ROMA. L’archeologo De Simone: Sì ai privati e regole chiare.

Pubblicato il : 11 Novembre 2010
“Coinvolgere i privati nella gestione di Pompei? Va benissimo. A patto che ciò avvenga in una cornice normativa chiara e coerente che dica cosa spetta all’uno e che cosa all’altro. Altrimenti si corre il rischio di rendere l’amministrazione del sito archeologico più complessa e farraginosa, vanificando qualsiasi possibile beneficio”.
Antonio De Simone, docente di Archeologia presso l’Università Suor Orsola Benincasa e socio onorario dell’Associazione nazionale archeologi, raccoglie positivamente le proposte di apertura ai privati. Quello su cui si interroga, però, è il metodo.

Perché tanti dubbi sulla fattibilità di queste idee?
Perché spesso si guarda agli esempi di management provenienti dall’estero senza tenere conto che lì si opera in un contesto giuridico diverso.

A che cosa fa riferimento?
Non basta dire “apriamo ai privati”. Bisogna mettersi d’accordo sul come, sennò andiamo incontro a fallimenti di cui abbiamo esempi recenti.

Ovvero?
Non molto tempo fa si è provveduto a suddividere l’amministrazione dei beni culturali tra un soprintendente di formazione scientifica per le questioni tecniche e un manager per quelle gestionali. Vuol sapere il risultato?

Quale è stato?
Un clima di tensione continua e di scontro. Ciò tra due figure di nomina pubblica. Figuriamoci che potrebbe succedere con i privati.
Allora quelle di Bondi e Coraggio sono proposte da scartare?
Niente affatto. Ma vanno elaborate per bene.

Qual è il primo nodo giuridico da sciogliere?
Quando si parla di beni culturali il primo compito da assolvere è badare alla loro conservazione, vale a dire alla loro tutela. Questo compito secondo il nostro ordinamento, però, spetta inderogabilmente alla soprintendenza.

Scavi di Pompei: di che cosa hanno bisogno?
Di un ciclo completo di restauro, operazione che può durare anche più di un decennio, alla quale deve seguire una accorta e costante azione di manutenzione ordinaria.

C’è chi lamenta che negli ultimi anni nel sito pompeiano si sia speso poco e male, condivide?
I problemi di Pompei sono profondi e hanno origini lontane. Ma è anche vero che negli ultimi due anni si sono commessi degli errori.

Cioè?
Si è speso unicamente per ampliare l’offerta di intrattenimento dimenticando che le stesse strutture che ospitavano concerti ed eventi hanno bisogno di grande cura. E non si dimentichi un dato.

Quale?
La gestione di Pompei pone sfide molto più difficili di altri siti archeologici. Un’opera monumentale come il Colosseo, costruita per sfidare i secoli, richiede una manutenzione minore rispetto a quella di tanti piccoli edifici di natura privata concepiti al momento della loro fondazione per durare tutt’al più due o tre generazioni.

Fonte
: www.denaro.it, 09/11/2010

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