GIAPPONE. Una nuova cronologia delle migrazioni di Homo erectus.

Pubblicato il : 15 Aprile 2020
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Homo erectus, la prima specie umana a mantenere stabilmente la stazione eretta, visse sull’isola di Giava, in Indonesia, per un arco temporale certo molto ampio, ma probabilmente più vicino a noi di quanto ritenuto finora.
A pochi giorni dalla descrizione dell’ultimo H. erectus vissuto a Giava, scomparso non prima di 117.000-108.000 anni fa, arriva ora la notizia che il più antico risale a 1,3-1,5 milioni di anni fa. Ciò implica che i primi esseri umani completamente bipedi migrarono dall’Asia centrale verso il Sudest asiatico e Giava quasi 300.000 anni più tardi di quanto indicano gli attuali modelli paleoantropologici.
Lo ha stabilito una nuova datazione, illustrata sulla rivista “Science” da Shuji Matsu’ra del Museo nazionale di natura e scienza di Tsukuba, in Giappone, e colleghi di una collaborazione internazionale, che hanno condotto nuove analisi dei resti fossili trovati nel sito archeologico di Sangiran, dichiarato Patrimonio mondiale dell’Unesco.
Lo studio dei fossili di Homo erectus è tutt’uno con gli scavi sull’isola indonesiana. I primi resti fossili di questa specie umana, furono infatti stati scoperti nel 1891 nel sito di Trinil, nella parte orientale dell’isola, dal paleontologo olandese Eugène Dubois, tanto che l’ominide fu battezzato inizialmente Uomo di Giava.
Ma è il sito di Sangira, nella parte centrale dell’isola, a essere stato teatro, pochi anni dopo, della scoperta del primo scheletro completo di H. erectus, seguito da un’abbondante messe di reperti, i più antichi fossili umani del Sudest asiatico.
Finora, dai sedimenti di Sangira sono stati recuperati più di 100 esemplari di almeno tre diverse specie di ominidi. Per questo il sito è considerato come uno dei più importanti per comprendere l’evoluzione dei nostri primi antenati e la loro lenta espansione in tutto il mondo.
Decenni di ricerche, tuttavia, non hanno consentito finora di definire una cronologia del sito, che rimane incerta e controversa, in particolare per i tempi della prima apparizione di H. erectus nella regione: le date attualmente accettate sono difficili da conciliare con altri giacimenti fossiliferi dell’Asia. Una comprensione accurata della cronologia del Sangiran è dunque cruciale per comprendere le prime migrazioni e i primi insediamenti umani nel continente.
Matsu’ura e colleghi hanno usato la tecnica di datazione all’uranio/piombo per determinare l’età degli zirconi di provenienza vulcanica trovati sopra, sotto e all’interno, degli strati geologici in cui erano compresi i resti fossili. Mentre le stime precedenti avevano stimato l’arrivo di ominidi nel sito già 1,7 milioni di anni fa, i risultati di Matsu’ura e colleghi suggeriscono una data molto più recente: probabilmente di 1,3 milioni di anni fa, ma non prima di 1,5 miliioni di anni fa.

Fonte: www.lescienze.it, 10 gen 2020

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