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TIBET. La diffusione dei Denisova sull’altopiano del Tibet.

L’uomo di Denisova, parente stretto dell’uomo di Neanderthal, è vissuto in tutta l’Asia, e non solo nella regione siberiana in cui è stato scoperto originariamente. La prima conferma diretta della sua diffusione al di là della Siberia arriva da una mandibola fossile scoperta nella grotta di Baishiya Karst, nella regione cinese dello Xiahe, sull’altopiano del Tibet, a una quota di 3280 metri. Il reperto – risalente a 160.000 anni fa – è anche la più antica documentazione fossile di un ominide mai trovata in Tibet.
A descrivere i preziosi resti è un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” da Jean-Jacques Hublin del Max-Planck-Institut per l’Antropologia evoluzionistica a Lipsia, e colleghi di un’ampia collaborazione internazionale. Si va così completando con nuovi tasselli il complesso puzzle di dati su questi nostri antichi cugini estinti.
Il primo ritrovamento risale al 2008, quando la grotta di Denisova, sui monti Altaj, in Siberia, ha restituito un frammento osseo di dito mignolo di un giovane individuo del genere Homo vissuto tra 70.000 e 40.000 anni fa. Nel 2010 le analisi del DNA mitocondriale, che si trasmette solo per via materna, ricavato dal reperto, hanno delineato l’identikit della nuova specie umana, l’uomo di Denisova, strettamente imparentato con l’uomo di Neanderthal. Numerosi depositi di sedimenti della grotta, hanno poi indicato la presenza di Denisoviani nella regione tra 287.000 e 55.000 anni fa, definendo un quadro filogenetico del genere umano nel Paleolitico molto più complesso di quello ritenuto valido per decenni.
Ora arriva lo studio della mandibola di Xiahe, grazie a una collaborazione tra l’Università di Lanzhou, in Cina, e il Max-Planck-Institut. Il reperto si presenta in buono stato di conservazione, ma gli autori non sono riusciti a ricavarne DNA utile alle analisi. Hanno perciò studiato le proteine estratte dai molari, che hanno determinato la stretta parentela del reperto con quelli siberiani. Le tecniche di datazione hanno poi stabilito che il fossile risale a circa 160.000 anni fa, coerentemente con i ritrovamenti più antichi della grotta di Denisova.
La mandibola è quindi una documentazione diretta della diffusione dell’uomo di Denisova in Asia, già ipotizzata sulla base del fatto che i tibetani e altre popolazioni della zona conservano nel proprio genoma varianti geniche, derivate proprio dai Denisoviani, che permettono loro di sopravvivere ad alta quota.
“Gli ominidi arcaici che occupavano l’Altopiano nel medio Pleistocene, tra 780.000 e 126.000 anni fa, si sono adattati con successo agli ambienti a quote elevate, dove scarseggiava l’ossigeno, molto prima dell’arrivo nella regione di Homo sapiens”, ha spiegato Dongju Zhang, coautore dell’articolo.
Inoltre, secondo gli autori, sono molte le somiglianze con altri reperti cinesi. “Le nostre analisi aprono la strada a una migliore comprensione della storia evoluzionistica del medio Plesistocene nell’Asia orientale”, ha concluso Hublin.

Fonte: www.lescienze.it, 2 mag 2019

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