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Paolo CAMPIDORI. Bischero, vocabolo fiorentino, deriva dall’etrusco?

Piccola_testa_di_Etrusco_in_bronzo
Anche se l’argomento può prestarsi a fare delle battutacce o della facile ironia, noi dobbiamo esaminare l’argomento con serietà.
Oggi la parola ‘bischero’ (*), è usata con grande dovizia sia in ambiente fiorentino che toscano, ma è conosciuta ormai in ogni angolo dell’Italia.
Secondo i ‘luminari’ della lingua ‘ufficiale’ italiana essa viene usata solo in un paio di occasioni. Cito testualmente il vocabolario della lingua italiana Zingarelli. “Bischero – a) legnetto degli strumenti a corda, piccolo, per tendere  le corde; b) bischello, pezzetto di legno per chiudere l’otre”. La “bischeriera” sarebbe il luogo dove si conficcano i bischeri negli strumenti.
Ora esaminiamo come sono fatti i “bischeri” per gli strumenti musicali. Si tratta in sostanza dei cavicchi, fatti a forma di chiave, rotondeggianti, allungati, di forma ‘falloide’, nella parte inferiore e terminanti nella parte superiore con una specie di dischetto, per poter girare il cavicchio, o ‘bischero’ che si voglia chiamare.
Il ‘bischello’ o zipolo o ‘zipillino’ come viene chiamato nelle campagne toscane, è anch’esso un piccolo legno rotondeggiante, di lunghezza variabile, un po’ rastremato alla sommità. Che viene infilato nel buco dell’otre per richiudere la botte contenente il vino.
parti_anatomiche_ex_voto_etruschiGià da questi esempi si deduce che “bischero” è un qualcosa a forma di ‘fallo’ che viene inserito in una cavità adatta alla circonferenza del ‘bischero’.
L’accostamento quindi del ‘bischero’ usato per scopo musicali o in enologia con il ‘fallo’, organo umano e animale per la riproduzione, mi sembra fin troppo evidente. Si potrebbero fare altri esempi, ma mi sembra che si rischierebbe di cadere un po’ nel volgare e quindi mi astengo.
Noi dobbiamo provare però che la parola fiorentina ‘bischero’ derivi della loro antica lingua: l’etrusco, con prove e documenti convincenti (**). Prima però dobbiamo parlare un po’ delle ‘offerte’ (o forse anche ex-voto) oggetti riprodotti in bronzo o ceramica, offerti agli dei, che sono stati ritrovati nei santuari sparsi un po’ in tutta l’Etruria. Essi consistono in mani, piedi, dita, statuette di offerenti, uteri, intestini e molti, moltissimi falli dalle fogge più differenti. Alcuni presentano solo il fallo altri anche i testicoli.
Il discorso ci porta immediatamente ad esaminare una epigrafe etrusca ritrovata a Paterno di Vallombrosa (AR) che specifica: “EIT VISCRI TUTE ARNΘ ALITLE PUMPUŚ”, che tradotto in italiano significa: “Questo ‘viscere’ ha donato Aruns Alitillius Pomponius”. Questa iscrizione è incisa su una tavoletta di offerente, della metà del III sec. a.C; l’offerente allunga la mano sinistra nella quale tiene un viscere, che dagli studiosi è stato identificato variamente: come un cuore, oppure un fegato, o un fallo.
Se è vero che ‘viscri’ può essere tradotto in senso generale con ‘viscere’ è altresì vero che il fallo in  etrusco è chiamato ‘viscri’, parola da cui deriva vocabolo fiorentino ‘bischero’.
Uteri_ex_votoQuesta tesi verrebbe ulteriormente avallata dal fatto che nella zona del litorale maremmano, in particolar modo nel livornese, l’organo maschile viene detto popolarmente ‘budiello’ vale a dire un viscere. E la frase: “i’ budiello di tumà” (il budello o viscere di tua mamma) equivarrebbe al fiorentino “i’ bischero di tumà”).
Da quanto sopra esposto, mi sembra che niente lasci un margine di incertezza al fatto che la parola del linguaggio fiorentino ‘bischero’ derivi dall’etrusco. Tuttavia la òparola potrebbe avere ‘agganci’ (derivazioni) linguistici con lingue ancora più antiche. Non vogliamo però andare oltre e ci fermiamo qui.

Note:
(*) Il fallo, organo di riproduzione maschile, come pure l’organo femminile,  erano tenuti in grande considerazione dagli etruschi, anche perché essi rappresentavano simbolicamente il maschio e la femmina. Questi simboli (insieme ad altri) erano messi presso le entrate delle tombe (vedi ad esempio Cerveteri, Marzabotto, ecc.) per significare che la tomba apparteneva ad un uomo oppure ad una donna, oppure ad entrambi, se ad esempio marito e moglie venivano tumulati in una tomba di famiglia.
(**) E’ stata spiegata da taluni l’origine di questa parola con un aneddoto che riguarderebbe una ricca famiglia fiorentina del Quattrocento, i Bischeri appunto, che si sarebbe indebitata per faciloneria. Oggi ‘bischero’ significa anche ‘facilone’, una persona poco scaltra, caratteristica non comune ai Fiorentini che sono scaltri, acuti e dotati di una grande intelligenza.

Bibliografia:
Massimo Pittau – Dizionario della lingua etrusca – Libreria Dessì – Sassari

Autore: Paolo Campidori
e-mail: paolo.campidori@tin.it
http://www.paolocampidori.eu

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