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BENEVENTO. Cusani Mutri, un tesoro inaspettato tra storia, cultura locale e tradizioni.

Un tesoro si può dire inaspettato, per chi magari ne guarda le foto e/o decide di visitarlo. Parliamo di Cusano Mutri, “questo piccolo paese campanano” (=ricco di campanili), incantevole e rinomato borgo medievale nel Sannio (provincia di Benevento), dai resti ben conservati (strade, portici, portali), che non è solo storia e tradizioni (tra cui la “Sagra dei funghi”), ma vanta anche un sottostante patrimonio geo-archeologico, identificabile forse come l’antica Cossa.
Arroccato su uno sperone roccioso nel Parco del Matese, con case dalle finestre in pietra lavorata, stradine tortuose, chiese antiche ed una posizione panoramica spettacolare tra montagne e vallate, è il classico paese “a grappolo” che domina il paesaggio con il verde intorno e le montagne sullo sfondo. Altri borghi campani somiglianti: tipo Pietraroja, Cerreto Sannita o Apice Vecchia, hanno caratteristiche affini, ma Cusano Mutri è quello che corrisponde di più alla descrizione di “piccolo paese campanano” e, alla vista aerea che si può postare, spesso usato proprio per rappresentare i tesori nascosti dell’entroterra campano.
In sintesi, l’archeologia a Chiusano Mutri si manifesta attraverso le tracce delle antiche civiltà, l’eredità testimoniale industriale di allora (come le miniere di bauxite), ed il Museo Civico del Territorio che espone reperti geologici e quelli legati alla storia locale, offrendo un’integrazione tra storia, natura e cultura del lavoro. Il tutto immerso, come detto, in un paesaggio naturale di grande valore.
Il Museo ha sede al piano terra della Casa Comunale, in via Municipio, ed è diviso in due sezioni: Civiltà contadina e Geopaleontologia. La prima raccoglie testimonianze della civiltà cusanese attraverso utensili domestici ed agricoli dismessi in epoche recenti; la seconda, invece, evidenzia la formazione calcarea della zona con rocce e fossili tra i più rappresentativi delle formazioni geologiche dell’area.
La sezione “Civiltà contadina” documenta la vita e le attività quotidiane locali, con l’esposizione di circa 300 oggetti della cultura materiale, conservati in due sale tematiche. Nella prima, dove sono ricostruiti ambienti domestici con arredi e suppellettili di fine Ottocento, risultano esposti attrezzi ed utensili per il lavoro domestico e quello dei campi, realizzati da artigiani locali, tra cui si segnala un particolare collare di ferro chiodato, usato dai pastori locali per proteggere il collo del cane pastore dall’attacco del lupo. Presente, inoltre, un Guinness dei primati: il cucchiaio in legno più grande del mondo (5,32 metri di lunghezza per 111 kg di peso). In questo ambiente, si trovano anche i caratteristici costumi maschili e femminili, forniti d’accessori. La seconda sala raccoglie attrezzi per la lavorazione della pietra, del ferro, della lana e del cuoio. Tra i diversi cimeli, si nota il caratteristico tavolino del ciabattino con diversi piccoli attrezzi, forme di scarpe in ferro e scarponi con le cosiddette “centrelle”, veri e propri chiodi inseriti nella suola, che servivano per ancorare meglio la scarpa al terreno, nonchè due particolari tipi di arcolai in legno con intagli.
La Sezione geologico-naturalistica occupa una sala dell’edificio con pannelli fotografici e reperti di particolare valore didattico, pertinenti alla formazione della catena appenninica meridionale ed ai processi di fossilizzazione degli organismi provenienti da Pietraroja, località nota per il Parco geopaleontologico e l’importante sito fossilifero con reperti risalenti ad un’età corrispondente all’Albiano inferiore, ossia tra i 105 e i 108 milioni d’anni fa. In essa, sono inoltre esposti calchi di pesci e rettili fossili del giacimento di Pietraroja, ora conservati presso il Museo di Paleontologia dell’Università di Napoli Federico II, un campione di copale con inglobati piccoli insetti, una serie di conchiglie di molluschi, in impronta interna ed esterna, che documentano i vari tipi di fossilizzazione e fossili caratteristici del Cretaceo dell’Appennino. Completa l’esposizione museale, il diorama di Ciro, il piccolo dinosauro fossile rinvenuto a Pietraroja (sempre in provincia di Benevento), il cui nome scientifico è “Scipionyx samniticus”…
Non a caso Cusano Mutri è stato inserito nella guida de “I borghi più belli d’Italia”, quale luogo ideale per gli amanti della tranquillità, dove il tempo sembra essersi fermato, quasi cristallizzato in un’epoca medioevale ben precisa, con il borgo sviluppatosi intorno al castello dell’epoca, di cui oggi solo alcune rovine sono visibili, a testimonianza che l’edificio di possente grandezza venne distrutto da una rivolta popolare nel XVIII secolo.
Poco distante, si trova il Palazzo Santagata risalente al XVIII secolo, convento degli Agostiniani fino al 1997.
Interessanti sono anche le chiese dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e quella di San Nicola.
In conclusione, questo piccolo paese campano si presenta non solo come una meta turistica, ma altresì quale vero e proprio tesoro inaspettato per tutti coloro che cercano un’esperienza autentica. La combinazione di storia, cultura locale, bellezze naturali, gastronomia campana e il calore dei suoi abitanti, rende questo luogo un’opzione ideale per una visita. Che si tratti di un weekend rilassante o di una sosta durante un viaggio più ampio, esplorare questo posto pittoresco offre l’opportunità di scoprire un lato della Campania ancora poco conosciuto, ricco di sorprese ed emozioni.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

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