CIPRO. Secoli di storia e di preziose scoperte.

Pubblicato il : 17 Dicembre 2006

Alcuni speroni di roccia conficcati nelle acque del Mediterraneo (Petra tou Romiou) indicano il luogo dal quale sarebbe emersa la splendida Afrodite, Venere per il mondo romano. Ma tutta l’isola contiene interessanti vestigia archeologiche.
 
Non è dunque un caso che nella Cipro moderna, splendida isola nella quale il sole, la terra e il mare si fondono in un unico richiamo di bellezza e di vitalità, vi sia molto da vedere e da meditare.
In questo “viaggio”, per chi ritiene di recarvisi non solo per godere delle spiagge e dei divertimenti, ma anche per ripercorrere le tracce di una civiltà antichissima, ci limiteremo a segnalare i molti siti archeologici che si trovano ad arco lungo le costa sud dell’isola o nelle zone interne. Pietre naturali come quelle di Venere e pietre lavorate, edificate dall’uomo nel corso dei secoli.

Quest’area archeologica è situata nella parte centrale di Cipro, a sud-ovest di Nicosia. Tamassos, antica città-stato, sorgeva in una zona ora prossima al villaggio di Politiko. Era una città ricca sia per le miniere di rame che la circondavano, sia per le risorse agricole delle quali disponeva. Risalgono al 1970 i lavori di ricerca avviati dall’Università tedesca di Glessen, per tentare di localizzare due templi che, secondo la tradizione popolare, erano stati dedicati ad Afrodite e ad Apollo. Sono venuti alla luce un complesso di antiche abitazioni e una parte del tempio dedicato ad Afrodite-Astarte. Molto importanti, in un’area prossima agli scavi effettuati, sono tre tombe risalenti al periodo Cipriota-Arcaico (650-600 a.C.). Ne sono sopravvissute solo due; la terza è stata distrutta dagli abitanti della zona alla ricerca di oggetti preziosi. Le due tombe rimaste si trovano in buone condizioni; la prima, più grande, è composta da un dromos (o propylaeum), un particolare tipo di porticato a scalinate, con due camere funerarie, oltre a ventidue scalini d’accesso, undici dei quali ricostruiti.

Anche questa era una città-stato. Sorgeva nel luogo dell’odierna Dali, a circa venti chilometri da Nicosia. La leggenda racconta che Idalion venne edificata da un eroe reduce dalla guerra di Troia, tale Khalcanos. Un tempo disponeva di ben quattordici templi, dedicati ad Afrodite, Apollo, Atena e ad altri dei della mitologia greca. I primi scavi risalgono agli anni che vanno dal 1865 al 1876, diretti da Luigi Palma di Cesnola, console americano a Cipro in quel periodo. In un suo libro racconta di aver aperto ben diecimila tombe e di averne trasferito i numerosi oggetti rinvenuti al Metropolitan Museum di New York. Scavi successivi e più recenti (1971) testimoniano come Idalion, a partire dal XII secolo a.C. fosse già abitata, mentre in epoca precedente gli insediamenti risalivano al tardo periodo dell’Età del Bronzo (1600-1050 a.C.). Parte delle mura dell’antica città, riportate alla luce, furono costruite fra il VII e il VI secolo a.C.  La zona presenta resti arcaici, classici, ellenistici, romani, oltre a numerose necropoli.

Le rovine dell’antica Kition sono collocate sotto le fondamenta della moderna Larnaca. Kition, sino a non molto tempo fa, veniva considerata una colonia fenicia; i Fenici vennero a Cipro a datare dal IX secolo a.C.
In base a successivi scavi effettuati, si è appurato che Kition venne fondata dai Micenei all’inizio del XIII secolo a.C., per poi essere abbandonata e subito dopo ricostruita dagli Achei.
La zona archeologica più interessante è quella detta di Kathari, in prossimità dell’attuale cimitero anglicano, nella quale sono stati rinvenuti templi e antichi resti di laboratori che servivano per la fusione del rame.
Nei dintorni sono poi state scoperte mura, disposte in doppia fila, formate da giganteschi blocchi di pietra, in tutto simili a quelli delle mura micenee.  Distrutta da un terremoto, Kirion venne riedificata all’inizio dell’Età del Ferro.
In un’altra zona di Larnaca sono state portate alla luce numerose abitazioni e ricche tombe del tardo periodo del Bronzo. Le tombe contenevano preziosi oggetti di culto in ceramica, risalenti al XIII secolo a.C., oltre a oggetti in oro, bronzo, avorio, alabastro e argilla.
Gli scavi di Kition proseguono oggigiorno in località Pamboulla e in prossimità della moschea di Hala Sultan, prossima al Lago Salato e all’aeroporto internazionale della città.

Sulla direttrice Nicosia-Limassol sorge il più importante sito del periodo Preistorico e dell’inizio del Neolitico, quando ancora non si faceva uso di stoviglie in ceramica.
Dagli scavi eseguiti attorno agli anni Trenta del secolo scorso, si è scoperto che gli antichi abitanti di Khirokitia (variante grafica di Choirokoitia) appartenevano a una comunità ben organizzata e sviluppata. Le case erano circolari, fatte di pietra e mattoni di fango, simili ad alveari (tholoi). I morti venivano seppelliti, in posizione ricurva,  sotto il pavimento. Conoscevano varie arti: tessevano, producevano oggetti con il calcare, addomesticavano gli animali, coltivavano la terra e non era loro sconosciuta la pietra focaia, la corniola e la pietra ossidiana. Cesellavano infine idoli da adorare e scodelle e vasi per i riti propiziatori. Gli oggetti rinvenuti a Choirokoitia hanno messo in evidenza l’estrema abilità degli antichi abitanti che erano dotati di capacità artistiche (recipienti con rilievi e decorazioni, figurine in pietra, collane ed altri ornamenti, stoviglie in smalto rosso lucido ecc.). Tra gli strumenti recuperati dagli scavi, vi sono poi mortai, asce, puntali di frecce, mazze, rudimentali macinini a mano, lame di falci, morse ecc.; una prova ulteriore del sofisticato livello culturale degli abitanti di questo antico villaggio.

I resti dell’antica città sono prospicienti il mare, a circa cinque chilometri da Limassol. Il nome pare provenga da Amathos, nipote di Ercole, e Amathusa, madre di Cinyras. Lo storico romano Tacito l’aveva definita “vetustissima” e dagli scavi effettuati si è potuto datare gli oggetti ritrovati (utensili e offerte funebri) come risalenti all’inizio del X secolo a.C.
Purtroppo, come altri siti ciprioti e prima che gli stessi venissero organizzati con campagne di scavo ufficiali, anche Amathous è stata depredata dei tesori che possedeva. L’esempio più clamoroso è dato da una famosa giara in calcare del VI secolo a.C., munita di quattro manici a forma di archetti con raffigurato un toro e delle decorazioni di palme nane, oggi conservata al Louvre di Parigi. La giara, un metro e ottantacinque centimetri di altezza e due metri e venti di diametro, è unica nel suo genere e si ritiene possa essere stata trafugata dall’Acropoli di Amathous.
Oggi gli scavi proseguono, affidati a una equipe francese della Scuola di Archeologia di Atene. Sono state riportate alla luce antiche costruzioni prossime alle mura della città, vestigia del tempio di Afrodite risalenti al periodo arcaico e alla fine del primo periodo bizantino. Sempre in quest’area vi sono le costruzioni dell’agorà, risalenti ai tempi della dominazione romana; parte degli oggetti rinvenuti sono conservati nel museo di Limassol .
Amathous, fiorente città portuale sino alla fine del primo periodo bizantino, venne distrutta da predatori arabi durante la metà del VII secolo d.C.; le monete ritrovate nella zona riportano le effigi degli antichi re di Amathous.

Erodoto racconta che la città di Kourion, affacciata sulla bellissima baia di Episkopi, oltre Limassol, avrebbe preso il nome da Kourieus, uno dei guerrieri colonizzatori del re greco Argives, figlio di Cinyras.
Gli scavi eseguiti a Pamboula, località prossima al villaggio di Episkopi, hanno provato l’esistenza di un insediamento acheo datato tra il XIV e l’XI secolo a.C..
I resti di Kourion comprendono: l’edificio con i mosaici di Achille (IV sec.d.C.) la villa dei gladiatori (tardo periodo romano) l’acquedotto e la casa con la fontana (dello stesso periodo) oltre a un complesso di case pubbliche e private che vanno dal periodo ellenistico fino alla seconda metà del VII sec.d.C.; inoltre, la basilica cristiana, il teatro romano e i bagni di Eustolios.
Tutte queste costruzioni vennero realizzate con blocchi di calcare, con colonne di marmo adornate da capitelli in stile corinzio e i pavimenti furono ricoperti da splendidi mosaici.
A poca distanza dall’acropoli, verso ovest, si trovano la basilica cristiana, lo stadio romano e il santuario di Apollo Hylates. In una delle tombe della vasta necropoli di Kourion è stato trovato uno scettro reale fatto di smalto e oro risalente al XII secolo avanti Cristo.

Gli insediamenti di Sotira, località situata circa otto chilometri a nord-ovest di Kourion, rappresentano i villaggi tipici del periodo che va dal 3500 al 300 a.C., definito come secondo stadio culturale e ultima fase del periodo neolitico a Cipro. Cambiamenti nell’architettura domestica, nei riti funebri e nella fabbricazione degli utensili, sono le poche innovazioni avvenute nella cultura di Sotira. Grazie agli interessanti rilievi architettonici effettuati, si è potuto far luce su certi aspetti dello stile di vita del tempo. Gli uomini si occupavano di artigianato manuale, attività agricole e pastorali. Vivevano in case circolari dette tholos e seppellivano i loro morti in fessure rocciose o tombe a forma di bottiglia; qualche volta, assieme al corpo, seppellivano anche doni. Oggetti rinvenuti a Sotira sono oggi visibili nel Cyprus Museum di Nicosia.

L’antico insediamento sorgeva nel luogo occupato oggi dal moderno villaggio di Kouklia. Palaepaphos nasce dalla leggenda che la vuole fondata dal re cipriota Cinyras. Oltre al famoso tempio dedicato ad Afrodite, gli scavi, iniziati nell’ormai lontano 1888, hanno messo in luce un imponente bastione del periodo classico ed altri reperti databili dal periodo cipriota-arcaico sino alla fine del Medioevo. Il prezioso mosaico romano raffigurante Leda e il Cigno, deliziosa composizione multicolore facente parte della pavimentazione di una camera romana, venne ritrovato in prossimità della stazione di polizia. Il mosaico e altri oggetti preziosi (in oro e avorio) sono esposti nel Museo archeologico di Kouklia.
Nella vicina necropoli di Skales, alla periferia est di Kouklia, da qualche tempo sono iniziati gli scavi che hanno messo in luce diversi oggetti ornamentali, utensili ecc. Uno dei ritrovamenti più interessanti è l’obelisco in bronzo con un’iscrizione in lingua antica: gli studiosi non hanno dubbi nel farla risalire alla più antica forma di greco conosciuta a Cipro, ciò che confermerebbe l’uso scritto della lingua sin dall’XI secolo a.C.

All’epoca dei Tolomei, successori di Alessandro Magno, Pafos era capitale di Cipro e insieme porto fiorente e attivissimo; ruolo conservato anche durante la dominazione romana. Uno dei più suggestivi ritrovamenti archeologici di Pafos è senza dubbio la villa di Dioniso, casa di epoca romana dotata di ben ventidue stanze, alcune delle quali contengono i più straordinari mosaici del Mediterraneo, raffiguranti le vicende di alcuni dei dell’antica Grecia. Altre ville scoperte nei dintorni sono quelle di Teseo e di Orfeo, anch’esse abbellite con mosaici sui pavimenti.
Un altro sito importante di Pafos è quello delle Tombe del Re, un grande cimitero reale ricco di colonne doriche, con catacombe e sepolture misteriose databili attorno al IV secolo a.C. Altri siti interessanti dell’area di Pafos sono le Catacombe di Ayia Solomoni, le meglio conservate dell’isola, totalmente scavate sotto terra. Risalgono al periodo ellenistico e vennero impiegate anche dai primi cristiani dell’isola.

L’odierna Polis, affacciata sulla baia nord occidentale di Chrysochou, sorge dove sorgeva un tempo l’antica città di Marion che durante il dominio tolemaico (294-58 a.C.) venne chiamata Arsinoe. Importante città-stato, Marion, oltreché uno dei principali centri commerciali di tutta l’isola, anche durante il periodo classico ed ellenistico.
La ricchezza di Marion era dovuta essenzialmente alle miniere d’oro e di rame. La zona non è stata sinora scavata in modo accurato. Le uniche vestigia ritrovate sono necropoli; non sono state rinvenute abitazioni o altre costruzioni. Per contro, le necropoli hanno restituito numerosi oggetti oggi conservati nel Museo di Nicosia: vasellami, gioielli, figurine di terracotta, monete e oggetti metallici che vanno dal IX sec. a.C. al IV sec. d.C., vale a dire dal periodo Cipriota-Geometrico al tardo periodo romano.
A circa una diecina di chilometri da Polis si trovano i Bagni d’Afrodite, una piscina naturale di modeste dimensioni nella quale, secondo la mitologia, la dea faceva il bagno assieme ai suoi amanti. Un altro luogo ricco di fascino ma completamente privo di monumenti è la Fontana Amoroza, sette chilometri dai Bagni di Afrodite, prossima a capo Akamas. Fonte ricordata anche da Ludovico Ariosto, quella Amoroza, cui veniva riconosciuta la proprietà di fare innamorare chiunque avesse bevuto la sua acqua.
Ed è bello terminare questa gita archeologica a Cipro con due località strettamente collegate all’eterno fascino di Venere.

 


Fonte: Mondointasca.com 17/12/2006
Autore: Federico Formignani

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