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Riccardo Partinico, Anatomia Archeostatuaria dei Bronzi di Riace. Pericle e Temistocle.

La compresenza delle statue dei Bronzi di Riace, esposte nel MArRC, offre, ai ricercatori – visitatori, l’opportunità di un confronto immediato e diretto tra le due opere realizzate in Grecia “nell’età di Pericle”, durante la transizione dallo stile ‘Severo al ‘Classico’. È l’epoca della Scuola Argiva di Agelada e dei suoi allievi: Fidia, Mirone, Cresila; di Policleto di Argo, autore, tra l’altro, del Doriforo-Canone (450-445 a. C.).
Formulare e dimostrare una tesi sull’identità dei Bronzi di Riace, dopo duemila e cinquecento anni dalla loro realizzazione, è però un’impresa veramente ardua. I contributi offerti dalle prefazioni e dalla postfazione, del prof. Pier Giovanni Guzzo (già Soprintendente Archeologo in diverse regioni, nonché Accademico dei Lincei), del prof. Marco Bussagli (Professore presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e presso La Sapienza) e del prof. Carmelo Tucci (già Dirigente Scolastico e Ispettore Onorario ai BAAS), conferiscono allo studio-ricerca ulteriore credibilità e aprono un varco al percorso verso l’identità dei due capolavori.

Secondo la spiegazione del professor Partinico la “Statua B” dei Bronzi di Riace può rappresentare Pericle per un insieme di indizi precisi, coincidenti e concordanti: la data di realizzazione e lo stile artistico dell’opera, 430 a.C. circa; il luogo di realizzazione, Attica; le fonti letterarie che raccontano la vita politica e militare di Pericle e descrivono la particolare conformazione della sua testa allungata e soprannominato “Schinocefalo” (testa di cipolla marina); le armi in dotazione agli opliti e la kynè del comandante presente sul capo dell’uomo raffigurato dalla statua B ed i tratti somatici del volto identici a quelli del busto di Pericle in esposizione ai Musei Vaticani, ritrovato nel 1779 a Tivoli. Dati incontrovertibili rilevati dalle analisi scientifiche effettuate dal CEDAD di Unisalento e dall’Istituto Centrale per il Restauro e dalle fonti letterarie.
Gli studi anatomici svolti sul corpo e sul cranio della statua hanno rilevato il varismo del V dito del piede, la scoliosi dorso-lombare, la rettilineizzazione del rachide cervicale ed il cranio dolicocefalo. Alterazioni scheletriche che potevano essere copiate dall’artista osservando un modello vivente, probabilmente un lottatore ed escludendo la rappresentazione di personaggi mitologici, quali Eteocle e Polinice, Anfiarao e Tideo ed altri.

La statua A, realizzata nel 460 a.C., è identificata in Temistocle attraverso un’analisi storiografica ed anche dallo studio dell’elmo mancante, probabilmente a forma di coppa, compatibile con quello utilizzato dagli opliti della flotta navale e anche con l’arma impugnata nella mano destra trattenuta tra le due dita assieme all’ankùle (laccio di cuoio) che veniva scagliata dalle imbarcazioni durante gli scontri in mare, quale, per esempio, la Battaglia di Salamina nel 480 a.C.

Info:
Publigrafic – € 19,00

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