LE COLONNE D’ERCOLE

Pubblicato il : 16 Ottobre 2002

Un’inchiesta
Nur Neon, pp. 672, Euro 30.00

Il libro di Frau affronta un tema, a volte accantonato, o lasciato al lavoro di pseudoarcheologi che si sono persi in ipotesi del tutto disancorate dai dati storici, archeologici, letterari e di altro tipo. Anche in questo caso d’altra parte è un “outsider” a tirarlo di nuovo fuori. Lo fa però in modo costruttivo, inserendo i commenti di eminenti studiosi come l’egittologo Sergio Donadoni, la semitista Maria Giulia Amadasi Guzzo, il grecista Lorenzo Braccesi, lo storico delle religioni Sergio Ribichini.
L’autore formula ipotesi, talvolta anche discutibili (e in via di discussione tra gli studiosi di diversi ambiti, che stimolati dal testo stanno riprendendo in considerazione certi problemi magari con un’ottica diversa, sicuramente un altro merito del libro), ma non campate in aria. Lo fa anche in modo insolito, appassionato e a volte divertente. Organizza forum, processi, interroga autori antichi e moderni, viventi o scomparsi (come Massimo Pallottino e Sabatino Moscati).
I problemi toccati sono tanti, e riguardano principalmente la storia antica del nostro caro Mediterraneo, diviso già nell’età del tardo Bronzo (siamo intorno al XIII sec. a. C.) in un’area “greca” e in una “fenicia”.
Attraverso ricerche etimologiche, toponomastiche, archeologiche, Frau pone le colonne d’Ercole in corrispondenza del canale di Sicilia. Il responsabile del successivo spostamento verso lo stretto di Gibilterra sarebbe Eratostene che lo avrebbe fatto per riportare l’equilibrio tra il limite del mondo occidentale e quello del mondo orientale, ampliato da Alessandro Magno e dalle sue conquiste.
Una conseguenza di questo spostamento, o meglio del loro corretto collocamento originario, porterebbe a identificare la favolosa Atlantide con la Sardegna, che si troverebbe così al di là delle colonne d’Ercole. Anche questa ipotesi ovviamente viene accompagnata da prove ed argomentata. Ma non basta. Viene affrontato anche un problema delicato come quello dei “popoli del mare”, problema in ogni caso non facilmente risolvibile, di cui si continuerà a parlare e che continuerà ad animare i dibattiti tra studiosi. Si fanno i nomi dei Thyrsenoi, degli Shardana, e si arriva a parlare dei rapporti tra l’area occidentale e quella vicino-orientale. Degli influssi sulla cultura della costa siro-palestinese, ma anche dell’adozione dell’alfabeto fenicio da parte dei Greci.
Il libro è denso di stimoli, suggerimenti, provoca riflessioni, dubbi, oltre che a discussioni e critiche.

Carlo Benitti
Fonte: Redazione
Autore: Sergio Frau
Cronologia: Preistoria

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