TORINO. Il nuovo Museo Egizio.

Pubblicato il : 15 Maggio 2015
Museo Egizio Torino

Quello di Torino è oggi il piú importante museo egizio al mondo, e non – come si sente dire spesso con eccesso di understatement – il «secondo dopo quello del Cairo» (al quale spetta, naturalmente, un primato per la quantità di reperti che custodisce). C’è, a nostro avviso, piú di un motivo per affermarlo. E non ci riferiamo soltanto alla maggiore accessibilità del museo torinese rispetto a quello cairota, pesantemente compromessa dagli eventi politici di questi ultimi anni, quanto, piuttosto, alla sua straordinaria «novità».
Infatti, la veneranda, storica collezione torinese, con migliaia e migliaia di reperti di straordinario significato artistico e archeologico, da sempre nota per essere, appunto, la «seconda collezione egittologica per importanza al mondo», oggi si presenta come il frutto di una vera e propria palingenesi. Chiunque abbia frequentato, in anni passati, le sale di Palazzo dell’Accademia delle Scienze, non potrà non riconoscere e ammirare i risultati dei lavori di «rifunzionalizzazione, ampliamento e restauro» che – secondo le misurate parole del direttore Christian Greco – hanno coinvolto, dal 2009, contenitore e contenuti del museo. Dallo scorso 1° aprile, gli esiti di questo intervento sono sotto gli occhi di tutti.
Nello speciale di questo numero proponiamo una prima, esclusiva, «visita» al neonato Museo delle Antichità Egizie: le immagini, scattate all’indomani dell’inaugurazione, insieme al racconto di Stefano Mammini, offrono un’idea del nuovo allestimento e non pretendono certo di sostituirsi alla sua visione diretta. Preparano, però, a un viaggio che i nostri lettori, prima o poi, vorranno affrontare, nella certezza di andare incontro a un’esperienza conoscitiva, estetica e intellettuale, unica. Perché l’Egizio di Torino è un grandioso scrigno di arte e storia; uno scrigno che, in anni di lavoro, è stato cautamente e meticolosamente dischiuso, cosí da poter mostrare al mondo i suoi irripetibili tesori.

Autore: Andreas M. Steiner

Fonte: Archeo NewsLetter, 15 maggio 2015

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