Eliana BERTAMONI (+2017), Piermassimo GHIDOTTI, Archeologia, tecniche ed evoluzione dei castelli mediopadani tra Medioevo ed età moderna.

Pubblicato il : 23 Dicembre 2018
mediopadani

L’analisi dell’incastellamento, già favorita da fonti, topografia, ricognizioni (Mannoni 1997) e urbanistica (Mannoni 2003), è potenziata nel basso cremonese dalla cartografia teresiana del 1723, apice del processo documentario avviato nel XII secolo (Falconi 1979) che consente al cartografo Campi, nel 1571, di intuire difese scomparse (Bettinelli, Roncai, 1992).
I saggi archeologici, ingestibili nei numeri dati, sono surrogati da occasionali finestre stratigrafiche (De Guio 1994), a sostituire lo scavo con una orizzontalità credibile delle campagne post classiche (Brogiolo 1983) pur con opere che si degradano nell’esaurirsi della necessità (Galetti 1997). Il territorio padano, a tutto il ‘400, utilizza per le abitazioni legno e terra impostati su ciottoli e laterizi (Catarsi Dall’Aglio 1994), riservando la pietra a castelli la cui cronologia si desume anche da estensione, ampia in antico e ridotta in rocche e fortezze, ed edilizia (Greppi 2014). Le case isolate accessorie di Bozzolo (Mn), Acquanegra (?) e Roncaglia (?) sono difficili da valutare.
Sulla trama romana si inserisce la frequentazione altomedievale (Portulano 2012), con la bassa aristocrazia di XI secolo che, riottosa alla restituzione del feudo al sovrano, lo dona al vescovo che nomina propri feudatari gli eredi dei donanti. L’insicurezza così creata genera il deterioramento dell’autorità centrale e necessita, tra vicini malfidenti, di un’estenuante controllo tattico. Esso, sovrapponendosi, produce ramificazioni (Macchi Janica 2006) ancora descritte da Buonvesin della Riva alla fine del Duecento quando il primo incastellamento era da tempo esaurito: nel contado milanese egli cita 150 ville cum castris emerse da un processo accrescitivo di circa tre secoli.
La topografia chiarisce nodi resi insoluti da incerte fonti documentarie: forme circolari ad unica entrata evidenziano relitti fossili dei fossati a Vidiceto, 1009, Corte Madama, 1010, Vighizzolo, 1022, Grontardo, 1023, Genivolta, 1026, Ossalengo, 1038, e Casalbuttano, 1086, mentre le ricognizioni ubicano quelli di Paderno, 1118, S. Giacomo, 1123, Gazzo, 1126, Marzalengo, 1132, Casanova Offredi, 1136. L’importanza del fossato è evidenziato dai dettami della dieta di Roncaglia (Lo) del 1158, quando Federico pretende smantellamento di mura e interro dei canali difensivi delle città ribelli. Essi perimetrano sia nuclei protourbani a Manerbio (Bs) che rurali a Piadena (Cr).
L’aggiornamento delle difese è vitale per l’apparato feudale, per quello comunale e per gli stati regionali, come provano gli esiti contrastati ottenuti dall’esercito imperiale: se le vetuste difese di Crema, fossati e terrapieni con insufficienti murature, nel 1159 ne consentono l’espugnazione in sei mesi, la moderna concezione di quelle alessandrine consegue il fallimento dell’assedio. Cremona peraltro costruisce una effimera supremazia militare grazie a macchine da getto che, a detta del cronista Codagnello, trovano impreparati gli accampamenti assedianti.
La longevità di un sito si determina quindi con la riconversione del castro in rocche, alcune delle quali evolveranno nella rappresentanza di XV secolo, o in difese comunitarie (Settia 1999)…

Leggi tutto nell’allegato: Archeologia, tecniche ed evoluzione

Database allegati:

– Difese postclassiche in area centropadana: Database difese postclassiche centropadane.-converted

– Frequentazione postclassica in area centropadana: Database frequentazione postclassica centropadana-converted

– Siti medievali in area centropadana: Database siti medievali centropadani-converted

Autori: Eliana BERTAMONI (+2017), Piermassimo GHIDOTTI – ebsolegiallo@gmail.com

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