Tra i protagonisti dell’iconografia etrusca della morte in età ellenistica figurano i demoni infernali, spiriti psicopompi raffigurati come guardiani delle porte dell’Ade o nell’atto di prelevare, scortare e sollecitare il defunto nel suo ultimo viaggio verso l’oltretomba.
Tra gli spiriti infernali figura anche Tuchulcha (uno dei tre demoni designati da iscrizione insieme a Charun e Vanth), dal volto di avvoltoio e munito di serpenti, non sempre facilmente distinguibile dagli altri demoni.
Nella tomba dell’Orco II (terzo quarto del IV secolo a.C.) a Tarquinia il demone – con indicazione onomastica – è raffigurato in una scena ambientata nell’Ade con Teseo e Piritoo, puniti per aver tentato il ratto di Persefone. La figura (priva dei piedi, che sono perduti) è caratterizzata da colorito giallognolo, corto chitone, volto di avvoltoio, naso adunco, orecchi asinini, barba e capelli scomposti, serpenti fra i capelli e serpente attorcigliato al braccio e stretto in pugno.
Il personaggio, seppur senza indicazione del nome, è riprodotto in due crateri etruschi a figure rosse del Gruppo di Alcesti della metà del IV secolo a.C. Su un cratere vulcente della Bibliothèque Nationale di Parigi, lo spirito infernale è rappresentato con il commiato di Alcesti e Admeto. Tuchulcha presenta gli attributi tipici della pittura tombale di cui sopra: tiene in mano dei serpenti ed ha piedi da uccello rapace. La scena di una defunta condotta agli inferi da due demoni è raffigurata su un cratere da Tuscania: Charun (a destra) munito di martello che l’afferra ed un secondo demone, Tuchulcha (a sinistra) che sembra spingerla. Quest’ultimo indossa corta tunica, ha viso bestiale con grosso naso adunco a mo’ di becco di rapace, barba incolta, capelli ispidi e dritti, orecchie equine e gambe che terminano in artigli di uccello. Il demone tiene con la sinistra un serpente guizzante.
Su un’anfora a figure rosse da Vulci un demone, probabilmente Tuchulcha, è raffigurato con due serpenti tenuti tra le mani.
La tomba 5203 sul Terreno Maggi a Tarquinia presenta sulla parte destra una scena nella quale una donna è minacciata da uno spirito infernale con la testa d’uccello, forse Tuchulcha (Stephan Steingraber).
Nella tomba dei Demoni Azzurri (V a.C.) di Tarquinia vi è raffigurato, tra altri demoni, un personaggio seduto su una roccia, con volto grottesco, carni blu e serpenti barbati avvolti alle braccia; potrebbe trattarsi di Tuthulcha.
Tuchulcha unitamente a Charun sono rappresentati su uno dei lati corti del sarcofago tarquiniese di Arnth Paipnas Tite (fine IV secolo a.C.).
Tuchulcha era quindi un demone infernale collegato con l’oltretomba frequentemente rappresentato unitamente ad altri demoni. Si tratta di un essere ibrido, in parte umano ed in parte animale (avvoltoio) di genere incerto (uomo o donna?). Sotto quest’ultimo profilo sono state variamente prese in considerazione presunte caratteristiche maschili come ad es. la barba o femminili come il colorito rosa pallido, la presenza del seno. Il vestiario (chitone) non sembra indicativo. Nell’iconografia etrusca inoltre sono sovente raffigurati mostri femminili alati con teste di uccelli.
Non sembra convincente l’opinione (Sybille Haynes) che Tuchulcha potrebbe essere un’altra caratterizzazione di Charun.
Non è comunque chiara la funzione del demone dal volto di avvoltoio rispetto a quella del Caronte etrusco.
Forse era quella di punire, torturare o spaventare le anime.
E’ stato anche ipotizzato che Tuthulcha fosse il guardiano di speciali dannati (Mario Torelli).
Ad avviso di altro studioso (Francesco Mercattili) la “specializzazione” di Tuchulcha – caratterizzato nei tratti facciali come un avvoltoio, uccello saprofago che si nutre soprattutto delle carni di esseri morti -, potrebbe essere quella di divorare le carni dei trapassati rendendoli scheletri (trasformazione post-mortem delle membra). In questo senso potrebbe essere accostato ad Eurinomo, un demone della religione greca che aveva il compito di spolpare le carni dei defunti (personificazione della putrefazione) descritto come un essere di colore scuro e bluastro, con la pelle d’avvoltoio e dai denti digrignati.
Su Tuchulcha cfr., tra gli altri:
– Andrea Verdecchia, Mitologia etrusca, effigi, 2022, pagg. 146-147;
– I demoni etruschi e il viaggio oltre la vita 8 aprile 2021, sito internet Museo Antichità JJ Winckelman;
– Tuchulcha, Enciclopedia dell’arte antica, Treccani, G. Camporeale sito internet treccani.it;
– Francesco Mercattili, Il colore di Caronte e le porte dell’Ade, Segni e colori Dialoghi sulla pittura tardoclassica ed ellenistica, L’Erma di Bretschneider, 2012, pagg. 69-70;
– Stephan Steingraber, Affreschi Etruschi dal periodo geometrico all’ellenismo, arsenale editrice, 2006, pagg. 193, 209 e 262;
– Tarquinia Museo Archeologico Nazionale Guida breve, L’Erma di Bretschneider, 2002, pagg. 20-21 (sarcofago di Arnth Paipnas Tite).
Di seguito immagini di Tuchulcha tratte dalla Tomba dell’Orco II, dalla Tomba dei Demoni Azzurri e dal cratere a figure rosse da Tuscania.
Autore: Michele Zazzi – etruscans59@gmail.com









