ANCONA: Tornano in Italia alcune opere trafugate. Lisippo, altro passo verso la restituzione.

Pubblicato il : 28 Gennaio 2006

Lisippo, la battaglia si riaccende. E’ del 23 dicembre il rientro in Italia della testa dell ‘imperatore Traiano, trafugata dai musei Capitolini nel 1998. Solo una copia, per altro splendida e di epoca rinascimentale, ma si tratta pur sempre di un altro cedimento alle pressioni internazionali. Insieme al capolavoro, anche due grandi dipinti del neoclassico Andrea Appiani. Non è cosa di poco conto. Perché dopo i reperti restituiti dal Getty Museum di Malibù, tornano a casa altri tesori saccheggiati all’Italia.

“Bilancio positivo”, assicurano il ministro Buttiglione e il comandante dei carabinieri Tpc Zottin : “Negli ultimi cinque anni i furti si sono dimezzati”. Ma l’attenzione è tutta sui tesori restituiti. Averli riavuti è importante, ripete Buttiglione, come importante è stato ottenere dal Getty la restituzione dello splendido vaso a figure rosse di Asteas e degli altri capolavori tornati a casa qualche settimana fa.

Ma certo siamo all’inizio, i tesori italiani sparsi qua e là nei musei del mondo sono moltissimi, forse centinaia. E ci sono i casi “particolarmente complessi”, come quello – appunto -del Lisippo di Fano e della Venere Morgantina ancora in mano al Getty e difficili da riavere anche perché trafugati troppo tempo fa, a metà degli anni ’60 il primo, dieci anni più tardi la seconda. Ma tant’è.

Ora si punta sui casi simbolo, fa notare Buttiglione. E in prima linea, accanto al Getty, c’è il Metropolitan Museum di New York con il quale si sta mettendo a punto un accordo, che dovrà fare da modello per gli altri.

“Una legge – spiega il ministro – che consenta il prestito anche a lunga scadenza”. Le condizioni sembrano esserci. “Ho incontrato il direttore del Met a Roma e mi ha detto che sono disponibili a restituire quello che chiediamo purché corredato di adeguata documentazione”, spiega ancora. I tecnici italiani hanno già scritto, ora tocca al Met decidere. La risposta è attesa per gennaio.

“C’è molta ipocrisia nella recente débàcle relativa al trafugamento di antichità provenienti dall’Italia”, osserva citando il New York Times il consigliere D’Anna, che per primo riportò il caso del Lisippo all’attenzione della cronaca. “Il Metropolitan Museum sta negoziando con le autorità italiane per la sua collezione di reperti romani e greci, nel tentativo di evitare la crisi che oggi sta affrontando il J. Paul Getty Museum, la cui ex curatrice per le antichità è attualmente sotto processo in Italia”.

Il New York Times batte duro. “I-musei americani – dice il quotidiano americano – hanno sempre finto sorpresa nell’apprendere che qualche oggetto da loro acquistato potesse essere stato esportato illegalmente. Per anni i musei hanno permesso che oggetti d’arte antica, trafugati attraverso città come Ginevra e Londra, entrassero a far parte delle loro collezioni. I mercanti d’arte preferiscono non rivelare i dettagli sgradevoli che riguardano la provenienza di ciò che vendono.

L’onere di provare che quegli oggetti erano stati venduti illegalmente era a carico degli italiani, o dei greci, o dei turchi o di chiunque altro. Ma acquistare opere d’arte trafugate non fa che alimentare lo stereotipo, particolarmente distruttivo, degli Stati Uniti grandi e cattivi che sfruttano gli altri Paesi”.

Considerazioni, rimarca D’Anna, che “confermano l’enorme difficoltà nella quale si trovano in particolare il Metropolitan Museum e il Getty Museum. E’ bene ripeterlo, questa debolezza è la nostra forza per la restituzione del Lisippo come di altri capolavori. Se poi consideriamo che le proposte emerse durante i colloqui tra il Metropolitan Museum e il nostro Paese, vale a dire la rivendicazione della proprietà da parte dell’Italia dei reperti archeologici contesi in cambio di prestiti a lungo termine, sono considerate dagli americani un compromesso abbastanza equo che potrebbe fornire un modello per altri musei americani. Anche alla luce delle ultime restituzioni da parte del Paul Getty Museum, c’è da credere che con un maggior pressing la statua del Lisippo possa fare qualche altro passo verso la realtà che l’aspetta da decenni”.

Fonte: Corriere Adriatico 27/12/2005
Autore: Pia Bacchielli

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