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SPAGNA. I minatori preistorici andavano a caccia di rame, piombo ed argento per rifornire il Nordeuropa.

Nella Spagna sudoccidentale, nei dintorni di Cabeza del Buey (provincia di Badajoz), un’équipe internazionale di archeologi, sotto l’egida del programma «Maritime Encounters» dell’Università di Göteborg (Svezia), ha documentato tra il 9 e il 16 febbraio la scoperta di una serie di sei siti minerari. I lavori sul campo, svolti in collaborazione con l’Università di Siviglia e gli specialisti del Museo Archeologico Provinciale di Badajoz, hanno permesso di identificare sei insediamenti risalenti all’Età del Bronzo, destinati all’estrazione del rame, del piombo e dell’argento, metalli che costituivano la base dell’economia e delle reti di scambio dell’epoca.
Tra le scoperte, gli archeologi mettono l’accento su quella di una miniera in cui sono state recuperate circa ottanta asce di pietra scanalate. Questi strumenti litici, come ha potuto constatare il team sul campo, erano utilizzati specificamente per la frantumazione e la lavorazione del minerale, il che dimostra un’attività estrattiva organizzata e specializzata. Le dimensioni delle zone di sfruttamento variano, spaziando da piccole aree di estrazione a siti minerari più vasti. Uno dei siti documentati presenta un taglio longitudinale a forma di trincea lungo circa settanta metri e largo tre, che denota un intervento sistematico sul terreno per accedere ai filoni di minerali di rame.

La campagna di ricerca non è un caso isolato, ma «viene da lontano»: fa parte di una serie di iniziative promosse nel corso degli anni dal professor Johan Ling, docente di Archeologia all’Università di Göteborg e direttore del programma «Maritime Encounters». I precedenti lavori della sua équipe, basati sull’analisi degli isotopi di piombo e su studi chimico-metallurgici applicati ad un campione significativo di manufatti scandinavi dell’Età del Bronzo, avevano già indicato il Sud-ovest della penisola iberica come una delle regioni di provenienza più probabili del metallo utilizzato nella fabbricazione di tali oggetti. Le datazioni e le caratterizzazioni chimiche suggerivano un flusso di materie prime su lunghe distanze che collegava il Sud con il Nord dell’Europa, un’ipotesi che ora troverebbe conferma archeologica sul campo con la scoperta di queste miniere in Estremadura.

Il professor Ling ha spiegato che le miniere appena scoperte si aggiungono a una ventina di giacimenti dell’Età del Bronzo documentati dal suo gruppo di ricerca tra il 2024 e il 2026, un volume di reperti che, secondo le sue stesse parole, sta trasformando la nostra comprensione di quanto fosse interconnessa l’Europa già 3mila anni fa. Le testimonianze archeologiche emerse nella provincia di Badajoz dimostrano che l’estrazione di metalli nell’Europa sud-occidentale era molto più estesa ed organizzata di quanto finora ritenuto.

Inoltre, la presenza di arte rupestre nelle immediate vicinanze delle miniere, con pannelli di incisioni su roccia che sono stati documentati durante la prospezione, rafforza l’idea di un paesaggio culturale complesso e densamente popolato durante l’Età del Bronzo.
Ling ha sottolineato che la scoperta di queste miniere dell’Età del Bronzo in Estremadura è solo la punta di un iceberg. In questa regione, così come nella vicina Andalusia, l’équipe di ricerca stima che potrebbero esserci fino a 150 miniere preistoriche non ancora documentate o indagate.
La ricerca proseguirà ora con uno studio dettagliato dei materiali recuperati e con l’esplorazione di nuove aree in cui le prove suggeriscono l’esistenza di ulteriori attività minerarie non documentate.

Autore: Vittorio Bertello

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 4 mar 2026

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