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AVELLINO. Il borgo di Casalbore: tremila anni di storia e un mondo genuino ancora tutto da riscoprire.

Tremila anni di storia: sembra incredibile ma è meravigliosamente vero.
Su un’altura dell’Appennino campano, con lo sguardo rivolto verso le valli del Miscano e del Cervaro, Casalbore è un borgo antico dell’Irpinia occidentale, in provincia di Avellino, a pochi chilometri dal confine con la Puglia e il Sannio beneventano, ovvero a cavallo tra due mondi: quello montano e quello delle grandi vie di transumanza.
Le origini dell’incantevole paese risalgono al primo Medioevo, ma le tracce di presenza umana nel territorio sono molto più antiche, come testimoniano i reperti di epoca sannitica e romana rinvenuti nei dintorni. L’etimologia del nome “Casalbore” ha origini incerte, si pensa possa derivare da Casalis Albulus, in riferimento alla pietra bianca locale, poi con il tempo diventato Arburus, con accostamento nel significato al termine latino arbore (albero), quindi potrebbe indicare “casale degli alberi”.
Intorno all’XI secolo, il borgo acquisì rilevanza strategica grazie alla costruzione della Torre Normanna, ancora oggi simbolo di Casalbore, posta a guardia del confine tra i domini di Benevento e quelli pugliesi. Il centro storico si sviluppa intorno a questo nucleo fortificato, con case in pietra calcarea, archi medievali e stretti vicoli, che si aprono su scorci di grande suggestione. A dominare il paesaggio è il complesso difensivo che, oltre alla torre, troneggia con un imponente castello. Poco distante, la Chiesa di Santa Maria dei Bossi, la più antica chiesa di Casalbore, risalente addirittura al paganesimo.
Il territorio è attraversato da antichi tratturi e sentieri che, un tempo, univano la Capitanata al cuore dell’Irpinia. Ma sono tante le strade storiche che qui si incrociano: Via Micaelica, La Via Francigena, la Via Traiana, itinerari straordinari che collegavano Roma alla Puglia.
Gli abitanti sono detti casalboresi e la Madonna della Neve è il loro patrono. Tanti, i luoghi d’interesse da mostrare e vantare a giusto merito: Castello e Torre Normanna – Struttura difensiva in stile gotico, realizzata con pietra locale grigia, che cinge la Torre Normanna, risalente al XII secolo ed ubicata nel punto più alto di Casalbore; Cappella di Santa Maria dei Bossi, il più antico luogo sacro del paese, risalente addirittura ai tempi pagani, prima dell’avvento del Cristianesimo; Museo dei Castelli, nei locali della cui area, che affianca la Torre Normanna, vi è un percorso didattico-espositivo, dedicato ai castelli della provincia di Avellino; Grotta di San Michele Arcangelo, rifugio dei primi cristiani durante le persecuzioni dei Romani, che presenta un altare in pietra ed un’effigie di San Michele Arcangelo; Area archeologica del Tempio Italico di Casalbore, sito che offre i resti di un tempio romano a sei colonne, probabilmente dedicato alla Dea Mefite e distrutto nel corso delle guerre puniche (215 a.C.); Necropoli Sannitica, zona archeologica collocata sul percorso del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela e risalente al V-IV secolo a.C.; Centro Storico, caratteristico antico borgo che si distingue per le palazzine in pietra basse e le strade lastricate in pietra; Chiesa del Convento Francescano, dedicata ai Santi Pietro e Paolo ed affiancata dal Convento dei Frati Minori; Palazzi: Palazzo Maraviglia, Palazzo Gallo, Palazzo Caracciolo, Palazzo Bruno, Palazzo De Matteis; Percorsi storici, tra cui il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, Via Francigena del Sud, Via Micaelica; Percorsi naturalistici, come Il Cammino delle Cinquanta Sorgenti, il Sentiero eco-naturalistico sul Monte Calvello, ed altri.
Il territorio è ricco di acque salubri, tanto che Casalbore è detto “Paese delle cinquanta sorgenti”. Tale abbondanza di acque, che in passato consentì la costruzione di diversi mulini e che oggi fa del borgo un “orto verde”, vede la presenza anche di una fonte di acqua sulfurea (località Pietra Piccola), e di una solforosa-ferruginosa-sodica (alle falde del Miscano).
Inoltre, grazie a reperti archeologici rinvenuti a Casalbore, è noto che sin dall’antichità questo territorio, attraversato dal Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, è stato abitato da diverse popolazioni e che, in età preromana, l’abitato era costituito da fattorie sparse. Tra detti resti significativi del passato, risulta particolarmente rilevante una necropoli di tombe a tumulo, la cui costruzione è collocabile tra la seconda metà del VI sec. a.C. e la prima metà del secolo successivo.
In età romana, invece, Casalbore faceva parte del territorio di Benevento e, anche in quest’epoca, l’insediamento aveva un carattere sparso. La prima citazione di Casalbore risale al 452. Successivamente, con il crollo dell’Impero Romano, il borgo fu accorpato al Ducato di Benevento e occupato in seguito dai Saraceni, prima di essere conquistato dai Normanni nel 1042: questi ultimi, nel 1096, con la creazione del Regno, attribuirono Casalbore alla contea di Ariano Irpino.
Successivamente, fu coinvolto nelle guerre tra Papato e Svevi per il controllo di Benevento. Finì, quindi, nelle mani prima degli Sforza, poi dei Guevara e, infine, di Alfonso d’Aragona che, nel 1497, lo cedette ai Caracciolo, feudatari fino al 1806. La fortezza di epoca medioevale venne, purtroppo, distrutta dal disastroso sisma del 1962.
Casalbore è (e resta) un mondo genuino, che ha preservato saperi, riti e suggestioni proprie della vita e della cultura contadina, e solcato da sentieri millenari da ripercorrere e, perché no, da riscoprire. Un mix di natura dalle radici profonde e valori umani inclusivi, incancellabili, inalienabili, quali esempi fondanti della tenace, operosa, popolazione irpina.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

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