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TERZIGNO (Na). Crolla tettoia di una villa romana.

Crolla la copertura nel sito archeologico dell’antica villa rustica romana di cava Ranieri, nel comune di Terzigno in provincia di Napoli. La vecchia tettoia in lamiera sostenuta da pali in legno posta a protezione del sito ha ceduto, rovinando sugli antichi resti. Gennaro Barbato, Comitato Civico di Ottaviano interviene: «Temo per la sorte degli antichi dolium».
Gran parte dei dolium potrebbero essere andati perduti, dunque, come teme Gennaro Barbato, vicepresidente del comitato Civico di Ottaviano, associazione attiva dal 1999 circa la tutela dei beni storici e artistici dell’area vesuviana. Il crollo della tettoia di protezione della villa rustica numero 2, in località Boccia al Mauro, meglio conosciuta come la villa di cava Ranieri, sarebbe imputabile all’usura dei pali in legno posti a sostegno della tettoia che protegge il sito.
«La tettoia di protezione in gran parte crollata è stata realizzata nei primi anni ’80 utilizzando dei comuni pali in legno. Senza manutenzione da parte della Soprintendenza di Napoli e Pompei e dopo oltre trenta anni di incuria – sottolinea il nostro interlocutore – era quasi inevitabile che accadesse il disastro. Temo per la sorte degli antichi dolium», aggiunge Barbato, «la tettoia crollata, infatti, insiste proprio sull’area dove sono conservati i grandi recipienti in terracotta d’epoca romana».
Oltre ad essere in un numero così ingente, i dolium della villa di cava Ranieri, rappresentano un unicum nell’area vesuviana. Al loro interno, infatti, si conservano ancora le derrate alimentari, così come furono solidificate dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
LA VILLA RUSTICA DI TERZIGNO – Quando venne alla luce nel 1981 la villa rustica romana di cava Ranieri, in località Boccia al Mauro nel comune di Terzigno, destò notevole interesse tra gli archeologi e non solo. Liberata dalla coltre di lapilli del Vesuvio risalenti all’eruzione del 79 d.C. la villa restituì oltre a 36 dolium, ovvero grandi vasi in terracotta di forma ovale utilizzati per la conservazione del vino e delle derrate alimentari, anche gli scheletri di cinque individui, presumibilmente i proprietari e i loro servi, che portavano con sé monili d’oro, vasellame d’argento e un sostanzioso gruzzolo di monete.

Autore: Antonio Cangiano

Fonte: www.corrieredelmezzogiono.it, 08/08/2012

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