SIBARI (Cs): Riprendono gli scavi con la scuola di Atene.

Pubblicato il : 12 Febbraio 2005

Culturalweb ha incontrato il Direttore Regionale per i beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, Francesco Prosperetti, che ci ha parlato della possibilità che i Beni culturali calabresi possono avere per una sviluppo sociale ed economico della regione. Riprendono gli scavi archeologici di Sibari con il finanziamento di Arcus. Bilancio più che positivo per la mostra “Magna Grecia archeologia di un sapere”.

1) In Calabria i Beni culturali come contribuiscono allo sviluppo sociale ed economico del territorio?
In Calabria, come in altre regioni del meridione d’Italia, si va finalmente affermando la consapevolezza che i Beni Culturali e il Paesaggio, troppo a lungo trascurati, possono costituire una risorsa che può garantire sviluppo al territorio, soprattutto come fattore di incremento dell’economia legata al turismo di qualità.
Il fallimento di altri modelli ha fatto comprendere meglio, negli ultimi anni, il potenziale costituito dal patrimonio culturale e ambientale, il cui recupero è ora sostenuto in maniera significativa dai fondi strutturali a disposizione delle regioni.
Confidiamo che attraverso una nuova programmazione degli investimenti, concertata tra Stato Regione ed Enti Locali, si possano meglio mettere a fuoco obbiettivi e finalità degli interventi, che rispetto al passato devono tendere ad una maggiore concentrazione e visibilità.

2) Quali sono le strategie per la valorizzazione del patrimonio architettonico storico archeologico della Calabria?
Sicuramente il patrimonio artistico della regione ha sofferto in passato di un problema di immagine, non essendo adeguatamente conosciuto nella sua effettiva consistenza neanche dai calabresi.
La creazione di un museo nazionale a Cosenza, i restauri di numerosi palazzi e castelli, gli scavi e i restauri archeologici dei siti della Magna Grecia hanno contribuito in anni recenti alla migliore conoscenza delle cospicue testimonianze del passato, ma certo occorre ancora una azione coordinata per promuovere al meglio l’immagine della regione.
Le strategie, concordate con l’amministrazione regionale, puntano all’individuazione di sistemi (i castelli, i parchi archeologici, i musei) su cui è necessario investire non soltanto in lavori, ma anche per la produzione di eventi legati ai luoghi della cultura. Ciò non soltanto per garantire la visibilità degli investimenti ma anche perché la promozione di eventi, quali spettacoli e mostre, ci offre la possibilità di avvicinare i Beni Culturali alla società civile, incrementando i rapporti con il mondo delle associazioni e della scuola.

3) Sta per chiudere a Catanzaro la grande mostra “Magna Graecia archeologia di un sapere”, un bilancio.
La mostra, voluta dall’ateneo Catanzarese e curata dal prof. Salvatore Settis, è stata realizzata con il fondamentale contributo della Soprintendenza ai Beni Archeologici, retta dalla dott.sa Annalisa Zarattini.
Si è trattato di un evento importantissimo, che ha registrato una grande affluenza durante tutto il periodo estivo e che ha consentito di fare il punto sulla domanda di cultura e l’offerta potenziale presente in regione. La Magna Grecia è appunto uno di quei sistemi su cui si può incentrare in futuro la politica di valorizzazione del patrimonio, emblematico tuttavia di un problema che sottende in generale a tutti gli interventi di questo genere in Calabria.
Non serve investire su un marchio, pure evocativo e forte come la Magna Grecia, se a questo non corrisponde un’azione forte su tutti settori connessi, anche latamente, alla valorizzazione del bene. Si tratta di ragionare in maniera integrata, affinché gli investimenti non si disperdano in interventi scoordinati ma tendano piuttosto a configurarsi come un inscindibile insieme, comprendente azioni sull’ambiente la promozione turistica, lo spettacolo, la ricettività e l’accoglienza, i trasporti, la formazione. 4) Arte contemporanea e siti archeologici, esperienze e progetti.
Il principio della promozione di eventi basati sull’integrazione di diverse tematiche, di cui ho detto prima, ci ha guidato anche in questo caso all’organizzazione di una bella iniziativa, tenuta la scorsa estate nel parco archeologico di Scolacium, il centro antico che ha dato il nome al grande Golfo di Squilllace. Si è trattato dell’esposizione all’aperto, nel teatro romano, nello spazio del foro, nella basilica, di alcune grandi sculture di tre indiscussi maestri del contemporaneo: Mimmo Paladino, Jan Fabre e Tony Gragg. Contemporaneamente ha avuto luogo un festival di musica e teatro.
L’effetto, per certi versi sorprendente, è stato che il nuovo evento creato nel parco ha attirato migliaia di nuovi visitatori, che hanno potuto godere le opere d’arte in un contesto pieno di altre suggestioni, e scoprire un luogo che, pur essendo aperto e visitabile da anni, risultava tuttavia sconosciuto ai più.
La commistione tra antico e contemporaneo, che personalmente avevo già sperimentato, quando ero soprintendente a Salerno, nell’organizzazione de “Le Opere e i Giorni” alla Certosa di Padula, si è dunque rivelata ancora una volta una mossa vincente nella promozione dei siti.
Una nuova iniziativa, questa volta con opere di Mario Schifano, è programmata per dicembre al Museo di Capocolonna presso Crotone, mentre per la prossima estate si conta di ripetere l’esperienza di Scolacium con nuovi artisti.

5) Riprendono gli scavi di Sibari con la Scuola Archeologia di Atene e il finanziamento di Arcus.
Non c’è dubbio che il territorio di Sibari celi uno dei più grandi e importanti siti dell’antichità, preservato sotto terra dall’abbandono occorso a causa della subsidenza del suolo. I resti dell’antica colonia greca di Sibari e delle due città che ad essa si sono poi sovrapposte (la più tarda Thuri, dal rigoroso impianto Ippodameo, e la romana Copiae) giacciono infatti ormai ad alcuni metri sotto il livello del mare. Questa condizione, che impone di pompare via continuamente l’acqua della falda per mantenere asciutti gli scavi, ha costituito tuttavia nei secoli un grande fattore di conservazione dei resti, preservati integri proprio a causa del mancato impianto di successivi insediamenti, come viceversa è successo a Crotone, in cui la città greca è tutta al disotto della città moderna.
Si pensi poi al fatto che il territorio, vincolato per quasi 500 ha, conta circa 170 ha già di proprietà demaniale, e ci si potrà rendere conto delle straordinarie potenzialità del sito. Per questo motivo è stato redatto, d’intesa con la Regione, un accurato studio di fattibilità per analizzare le possibili soluzioni del problema costituito dall’acqua di falda, e consentire così lo scavo sistematico dell’area.
Era tuttavia necessario ed urgente, dopo i grandi ritrovamenti degli anni sessanta, riprendere da subito gli scavi di indagine, che confermassero l’effettiva estensione e consistenza dei resti antichi. Ciò è stato reso possibile dalla generosa disponibilità della Scuola Archeologica Italiana di Atene, diretta dal prof. Emanuele Greco, e dal finanziamento disposto da ARCUS. Per la prima volta, così, anche archeologi greci hanno potuto scavare nel sito della loro antica colonia!
Un primo passo per una effettiva ripresa della messa in luce dell’antica Sibari, un tema che siamo certi troverà posto nella programmazione delle risorse del nuovo Quadro Comunitario di Sostegno (2007-2013), tra le priorità per la valorizzazione del grande e importante patrimonio culturale della Calabria.

Fonte: CulturalWeb 17/11/05
Autore: Maurizio Cerulli

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