ROMA. Domus Aurea. Il restauro delle decorazioni della Sala di Achille a Sciro.

Pubblicato il : 28 febbraio 2018

Centomila franchi svizzeri (poco meno di centomila euro), è costato l’intervento di restauro conservativo all’interno della Sala di Achille a Sciro, finanziato dalla “Fondazione Isabel & Balz Baechi”. Lui artista di Zurigo, la moglie cantante, mecenati allo stato puro, che donano senza nulla chiedere in cambio. Nel novembre del 2016 la Fondazione ha manifestato la disponibilità a contribuire alla salvaguardia delle decorazioni della sala. Aveva bisogno di importanti consolidamenti ed era necessario procedere a dei tasselli di pulitura che consentissero una più precisa valutazione della situazione.
Il rapporto di collaborazione è nato sotto forma di “sponsorizzazione tecnica” come previsto dal Codice degli Appalti. L’intervento durato circa cinque mesi ed eseguito dall’impresa “Claudia Fiorani”, su progetto dei tecnici del Mibact, è stato esaminato e vagliato in tutti i suoi aspetti di concerto con la Fondazione. “Un esempio di buone pratiche per la valorizzazione del patrimonio culturale – afferma Alfonsina Russo, Direttore del Parco Archeologico del Colosseo – Grazie allo strumento della sponsorizzazione è stata attivata una virtuosa azione di partenariato pubblico-privato, molto proficua per la tutela e la conservazione”. E lascia intendere che ci siano in vista altri sponsor.
Non nuova a questo tipo di elargizioni liberali la Fondazione Isabel & Balz Baechi, nata nel 2002, ha come missione proprio la conservazione delle superfici dipinte dell’architettura. Il primo progetto ha riguardato il Tempio Bianco, un importante luogo di culto del Tibet occidentale. Da allora ha curato progetti di conservazione in tuto il mondo, dalla Cina alla Germania, all’Italia. Dal Sacro Monte di Varallo alla Galleria con volta lignea decorata a grottesche della Farnesina, il gioiello rinascimentale sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei alla Lungara. E forse proprio da lì in un processo a ritroso è nata l’idea della Domus Aurea. I motivi a grottesche, molto di moda nel Cinquecento, devono la loro fortuna infatti agli affreschi della Domus Aurea che moltissimi artisti, da Pinturicchio a Raffaello, visitavano calandosi dall’alto delle volte per esplorare gli ambienti scuri come grotte, coperti di affreschi.
Voluta da Nerone dopo l’incendio del 64 d. C. e la costruzione della Domus Transitoria, opera degli architetti Severo e Celere e del pittore Fabullus, mentre Studius si occupava del paesaggi, le pareti ricoperte di marmi pregiati, le volte decorate d’oro e pietre preziose, la Domus Aurea che si estendeva dal Palatino all’Esquilino, prendeva a modello i palazzi dei dinasti orientali come quelli di Persepolis. Era costruita a padiglioni immersi nel verde, come sarà Villa Adriana. Con la morte dell’imperatore venne depredata e cancellata, costruendovi sopra le grandi Terme di Tito e Traiano. Le fastose decorazioni a fresco rimasero nascoste fino alla scoperta degli artisti del Rinascimento.
Siamo nel quartiere orientale della Domus, nella sala cosiddetta di Achille a Sciro, attigua alla splendida Aula Ottagona. Il nome deriva dal pannello al centro della volta che racconta lo svelamento di Achille che la madre Teti, conoscendo il suo destino, aveva inviato nell’isola di Skyros travestendolo da donna e nascondendolo in mezzo alle figlie del re Nicomede. Come è noto, sapendo che la vittoria nella guerra di Troia sarebbe dipesa solo dalla sua presenza, sarà Ulisse a scoprirlo con uno strattagemma. Travestito da mercante giunge nell’isola portando alla reggia insieme ai doni anche delle armi. Che l’eroe subito impugna abbandonando gli abiti femminili, pronto a combattere a Troia.
L’intervento conservativo, preceduto da accute indagini diagnostiche, ha interessato due tasslli di pulitura delimitati da una linea tratteggiata in bianco. Uno sulla parete nord e uno sulla volta, che hanno consentito di valutare le possibilità di recupero e i tempi necessari per il restauro. Ed entra nei particolari Maria Bartoli, restauratore, progettista e direttore dei lavori, ricordando i mezzi impiegati, da quelli tradizionali, ai micro trapani, al laser e le difficoltà incontrate per la presenza di pittura a fresco e a secco, per il sollevamento della pellicola pittorica, per precedenti interventi. Ma anche le scoperte ben visibili a distanza ravvicinata. Non è stato ricostruito nulla, ma è bastato l’abbassamento dei toni per riportare in vista l’incarnato dei personaggi.
“Sono rimasta colpita dai dettagli anatomici che hanno ispirato tanti artisti del Rinascimento, e dal tantissimo oro che si trova ancora sulla volta, nello scudo, nei capelli, nei vestiti, nei calzari”, in cui si manifesta tutto lo sfarzo di Nerone. E poi l’uso di pigmenti preziosi come il cinabro, il blu egizio, la terra verde, ocra e gialla. Nelle lacune insieme all’oro si sono trovati i segni delle pietre preziose di cui parlano gli storici. Ed è stato scoperto anche il modo di dipingere con greche, cornici e oggetti in rilievo, come le conchiglie. Preparate in stucco altrove e montate in sito. Grazie alla lampada di Wood a raggi ultravioletti è stato trovato un pigmento preziosissimo, ottenuto dalla triturazione di gusci di molluschi, il “purpurissimum”. Era usato per personaggi importanti, quella che si vede sembra una donna.
Un doppio disvelamento, quello di Achille e del restauro, un buon auspicio per Alessandro d’Alessio da due anni responsabile della Domus Aurea. Questi due tasselli possono essere un inizio per il futuro, dopo un anno difficile, una spinta per ricominciare. Anche perché la messa in sicurezza delle strutture murarie e delle superfici dipinte ha raggiunto l’80% della Domus Aurea. Un monumento che conta 153 ambienti noti (altrettanti potrebbero essere da scavare), 16 mila q di estensione, 30 mila mq di superficie a affresco e stucco.
Ma il problema è a monte, come si diceva una volta, è il giardino di Colle Oppio 16 mila mq sopra la Domus, pesante e abbandonato al degrado. Un giardino di alberi d’alto fusto, le cui radici penetrano in profondità causando infiltrazioni e danni. Enormi come il crollo dei grottoni nel 2010. Il progetto di risanamento del nuovo giardino sovrastante la Domus, che dovrebbe salvare la reggia di Nerone, ha previsto l’eliminazione dei grandi alberi e la sostituzione con uno meno spesso, dotato di un sistema integrato di protezione che permetta il controllo del clima all’interno del monumento. Il giardino è stato ripartito in 22 settori, ma finora sono stati realizzati solo due. Altri otto sono in programma e per essi lo Stato ha stanziato 13 milioni di euro. Per questi la gara si farà entro l’anno, “assolutamente” dice la Russo, quindi la consegna dei lavori.
“Ma con il Campidoglio per il giardino di Colle Oppio c’è un dialogo?”, chiede qualcuno al direttore Russo. “No – risponde – ma già si dialoga per la Metro C”.
E alla fine una gradevolissima sorpresa, un salto in un’altra dimensione, di sublime armonia. Nella Sala Ottagona dall’acustica perfetta, fulcro e cuore del padiglione, è tornata la musica. Un brano di Monteverdi cantato dal soprano e project manager della Fondazione Sabina Meyer e da Simone Covalecchi che accompagna alla tiorba.

Roma, via Domus Aurea 1. Orario: dal lunedì al venerdì 9.00-13.00 / 14.00-17.00, sabato 9.00-14.00.
Visita didattica con realtà virtuale al cantiere di restauro 9.00-18.15 con prenotazione obbligatoria. Prenotazioni e informazioni: tel. 06 – 39967700 e www.coopculture.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 20 feb 2018

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