GOTI E LONGOBARDI DALLA SCANDINAVIA ALL’ITALIA archeologia, storia e mito.

Pubblicato il : 18 Giugno 2020
longobardi

Oggi l’archeologia, assieme alle discipline ausiliarie, fornisce nuovi spunti per poter seguire il lungo viaggio che Goti e Longobardi hanno percorso per secoli, mantenendo un saldo legame con le tradizioni ancestrali, tanto da giungere fino a noi. Sembra dunque naturale volgere lo sguardo laddove queste migrazioni sono partite.
Negli ultimi anni le acquisizioni archeologiche in Scandinavia stanno aumentando considerevolmente : un paio di mesi fa sono stato invitato al Kulturhistoriske Museet di Oslo per l’incontro di inizio anno e la presentazione degli scavi più importanti del 2019, ho quindi potuto toccare con mano la situazione.
Il grande sviluppo infrastrutturale sta restituendo molti dati e i Fylkeskommuner in Norvegia dispongono di personale archeologico che si occupa di scavare e pubblicare in modo piuttosto rapido le relazioni di scavo (i pdf sono quasi sempre disponibili online).
Nelle zone interne il riscaldamento globale sta causando lo scioglimento di molti ghiacciai o del permafrost che hanno portato alla scoperta di siti molto interessanti della lunga età del ferro norvegese, che comprende, prima del periodo vichingo che inizia idealmente con il saccheggio dell’abbazia di Lindisfarne (8 giugno 793), il periodo “di influenza romana”, quello delle migrazioni ed il periodo merovingio.
Per questo motivo sto impostando una ricerca di Archeologia Globale che possa fornire dati sulle sedi originarie delle popolazioni di origine scandinava giunte nella penisola italiana e che prenda in esame un ampio spettro di discipline o tematiche a cui l’archeologia può e deve fare capo: dati di scavo, onomastica, toponomastica, aspetti sacrali, fonti antiche, iconografia ed artigianato (per esempio, a mio avviso certe tradizioni di lavorazione della pietra e del legno mostrano una continuità incredibile tra mondo scandinavo e tradizione longobarda), ove possibile analisi genetiche di sepolture dislocate lungo le direttrici di spostamento accertate, continuità di uso di tradizioni e utensili particolari, etc.
Una tematica particolare, per la quale sono già avviati studi molto autorevoli in Islanda, riguarda le saghe e le fonti antiche, per cercare di capire eventuali spunti su cause ed effetti delle grandi migrazioni. Cambiamenti climatici, catastrofi, carestie che potrebbero essere state assieme causa/effetto degli stravolgimenti che hanno portato alle grandi dinamiche migratorie che hanno interessato il Nord Europa in varie epoche.
Da questi siti provengono acquisizioni che, per qualità e quantità, stanno aprendo scenari molto interessanti per la ricerca, impensabili fino a pochi anni fa, e che sono legati proprio ai contesti di vita da cui sono usciti i gruppi umani che hanno iniziato la loro lunga peregrinazione nel continente europeo.
Ho potuto parlare con i colleghi che hanno condotto gli scavi e che mi hanno mostrato i materiali che, per tipologia e funzionalità d’uso, in alcuni casi erano molto simili a quelli scavati direttamente in Friuli o in Emilia.
Vivendo qui al nord la portata del climate change è drammaticamente vera e non è un caso che un paio di università abbiano bandito concorsi per studiare la portata di questi cambiamenti in contesti antichi, sia per quanto detto sopra (ovvero l’emergenza di recuperare dati non solo archeologici, ma anche botanici, biologici, etc.), sia perché culturalmente in Scandinavia sono sempre stati molto sensibili al fenomeno delle migrazioni e dell’adattamento dell’uomo ai cambiamenti che la natura ed i tempi impongono.
La storia scandinava è costellata di grandi migrazioni dettate da motivi economici e sociali. Alcune sono giunte fino a noi, altre ci sono arrivate grazie all’eco che questi avvenimenti hanno sempre portato con se.
Alla fine sono un migrante anch’io, nato in paesino emiliano di fondazione longobarda da parte di Liutprando (Monasterium quod Bercetum dicitur). Questo, forse più di ogni altra cosa, mi ha spinto verso questa migrazione “al contrario”.

Autore: Filippo Olari

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