SCOZIA (GB). Ritrovato un antico castrum grazie ai satelliti.

Pubblicato il : 2 Gennaio 2012
satelliti_archeo
Passato e presente si uniscono in nome dell’archeologia. Storia e moderna tecnologia confluiscono in una scienza che ha come obiettivo principe quello di restituire oggi quello l’uomo era e faceva ieri.
Grazie alle nuove strumentazioni di cui si dispone, gli archeologi si avvalgono di immagini aeree e satellitari per analizzare caratteristiche cromatiche anomale presenti nei campi o fuori dalle aree urbane. Sono indice di antiche tracce, ad esempio, alcuni repentini cambiamenti nella colorazione dell’erba oppure la crescita o totale mancanza di vegetazione tali da formare figure geometriche complesse e del tutto innaturali; infine, persino il rapido o lento scioglimento della neve in determinati punti segnalerebbero la presenza di qualcosa di artificiale celato sotto il suolo.
InchtuthilSolo in Scozia, grazie a questa tecnologia, è stato possibile individuare il castrum di Inchtuthil. La colorazione dell’erba, infatti, cambia a seconda della presenza o meno di mura sottostanti. Ma sono individuabili anche strutture più o meno complesse anche nelle città. Ci sono reticoli e confini cittadini ben evidenziati dalle mura o dalle piazze circolari, in alcuni casi, anche crocevia di strade e vicoli.
La difficoltà sta nell’individuare queste tracce del passato nelle odierne città i cui abitanti, volenti o nolenti, hanno in parte occultato i tesori dell’antichità. E, sebbene molte piazze o interi quartieri vivono degli antichi disegni progettuali delle città, spesso per gli archeologi è di aiuto più un occhio dal cielo che un attrezzo per gli scavi.
In Egitto, tramite il Centro di Documentazione del Patrimonio Culturale e Naturale, ci si è avvalsi del progetto HORUS proprio a tale scopo. Questo metodo utilizza tecniche di rilevazione di forma su immagini satellitari che, in seguito, vengono sottoposte a confronto. Unendo la conoscenza storica con le procedure satellitari, HORUS ha prodotto non solo un’ulteriore fonte di acquisizione dati, ma anche una riduzione dei costi (anche in termini di tempo) nelle attività di routine che precedono il ritrovamento di un sito.
Infine, un aggiuntivo servizio offerto dal satellite è legato al monitoraggio per l’identificazione degli scavi archeologici illegali. Un’area geografica rappresentativa e che finora ha costituito un valido strumento di prova di tale prestazione è il sito di Saqqara, a circa 25 km da Il Cairo.

Autore: Federica Vitale

Fonte: Nextme.it, 16/12/2011

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