ZUGLIO (Ud). La stanza che parla. Una sala da pranzo e il suo messaggio per gli ospiti.

Pubblicato il : 11 Luglio 2016

E’ una storia particolare quella che il Museo Archeologico di Zuglio vuole raccontare attraverso il nuovo allestimento di una delle sue sezioni. Un percorso virtuoso, che è stato fortemente voluto dal Comune di Zuglio in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia, con la partecipazione della Fondazione CRUP e il supporto della ditta Agostinis Vetro (Zuglio). Il risultato di questa alleanza ha visto convergere tutela e valorizzazione: una formula sinergica che permette oggi l’esposizione e la valorizzazione di un pavimento di particolare pregio e significato, già scoperto da Giovanni Gortani nel 1874, che restituisce un frammento della storia di Zuglio in età romana.
Il suo spazio espositivo si è arricchito di un documento che rappresenta una delle rare testimonianze di pavimenti di età tardo repubblicana (I secolo a.C.) conservate in Italia con iscrizione musiva.
Dalla sua analisi si ricavano tanti indizi che ci permettono di entrare in una casa romana costruita quando il centro era un villaggio (vicus) dipendente da Aquileia ma con propri “quasi” magistrati. Colpisce la volontà del suo proprietario, dalle notevoli possibilità economiche, di adeguamento alle mode dell’area centroitalica, come riflette la tipologia pavimentale scelta per abbellire uno degli ambienti più importanti della dimora: la sala da pranzo, cioè il triclinio, dove i convitati si sdraiavano su tre letti intorno alla mensa per mangiare, quest’ultima indicata sul pavimento da un ricco tappeto musivo in tessere bicolori ed elementi lapidei. Una stanza che parla attraverso un’iscrizione con lettere di grandi dimensioni, realizzate in tessere bianche nere. Il messaggio di queste scritte musive all’interno delle abitazioni private poteva essere assai diverso a seconda della stanza a cui erano collegate. Se poste all’ingresso, potevano menzionare il proprietario, dare un avvertimento ai visitatori, come ci ricorda il celebre “Cave canem” (attenti al cane) nella Casa del Poeta Tragico a Pompei, oppure dare il benvenuto. Il proprietario poteva anche vantarsi della sua bella casa e a volte concedeva a chi realizzava il pavimento di lasciare la firma accanto alla sua opera. Nel caso della dimora di Zuglio la posizione della scritta indica che il messaggio era destinato agli ospiti adagiati sui triclini. Mancano le lettere della parte centrale, ma quel che rimane ci fa pensare a un messaggio legato al banchetto: probabilmente una frase beneaugurante che il padrone di casa ha voluto rivolgere ai suoi convitati mentre consumavano, comodamente appoggiati sui cuscini dei triclini, il banchetto.

Info:
Civico Museo Archeologico Iulium Carnicum, via Giulio Cesare, 19 – 33030 Zuglio (Ud), tel/fax 0433 92562 – e-mail: museo.zuglio@libero.it
Flaviana Oriolo, Conservatore del Civico Museo Archeologico Iulium Carnicum
e-mail:flaviana.oriolo@gmail.com, 349/3647727
Orari apertura: fino a settembre, mercoledì e giovedì 9-12; venerdì, sabato e domenica 9-12 e 15-18.
da ottobre a febbraio: venerdì 9-12, domenica 9-12 e 15-18;
da marzo a maggio: venerdì e sabato 9-12 e 15-18.

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