LAZIO. Recuperato dalla Finanza un sepolcro del I sec. a.C.

Pubblicato il : 25 Gennaio 2007

L´hanno trovato per caso, durante gli scavi per costruire una villetta abusiva nelle campagne di Colle Forno, vicino a Fiano Romano ed è rimasto sottoterra per ben 16 anni mentre le trattative per trovare un compratore andavano per le lunghe. Un monumento di grande bellezza, un sepolcro romano risalente al I secolo avanti Cristo, è venuto finalmente alla luce dieci giorni fa, quando i finanzieri del capitano Massimo Rossi, comandante del Nucleo tutela patrimonio artistico e il pm Giorgio Paolo Ferri hanno deciso che, dopo sei anni di indagini, pedinamenti e intercettazioni telefoniche, era venuto il momento di chiudere la rete. Due le persone denunciate a piede libero ma gli investigatori hanno già individuato i due intermediari che avrebbero portato il monumento in Svizzera prima di fargli intraprendere il viaggio per la destinazione definitiva: Cina o Giappone dove i nuovi capitalisti fanno incetta di opere d´arte o reperti archeologici rubati. Il prezzo iniziale era di 10 miliardi tondi, una cifra che dovrebbe essersi abbassata col passare del tempo e chi indaga è assolutamente certo che il sarcofago-mausoleo sia stato visto ed esaminato da diversi esperti, probabilmente con tanto di titoli accademici, debitamente compensati.

«Un ritrovamento straordinario – ha sottolineato il ministro dei beni culturali Francesco Rutelli – è un monumento sepolcrale di grande bellezza che l´arte italiana riconquista. Ora sarà oggetto di studio e di restauro e, in futuro, verrà esposto nell´area in cui è stato ritrovato. Oggi – ha aggiunto il ministro – è molto difficile smerciare all´estero reperti archeologici “clandestini”. Il cerchio si sta stringendo attorno ai trafficanti d´arte».

Il monumento è composto di undici lastre di marmo lunense di grandi dimensioni (parliamo di 80 centimetri per 100 di lunghezza per 40 di profondità) che dovevano essere il proscenio decorativo di un mausoleo principesco, straordinario sia per le dimensioni che per la ricchezza del materiale utilizzato. Le lastre sono istoriate con bassorilievi che raffigurano, in modo estremamente efficace e realistico, combattimenti di gladiatori e giochi commemorativi. Secondo i finanzieri “artistici” e gli esperti della soprintendenza per l´Etruria meridionale, il committente doveva essere un ricco esponente della magistratura dell´Età repubblicana che aveva organizzato i giochi e ordinato il sepolcro per celebrare degnamente i suoi funerali.
All´appello mancano ancora alcune sezioni del monumento e, probabilmente, anche un´ara funebre. I reperti potrebbero trovarsi ancora in mano ad alcuni complici dell´organizzazione o, presumibilmente, essere stati già venduti “a pezzi” per clienti meno esigenti o meno facoltosi.
Le lastre erano nascoste sotto un cumulo di materiale di risulta in un maggese poco distante dal luogo dove, nel 1991, gli operai le avevano trovate durante gli scavi, non lontano dal “Lucus Feroniae”, il bosco sacro della dea Feronia, depredato da Annibale nel 211 avanti Cristo e rimasto attivo fino al V secolo. Gli scavi della soprintendenza sono iniziati il 13 gennaio e si sono conclusi il giorno successivo con la scoperta di un dodicesimo “pezzo”. Alla luce sono venute anche trabeazioni, sezioni scultoree, cornici policrome, steli epigrafate, colonne e capitelli pertinenti alla sepoltura del magistrato.
All´inchiesta si sono “affacciati” anche i carabinieri del comando tutela patrimonio artistico che avevano scoperto, in passato, un´altra trattativa, poi andata a monte, con un collezionista canadese.
«Se chi ha trovato quest´opera le avesse consegnate alla soprintendenza – sottolinea il pm Paolo Giorgio Ferri – avrebbe guadagnato un quarto del suo valore commerciale. Invece dovrà accontentarsi di un processo».

 


Fonte: La Repubblica Roma, 25/01/2007
Autore: Massimo Lugli
Cronologia: Arch. Romana

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