È il 17 settembre del 1998 quando un gruppo di esperti si riunisce nella basilica di Santa Giustina a Padova, intorno all’urna dove, secondo tradizione, si conservano i resti dell’evangelista Luca, sigillata da quattrocento anni. Al suo interno, insieme a disparati oggetti e ad un numero esorbitante di vertebre di serpente, c’è lo scheletro, senza testa, di un uomo alto circa un metro e sessanta, morto in tarda età. Si tratterebbe dei resti dell’evangelista Luca. Ma è davvero così? La reliquia è autentica? O è andata persa, o è custodita altrove: in Vaticano, o a Venezia, o magari a Praga? E in questo caso, di chi sono quei resti, e in ogni caso, come ci sono arrivati, a Padova?
Il vescovo di Padova chiede risposte ad una variegata commissione di storici, chimici, filologi, archeologi, e anche un paleontologo, per via dei serpenti.
Il genetista chiamato ad analizzare il DNA dello scheletro per capire se è compatibile con le origini siriane del santo è Guido Barbujani, che in questo libro racconta una straordinaria avventura attraverso duemila anni di storia. Ci sono Giuliano imperatore e Lawrence d’Arabia, le crociate e le convulsioni del Medio Oriente contemporaneo: un lungo viaggio intellettuale, ma costellato di avventure e disavventure reali, talvolta comiche.
Al contempo, attraverso i modi in cui esperti di discipline molto diverse hanno contribuito a ricostruire frammenti di una storia remota, veniamo a conoscere i meccanismi della ricerca, le grandi potenzialità ed i limiti del metodo scientifico, gli scontri di idee e le motivazioni personali che portano, faticosamente e non senza contraddizioni, a passi avanti nelle nostre conoscenze: a volte piccoli, mai irrilevanti.
Info:
Editori Laterza, Bari 2026
Pagine: 180 – € 18,00 – ISBN carta: 9788858160329
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Commento di Maurizio Buora.
Se l’archeologia è la scienza dell’antico, come dice il nome greco, allora nulla vi si sottrae, purché sia materialmente tangibile. Quindi anche i resti dei santi possono essere analizzati sotto l’aspetto archeologico.
È quanto è successo al corpo ritenuto dell’evangelista san Luca, conservato a Padova nell’abbazia di Santa Giustina.
Guido Barbujani, docente dell’università di Ferrara, ne ha analizzato il DNA una trentina di anni fa, nell’ambito di una ricerca promossa dal vescovo di Padova ed eseguita da una squadra interdisciplinare. Dopo averne parlato in una rivista scientifica americana, nel 2000, ha pubblicato un libro nel 2014, che è stato ripubblicato, in una versione ampliata, nel marzo 2026.
La grande semplicità (e ironia) con cui l’autore si esprime fa leggere con vivo piacere il volume, in cui si alternano ricordi personali come gli studi a New York, la narrazione del viaggio in Siria per raccogliere il sangue (da analizzare) di un centinaio di indigenti, l’escursione a Palmira e via dicendo. Scritto come un giallo, giunge alla conclusione, confermando che il corpo apparteneva ad un individuo di probabile origine siriana (come il san Luca che la tradizione fa nascere ad Antiochia sull’Oronte).
A Padova il corpo di san Luca fu sepolto nel cimitero presso il luogo di culto fatto costruire da Opilione, probabilmente il console del 524 che fece erigere la chiesa di santa Colomba a Osoppo.
Oltre il confine italiano, in Austria presso Iuvenna, nel 1991 si scavarono più chiese che si trovavano sulla sommità dell’Hemmaberg, diventato meta di pellegrinaggi nel VI secolo d.C. e probabilmente distrutto intorno al 600 da un assalto degli Slavi. Qui, nella chiesa denominata con la lettera N, caratterizzata da un bel pavimento mosaicato con motivo a onde tipico del VI secolo, sotto l’altare erano state poste reliquie di più santi (come ad esempio a Grado). Rimaneva pressoché integro un solo contenitore, al cui interno vi erano resti ossei che sono stati analizzati meno di dieci anni fa. Si è così potuto individuare una donna, tra i 35 e i 50 anni, sottoposta ad un forte stress e quindi probabilmente una martire del I o II secolo d.C. Di essa non conosciamo il nome e la sua memoria, affidata solo a fonti orali, è completamente scomparsa; solo l’archeologia ha potuto restituirne il corpo e parte della sua storia.
Commento. Un vescovo intelligente è riuscito a promuovere intorno al corpo di san Luca un’indagine che ne ha accresciuto la credibilità. Le analisi hanno permesso di scoprire una nuova, anonima, santa, la più antica dell’Austria.
Proposta. Perché non effettuare analisi al carbonio 14 sui resti ossei dei santi Canziani, al fine di eliminare ogni dubbio sulla loro datazione?









