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ALTAVILLA SILENTINA (Sa). Un paese tra i più belli d’Italia, un mosaico che ha tanto da raccontare.

Comuni e borghi tra i più suggestivi d’Italia. Ecco Altavilla Silentina, in provincia di Salerno, un mosaico attrattore che riesce a coniugare cultura, storia, arte antica, tradizione, laboratori artigianali, colture agricole ed un’economia sostenibile.
Il rinvenimento di un’ascia neolitica in località Pietra Marotta, fa risalire l’origine dei primi insediamenti nel territorio al tempo degli Enotri. Coi Lucani si ebbero i primi villaggi fortificati, che si estendevano verso il fiume Calore; un piccolo porto per l’attracco delle imbarcazioni, in contrada Portiello; i molti sarcofaghi e monete antiche, trovate nelle varie contrade del territorio altavillese, in uno con monete greche, arabe, romane, il tutto fa ritenere che Altavilla sia antichissima e che sia esistita sotto altro nome.
Si è incerti se sia di origine pestana, romana o normanna. La più attendibile delle ipotesi è che essa sia sorta sulle ceneri dell’antica Carilla (ora Carillia), menzionata da Silio Italico: pare si estendesse nella contrada Feo o Falagato, dove si fece strage di un popolo lungo le rive del Calore, che comunicasse col mare attraverso la via fluviale del Calore e del Sele, ed avesse il suo porto dedicato al Dio Alburno. Molti avelli (sepolcri), infatti, sono stati individuati nelle varie contrade dove -si legge ancora- passava il tronco della via Aquilia, che congiungeva Carillia con Serre e, attraverso il Tanagro, con la Marcellina e la Cesariana.
Siccome negli ultimi anni sono state ritrovate molte tombe sparse, alcune delle quali risalenti al tempo dei Romani, sta affiorando l’idea che Carilla poteva anche essere un agglomerato di villaggi sparsi, e che dovette subire anche l’influenza dei Greci dai quali prese usi e costumi, come testimoniano oggetti ed armi rinvenute, oltre ad essere coinvolta nelle guerre puniche, suscitando l’ira del cartaginese Annibale, che la rase al suolo il 208 a.C.
Per sedare i contrasti tra pastori ed agricoltori, nel 183 a.C., dovette intervenire coi suoi gladiatori il pretore L. Postumio. Spartaco, ribelle a Roma, e secondo la tradizione orale una parte dei rivoltosi fu massacrata dai legionari di Crasso, in località Scanno…
Nel tardo Medioevo, si ebbe il primo insediamento urbano alla località S. Lorenzo, abbandonato poi dalla popolazione per le continue scorrerie di Saraceni e Berberi e, ancor più, per la presenza della malaria.
Intanto i monaci Basiliani eressero la chiesa di S. Nicola, ora scomparsa, alla via Chianiello ed intorno furono erette le prime case dell’attuale Centro Storico.
Sul finire del secolo XI, con l’avvento Normanno, Altavilla ha un castello, la chiesa ed alcune case aventi come pareti le mura del paese che, secondo la tradizione, venne eretto da Roberto il Guiscardo ed il nome di Altavilla derivato da Hauteville, quale casato di detto signore; non a caso Altavilla viene volgarmente detta “Hautavilla”.
Il Catalogo dei Baroni informa che, dopo il 1140, Roberto Vosville (Bassavillanus), conte di Loritello, ne teneva il possesso. Lorenzo Giustiniani ha scritto che “con Roberto Altavilla divenne una vera e propria fortezza a forma triangolare, con l’abitato circondato da spesse mura per una lunghezza di circa 1200 m, e da fossi, con tre porte d’accesso”.
Il conte Guglielmo Sanseverino, signore di Capaccio e Altavilla, vissuto nel turbinoso periodo del passaggio dalla dominazione normanna a quella sveva, nel 1245 congiurò contro Federico II, che nell’aprile del 1246 assediò Altavilla e dopo aver sfondato al “Murorutto”, la distrusse: venne risparmiata solo la “Badia Nullius” di S. Egidio.
Inizialmente le mura avevano tre porte: Porta di Suso, Porta Carina (Accarino), Porta S. Biagio; dopo la distruzione del 1246, fu aperta Porta Nova. Ciascuna di queste aveva due torri cilindriche, di cui una soltanto resta presso Porta di Suso, che con i bombardamenti del 1943, insieme alle torri laterali, fu parzialmente distrutta.
Seguirono, riguardo a tale Guerra Mondiale, vicissitudini amare, drammatiche, in danno del territorio, delle sue operose comunità, delle sue strutture, che si alternarono fino al 17 settembre di detto anno, quando gli Americani occuparono definitivamente tutto il circondario.
Poi man mano verso la ricostruzione, la ripresa delle varie attività. Negli anni 50-70, si è sviluppata molto l’agricoltura con la produzione di meloni, tabacco, cetrioli e pomodori, ma i terreni col tempo si sono impoveriti per l’inadeguata rotazione delle colture e per quanto praticato in modo intensivo.
Attualmente, la coltivazione prevalente è quella a foraggio e, di conseguenza, sono sorti molti allevamenti bovini e bufalini, nonché dei caseifici che hanno acquisito risonanza nazionale. In passato, la diffusa produzione di pomodori, ha dato origine alle fabbriche di trasformazione del prodotto stesso, subentrando al tabacchificio ed alla sua coltura. Per la trasformazione delle olive, prodotto tipico del posto, esistono diversi frantoi ed un solo mulino per la macina del grano. La zona industriale è situata nella contrada di Borgo Carillia. Sul territorio sono, inoltre presenti, numerosi laboratori artigianali ed aziende agricole, che si caratterizzano soprattutto per l’allevamento bufalino.
Sono queste, soprattutto queste, le storie che ci piace raccontare. E non di occupazioni violente, rivolte e guerre fratricide.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

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