ASCEA (Sa). Non dimentichiamoci di Velia.

Pubblicato il : 11 Agosto 2010
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Elea-Velia, è uno dei siti archeologici, storicamente, più importanti della Magna Grecia; basti pensare che questa città diede i natali a Parmenide e Zenone.
Purtroppo da circa tre anni a questa parte, tale sito archeologico, giace in una situazione disastrosa. Chi si trova a visitare i resti archeologici, non vede altro che una pessima manutenzione dell’area archeologica. Le erbacce sovrastano i resti dell’antica città,le terme romane che in principio erano ricoperte da una tettoia di lamiera, a protezione del grande mosaico in esse ritrovato, ora si ritrovano ad essere ricoperte da ghiaia al loro interno, che priva cosi i visitatori di poter ammirare tale bellezza.
Immagine_123Poco si può vedere della cosiddetta agorà, in quanto è sovrastata anch’essa dalle erbacce, per non parlare della Porta Rosa, unico monumento nel suo genere che da circa tre anni non è più visitabile.
A porre lo stop, alla strada che conduce alla porta, è una sbarra di ferro con un cartello che indica il pericolo di caduta massi. Proprio un masso, caduto sulla strada lastricata, oramai da circa tre anni non permette di proseguire la visita fin sotto la Porta Rosa.
A tale situazione nessun organo competente ha cercato di porre rimedio e di mobilitarsi affinché tale situazione potesse essere risolta.
Velia_Chiesa_di_S_MariaInoltre, il sito archeologico di Elea-Velia, è privo di un proprio museo, e le cappelle accanto al castello di Velia, predisposte solo tre anni fa, per accogliere una piccola esposizione di reperti, oggi non sono più visitabili, a causa delle teche espositive pericolanti.
Ad oggi, nessun organo competente si è ancora seriamente mobilitato, e Velia continua a essere un sito ‘morente’, basti pensare che solo il 15% della sua superficie è stato scavato, e questa piccola percentuale ha già fatto riemergere reperti unici.
Anche se Velia è entrata a far parte del patrimonio UNESCO, essa, continua ad essere dimenticata da tutti, e ciò non è più tollerabile.

Autore: Angelo D’Angiolillo – e-mail: angelodangiolillo@gmail.com

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