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EGITTO. Tesori intatti dell’Antico Regno. L’enigma delle tombe che riemergono da un antico complesso funerario.

Nel corso dell’ultima campagna di scavi, una missione egiziana del Supreme Council of Antiquities ha riportato alla luce un gruppo di tombe rupestri risalenti all’Antico Regno, un periodo che segna l’affermazione delle grandi piramidi e dell’autorità faraonica.
Il ritrovamento è avvenuto nell’area di Assuan, sul versante occidentale del Nilo, in corrispondenza della Prima Cataratta del Nilo, dove la corrente si fa impetuosa ed il paesaggio, immutato da secoli, conserva ancora un’aura di frontiera sacra.
Qui sorge Qubbet el-Hawa, la “Collina dei Venti”, una delle necropoli più ricche e complesse dell’Alto Egitto. Ed è proprio in questo contesto che gli archeologi hanno individuato una serie di camere funerarie scavate direttamente nella parete rocciosa, raggiungibili attraverso pozzi verticali che ancora oggi impongono cautela e rispetto.

Ciò che più colpisce è la lunga vita di queste tombe. Benché concepite durante l’Antico Regno, vennero riaperte e riutilizzate nel tempo, durante il Primo Periodo Intermedio e poi ancora nel Medio Regno.
Una continuità sorprendente, che testimonia il ruolo cruciale della necropoli: non un semplice cimitero, ma un luogo di identità collettiva, memoria e culto, rispettato per generazioni da funzionari, governatori e dignitari dell’Alto Egitto.

Il Ministro del Turismo e delle Antichità ha definito la scoperta “fondamentale” per comprendere l’importanza storica dell’area, sottolineando come ogni nuovo ritrovamento contribuisca a ricostruire il complesso mosaico spirituale che animò l’Egitto del sud.

All’interno delle camere funerarie gli archeologi hanno rinvenuto circa 160 vasi di ceramica, di forme e dimensioni diverse. Molti sono integri, altri presentano iscrizioni in ieratico, un dettaglio raro e prezioso che permette di collocarli con precisione nel quadro delle pratiche funerarie dell’Antico Regno.
Le analisi preliminari suggeriscono che questi contenitori fossero destinati a conservare liquidi, granaglie o unguenti rituali: elementi essenziali nei riti di passaggio verso l’aldilà.
Nel cortile esterno del complesso sono emersi oggetti che raccontano un’altra dimensione della sepoltura: quella personale, intima, legata alla cura del corpo e dell’apparire.
Sono riaffiorati: – specchi in bronzo, lucidati con abilità;
– bracciali e piccoli manufatti in alabastro, pietra luminosa e delicata;
– collane composte da perline colorate, realizzate in faience, pietre dure come corniola e turchese, paste vitree modellate con estrema precisione.
Un repertorio raffinato, che rivela l’estetica e il rango di chi riposava in queste tombe.

Qubbet el-Hawa è da sempre uno snodo fondamentale per comprendere l’organizzazione politica e religiosa dell’Alto Egitto. Le sue tombe, affacciate sul Nilo e sulle rotte verso la Nubia, testimoniano l’esistenza di una classe dirigente locale potente e culturalmente sofisticata.
La missione sta ora documentando ogni reperto, preparando nuovi ingressi e valutando l’estensione delle camere non ancora esplorate. Tutto lascia intendere che altri ritrovamenti siano prossimi, e che la collina abbia ancora molte storie da offrire agli archeologi.

Fonte: www.stilearte.it 23 feb 2026

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