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EGITTO. I papiri di Ossirinco.

Nel 1897, Bernard Grenfell e Arthur Surridge Hunt, due dei tanti studiosi sempre alla caccia di reperti provenienti da un antico passato, curiosando e cercando se vi potessero essere cose interessanti in un’antica discarica, situata nei pressi della località Ossirinco in Egitto, ebbero il classico colpo di fortuna, giacché fu rinvenuta una grande quantità di pezzetti di carta, di vellum (pergamena ottenuta dalla pelle di vitello) e soprattutto di papiro, con manoscritti.
Ossirinco (un sito archeologico, oggi denominato el-Bahanasa) era una fiorente cittadina durante l’impero romano e si trova a circa 160 chilometri a sud de Il Cairo. I suoi abitanti erano i discendenti dei Greci colonizzatori dell’Egitto a seguito della conquista di Alessandro Magno. Il suo nome deriva dal termine egizio Per-Mejed, vale a dire “città dei pesci dal naso aguzzo”, dovuto alla presenza nella zona di quel pesce venerato dagli Egizi.
Come si è anticipato, è stato il classico colpo di fortuna perché, essendo quel luogo in condizioni climatiche particolarmente secche e non dominate dai venti, ciò che di deperibile vi venne depositato fra il I al VI secolo d.C. si è potuto conservare, anche se con molte mancanze. Furono rinvenuti migliaia di manoscritti consistenti in documenti contenenti lettere e opere letterarie in lingua greca e latina, oltreché. in arabo. Il contenuto dei documenti consiste in atti pubblici e privati, quali possono essere editti, codici, inventari, registri, atti di compravendita, brani dei Vangeli e altro ancora. E, dopo dieci anni di scavo, essi si trovarono fra le mani un tesoro costituito da più di mezzo milione di frammenti manoscritti antichi, da loro correttamente catalogati.
Questi sono esposti in diversi musei e istituti del mondo, però la parte più consistente è nell’Ashmolean Museum dell’Università di Oxford.
Analizzandoli, si sono rinvenuti testi greci, fra cui poesie di Pindaro, e frammenti di brani poetici di Saffo e Alceo e anche di Alcmane, Ibico e Corinna; inoltre, frammenti di opere teatrali di Menandro, pezzi dell’Ipsipile di Euripide e, ancora, molti brani de “I Cercatori di Tracce” di Sofocle. Molto interessante si dimostrò il ritrovamento di diagrammi completi degli “Elementi” di Euclide. A proposito di Menandro, che è quello del quale si è trovata una grande quantità di reperti, si ricorda che era un drammaturgo classico ateniese, vissuto a cavallo fra il IV e il III secolo a.C.; fra le sue opere, in parte recuperate, sono Dis Exapaton, Karchedonios, Kolax, Il misantropo, La donna di Samo, L’arbitrato, Misoumenos.
Un’opera molto importante fu quella chiamata le “Elleniche di Ossirinco”, che è una storia della Grecia antica databile fra il V e il IV secolo a.C., scoperta su frammenti di papiro. La sua paternità è stata a lungo discussa fra i vari studiosi moderni: qualcuno fu del parere che fosse un’opera di Androzione di Atene, per altri di Eforo di Cuma, o Daimaco di Platea, Cratippo di Atene, Teopompo di Chio; ma, facendo le dovute considerazioni a proposito di stile, del contenuto e del periodo di nascita, si concluse che non si poteva stabilire chi ne fosse stato veramente l’autore. Così, quell’opera venne intitolata Hellenica, per ciò che riguardava la Grecia antica, e Oxyrhynchia per il sito in cui avvenne il ritrovamento dei papiri; mentre per l’autore si è risolto (si fa per dire) il problema inserendo una P, per ricordare che il supporto è “su papiro”.
Fra i frammenti è stata trovata una vita di Euripide scritta da Satiro di Callati ed anche un gruppetto di sette delle 107 opere di Livio che, forse, è stata la scoperta più importante in lingua latina.
Oltre a quelli citati, ci sono tanti altri frammenti di interesse. Del resto non sembra nemmeno il caso di citare tutti gli oltre 500.000 recuperati; chi ne dovesse essere interessato non deve far altro che consultare i funzionari dei luoghi in cui sono conservati.
In definitiva, quel malloppo è rappresentativo di una città i cui abitanti erano attivi tantissimi anni fa, di cui ci mostra qualcosa di vivo e attuale, e non morto e seppellito da mettere tristemente nel dimenticatoio. E questo era proprio lo scopo che si era prefisso l’accademico e classicista, membro della British Academy, Professor Regius di Papirologia e di greco presso l’Università di Oxford, che per molti anni è stato a capo del progetto Oxyrhynchus Papyri Proiect. Egli, con la collaborazione di John Rea, fra il 1965 e il 1989, ha raccontato la scoperta del più grande ritrovamento di papiri, che avvenne in Egitto, nel 1887, appunto, in un’opera dal titolo Papiri di Ossirhynchus, che fu stampata dalla Carrocci Editore il 4 aprile 2019, nella collana Quality Paperbacks. Ed è stato descritto, in modo che sia alla portata della comprensione di tutti, esperti o meno, come avvenne il loro ritrovamento, eccezionale sia per la quantità sia per il contenuto.
Molto interessante è quanto ha scritto Paolo Mieli a proposito di questo ritrovamento e lo si riporta integralmente: «Tutto ha inizio in una discarica. – scrive Paolo Mieli nella presentazione fatta al libro (Corriere della Sera, 24 giugno) – E’ in una montagna di rifiuti coperta dalle sabbie che si è avuto il più importante ritrovamento di preziosi papiri dell’Egitto. Ritrovamento che ha consentito una svolta nello studio della storia del mondo antico. E’ questo, cioè il fatto che fossero sepolti come immondizia, quel che ha più colpito Peter Parsons e che fa da filo conduttore di un suggestivo libro, La scoperta di Ossirinco. La vita quotidiana in Egitto al tempo dei Romani, che l’editore Carocci si accinge a pubblicare, in un’impeccabile traduzione e curatela di Laura Lulli».
Interessante è ricordare che fu grazie anche e soprattutto alla collaborazione dei ricercatori della statunitense Brigham Young University dello stato dell’Utah, che hanno applicata, per l’analisi dei frammenti dei papiri di Ossirinco, la tecnica denominata immagine multi spettrale: con questa tecnica è stato reso possibile individuare e interpretare nello spettro dell’infrarosso i segni di inchiostro sbiaditi o quasi cancellati dal tempo, risultato che sarebbe stato assolutamente impossibile ottenere a occhio nudo.

Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it

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