NAPOLI. Il ritorno degli affreschi di Stabiae.

Pubblicato il : 10 Settembre 2007

«Esistono capolavori che sono essenziali per un museo e per tale ragione non possono allontanarsene. E, come al Louvre ci sono la Gioconda e la Venere di Milo, così all’Archeologico vi sono la Flora e le statue della Collezione Farnese, opere che assieme ad altre grandi testimonianze dell’antichità rappresentano la ragione della fama del Museo di Napoli. Di conseguenza, ci spiaceva che, assieme agli altri affreschi di Stabiae, se ne stesse lontana per così tanto tempo dalle collezioni esposte».
Maria Luisa Nava, soprintendente archeologa di Napoli e Caserta, gelosa dei tesori custoditi al museo nazionale? Forse. Anche se la studiosa pare più dispiaciuta per il fatto che testimonianze uniche al mondo siano state per tre lunghi anni fuori della loro sede naturale senza poter essere ammirate dalle centinaia di migliaia di turisti che hanno visitato il Museo.
Così ha fortemente e fermamente preteso che i preziosi affreschi le fossero restituiti quanto prima, così come era stato garantito allorché i reperti partirono per gli Usa con l’obiettivo di girare gli States assieme nella grande mostra «In Stabiano», dedicata alle testimonianze archeologiche recuperate nelle ville dell’antica Stabiae.
Tornano dunque, dopo ben tre anni di assenza la Flora, Medea, Diana e Leda con il cigno. Le figure, sono state ripresentate dalla soprintendente Nava e dalla direttrice dell’Archeologico, Maria Rosaria Borriello, al museo nazionale, nel salone della Meridiana. E, in quegli spazi resteranno visibili sino a quando – già alla fine del prossimo settembre, assicurano gli addetti ai lavori – troveranno definitivamente posto all’interno della sala alle pitture di Stabiae destinata nel nuovo allestimento museale.
Un montaggio, quest’ultimo, che se da un lato dovrà rendere più organica la visita, dall’altro tenderà a favorire la lettura e la comprensione delle opere proposte. «Oltre all’ambiente per le pitture provenienti dalla Villa di Arianna e da Stabiae – rivela la direttrice – avremo una sala in cui esporremo quelli che all’epoca erano noti come paesaggi e ritratti». Solo più in là, quindi, si provvederà ad allestire con i nuovi criteri tutte le sale con le pitture pompeiane.
Ad accogliere i quattro affreschi ci sarà lo stesso supporto antico e girevole sul quale vennero messi quando arrivarono al museo. I dipinti provengono da un unico ambiente, un cubicolo della Villa di Arianna (si trova sull’attuale collinetta di Varano, a Castellammare di Stabia), esplorato per la prima volta nel 1759.
I quadretti si trovavano inseriti nella zona mediana delle pareti e le figure dipinte sui pannelli, datati alla prima metà del I sec. d. C., propongono quattro personaggi del mondo mitologico.
La Flora è il più noto tra tutti. Dipinta su un fondo color verde acqua, la ninfa (così la definisce il poeta Ovidio), madre di Marzo (e quindi annunciatrice della primavera e del ritorno della natura rigogliosa), è stata da sempre considerata la pittura di Stabiae per eccellenza, tanto da diventarne il simbolo sia per la delicatezza dei colori sia per la maestria delle pennellate, o ancora per la raffinatezza con cui è costruita l’intera scena. Non va ovviamente dimenticata l’importanza degli altri quadretti, non solo eccezionali testimonianze di gusto e lusso della proprietà, ma anche di maestria della bottega pittorica che fornì artisti e cartoni: gli affreschi venivano realizzati sfruttando matrici preparate in precedenza e che per l’officina erano una sorta di catalogo ante litteram da mostrare ai clienti, che potevano quindi scegliere in base a preferenze e offerte. «Ecco, questi sono alcuni tra i motivi – riprende la soprintendente – per i quali non potevamo impoverire e per un tempo tanto lungo un ciclo pittorico così importante come quello degli affreschi dell’area vesuviana».


Fonte: Il Mattino 25/08/2007
Autore: Carlo Avvisati
Cronologia: Arch. Romana

Print Friendly, PDF & Email
Partners