TARANTO. Il Marta: un “gioiello” da scoprire.

Pubblicato il : 1 Novembre 2015

Finalmente hanno la giusta rilevanza i ricchi contesti funerari ellenistici con le famose oreficerie, la storia di Taranto romana con le sue domus dai variopinti pavimenti, le testimonianze della attività artigianali e della cultura funeraria che, ancora dopo la conquista romana del 209 a.C., presentano forti persistenze greche evidenti nei soggetti delle terrecotte policrome e nelle ultime produzioni in pietra tenera, adeguandosi lentamente alle forme rappresentative tipiche del riti di seppellimento del mondo romano.
Il museo, nato agli inizi del ‘900 con le sue collezioni strettamente legate alla storia antica di Taranto e del suo territorio viene oggi riscoperto dagli stessi pugliesi e italiani, oltre che dagli stranieri, tedeschi in primis, che lo hanno sempre apprezzato. E presto verrà aperto al pubblico un nuovo percorso espositivo al II piano del Museo, con i reperti più famosi delle collezioni già presenti nelle precedenti esposizioni e che il pubblico desidera rivedere a distanza di anni.
puglia_2-300x231Il Marta è conosciuto anche per un numero consistente di oreficerie, che rimangono il polo primario di attrazione, confluite nelle collezioni a seguito delle ricerche condotte a partire dalla fine dell’Ottocento in siti archeologici non solo della Puglia, ma anche della Basilicata. Nei decenni iniziali del Novecento, inoltre, sia reperti singoli che intere parures sono stati immessi nelle collezioni attraverso acquisti e donazioni.
L’uso di materiali preziosi, sia oro che argento, nell’antichità era prerogativa delle classi dominanti, che spesso affidavano anche al luccichio del metallo la loro visibilità all’interno del gruppo sociale di appartenenza. Ornarsi presso gli antichi era una vera e propria arte che seguiva canoni comportamentali differenti sia su base temporale che per ambiti culturali e territoriali.
puglia_3-300x204Il fulgor del lucido metallo, l’ammirazione che destano le delicatissime lamine intagliate delle corone, il ricco repertorio decorativo di diademi, collane, orecchini, le abili e precise cesellature degli anelli e dei sigilli non devono far dimenticare che tali reperti si prestano a letture diverse: hanno senza dubbio un valore intrinseco per il materiale in cui sono realizzati, sono esteticamente rilevanti, sono espressione di un artigianato orafo di alto livello qualitativo, ma sono letti e interpretati anche all’interno del contesto di rinvenimento, per cercare di cogliere i riferimenti all’ambito sociale di appartenenza, ai rituali di seppellimento, al sesso e all’età del defunto e a quant’altro utile per la ricostruzione del quadro storico di riferimento.

Info: www.viaggiareinpuglia.it

Fonte: http://www.archeologiaviva.it

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