo “nascosto”), Loretello (il più antico di Acervia, il “castello dell’amore”), Montale (un “castello nel cuore delle colline”), Nidastore (il “castello degli astori”, affascinante), Piticchio (il più caratteristico), Palazzo (famoso per la sua bellezza e le tradizioni come la Festa d’Autunno) e San Pietro in Musio (tra mura antiche e arte sacra), che conservano intatta la loro atmosfera medievale, con vicoli pittoreschi, antiche chiese e torri di guardia, che raccontano storie di un passato glorioso.
Il paese di Arcevia, luogo di soggiorno estivo conosciuto sin dal XVI secolo, è noto per la sua rocca, la signoria dei Chiavelli, di Braccio da Montone e Francesco Sforza, ricordata come “Propugnaculum Ecclesiae”, e custodisce capolavori rinascimentali come il Polittico di San Medardo e il Battesimo di Cristo, di Luca Signorelli, opere di Giovanni, Andrea e fra Mattia della Robbia, e tra gli altri di Simone Cantarini, Giovanni Battista Salvi (detto “Il Sassoferrato”), Claudio Ridolfi, Francesco di Gentile, Gherardo Cibo, Ercole Ramazzani e i suoi collaboratori, Cesare Conti, il Pomarancio e F. Silva e, ancora, Edgardo Mannucci, Quirino Ruggeri, Bruno d’Arceria, Giuseppe Gigli.
Tra le chiese, spicca quella di San Medardo (rifatta nel 1634). Il territorio di Arcevia è ricco anche di testimonianze archeologiche, in particolare per la preistoria e protostoria, dal Paleolitico all’età del bronzo e all’età del ferro. Per il Paleolitico superiore, si segnala il giacimento di Ponte di Pietra, una stazione officina per la lavorazione della selce, mentre per il Neolitico si segnalano i siti di Cava Giacometti (stratificato con reperti di fine periodo, Età del Rame e del Bronzo), e di Conelle (Villaggio fortificato dell’Età del Rame, con fossato difensivo), a significare la nascita di nuove relazioni tra uomo e ambiente, con insediamenti specie abitativi più organizzati.
Molti reperti di questi periodi sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Arcevia, inaugurato nel 1996 ed ospitato all’interno del chiostro duecentesco del complesso di San Francesco. Dal 2004, accoglie la collezione Monti Anselmi ed un’implementazione dei corredi, relativi alla necropoli di Montefortino di Arcevia. Nel 2023, grazie ad un riallestimento innovativo, all’insegna dell’accessibilità, sono stati ripensati gli spazi museali ed il racconto archeologico, il cui percorso espositivo si è intanto arricchito di nuovi materiali.
Ma il ricco quanto straordinario patrimonio dei castelli e vari edifici storici, siti nelle Marche, non finisce qui. Anzi. Il mosaico in materia vanta con orgoglio ed a pieno titolo anche la presenza del trecentesco Castello di Gradara (in provincia di Pesaro-Urbino), dove storia e design si plasmano in un unicum di straordinaria bellezza attrattiva, tale che l’omonima Rocca è, ad oggi, il monumento più visitato delle Marche e tra i primi dieci castelli su scala nazionale. Il suo nucleo originario risale al XII secolo, mentre la

conformazione tipica dell’architettura militare tardo-medievale è il risultato dei lavori intrapresi nel XIV e XV secolo, prima dai Malatesta e successivamente dagli Sforza. Oltre ad essere stato il set di numerosi film di successo, il Castello, che sorge su una collina a 142 metri sul livello del mare, deve la sua fama alla vicenda di Paolo e Francesca, narrata da Dante nella Divina Commedia e la cui leggenda vuole, infatti, che proprio la Rocca di Gradara fosse la scenografia della storia d’amore tra i due cognati, da “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”…
Insomma le Marche, il loro cuore pulsante, le storie secolari di questo antico e nobile territorio, non finiscono mai di sorprendere, offrendoci -come nel caso di specie- scrigni della memoria artistica, eccellenze di una cultura che non si ferma mai.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

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