Carlo FORIN. BE – Essere

Pubblicato il : 26 Gennaio 2007

“Il lavoro teoretico di Martin Heidegger ha seguìto -fra le altre- l’indicazione aristotelica in merito alla molteplicità dei significati in cui l’essere viene detto.
Se la verità ultima dell’essere è il linguaggio, Heidegger si è poi impegnato in un’infaticabile ricerca etimologica, con lo scopo di portare a scoprimento (tale -infatti- è il significato del greco alétheia, verità) le radici dello stare al mondo.
Questo breve ma prezioso contributo di Carlo Forin conferma quanta ragione avesse il filosofo tedesco nella sua ricerca linguistica e apre prospettive molto interessanti al confine tra culture e discipline diverse.”
Prof. Alberto Biuso, ordinario di filosofia all’Università di Catania.

Partiamo dal paradosso –noi viviamo nel benessere e non conosciamo il senso originale della parola ‘benessere’-!
-Ma…vuol dire –stare bene-!
E ‘bene’?
-Bene è il contrario di male-.
Giusto! Ma, bene in modo diretto, col suo primo significato, che cos’è?

Facciamo dunque un secondo passo (dopo quello fatto in dicembre (1): TI ME è ‘vita del ME’ che permane in time, nel tempo ingl.). Proseguiamo a leggere il filo inglese < sumero con un’altra parola fondamentale: be = BE.
BE è l’Essere sumero, così come to be ingl. (pr. bi) si traduce con ‘essere’ in italiano.

In questo mondo globalizzato, cioè popolato da viventi consapevoli in ogni sua parte di vivere-dover vivere insieme, l’inglese è il medium linguistico accettato da tutti per comunicare.
Il benessere in questo contesto non è globalizzato affatto. Globalizziamo, almeno, il significato del bene a cui tendere.
‘Bene’ è parola italiana dal latino bene, avverbio e dunque non coniugabile e non coniugato, ovvero è parola rimasta intatta lascito nella fonìa dalla lingua precedente.
In sumero va solo sillabata: BE NE, generazione NE di BE, l’Essere.
Dopo l’individuazione linguistica del tempo nel filo sumero > inglese, l’individuazione linguistica dell’Essere!

Bereshit, la prima parola ebraica della Genesi, ha BE come sillaba iniziale: quale che sia lo scrittore la stesura prova che conosceva il suo significato come Essere.
Il monoteista non  poteva cominciare la Bibbia da un altro se non dall’Essere.
BEL ZE BUB è il suo avversario, Shatan.
Giobbe, il nome che contiene l’inglese Job, compito (2), si completa con Job BE, compito dell’Essere.

Ebla, il nome della città antica dell’alta Siria portata alla luce dalla spedizione dell’Università della Sapienza di Roma e guidata da Paolo Matthiae, con linguista Giovanni Pettinato, rivela un EB LA leggibile come BE LA, l’Essere va oltre,  mostra anche una sillabazione BEL A, ‘seme di Bel’ (3), che si lascia scandire BE EL, ‘Essere EL’, il dio dell’Aria, ed era BEL ILI (4), ovvero BE IL.
Ibla è la sua versione sicula, ricordata dai monti Iblei.
Questa identità IB = EB è importantissima!

KILIB, la Totalità, rivela KI (Terra) IL (EN LIL/EL LIL/EL) IB (Essere).
ZIB sono i confini dello zodiaco: ZI luna IB Essere.

IB Essere, letto BI (così come si legge il be inglese), richiama il francese bien, il ‘bene’ < BI EN, Ente BI, l’Essere.
Liebe è Amore, il massimo Bene in tedesco.

Osserviamo l’inizio del nostro alfabeto: A B.
A è “alfa” l’aleph, il soffio di Dio.
B è “beta” beta < BE TA il luogo dell’Essere. Conferma betilo < bet el, ebraico, casa di Dio.

L’avverbio latino bene chiama il simmetrico male. Va da sé il ragionamento: male < MA LE = MA EL.
Il lemma MA EL letto come ‘madre di EL’ ci impone una piccolissima riflessione filosofica.
Nel Cristianesimo Cristo è “alfa” ed “omega” del tutto, ovvero ricapitola i principi morali dell’uomo. Con l’allontanamento in antico da Cristo la moralità diventa ambigua fino a precipitare nel AB ZU.
AB ZU è MA EL.

Note:

(1)TI ME nella memoria delle lingue.
(2)Job è Giobbe, nome al completo in inglese. La derivazione di tutte le lingue europee dal sumero autorizza la connessione di Job e BE, dal momento che GI UB BE è Luce Cielo Essere.
(3)“Bel(u): 393, 420, 450, 735-743” in Testi sumeri e accadici a cura di Castellino, Utet 1977.
(4)   “per ALALA e BELILI sei scongiurato”: 573 di Castellino cit..

 

 


Autore: Carlo Forin

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