SANT’ANTIOCO (Ca): Il nuovo Museo Archeologico.

Pubblicato il : 19 Settembre 2005

Nel 1956 prendevano avvio nell’abitato di Sant’Antioco, l’antica Sulky (Sardegna sudoccidentale), le fruttuose campagne di scavo nelle aree del tofet e della necropoli ipogeica di età punica (V-III sec. a.C.). Le ricerche erano condotte dal soprintendente Gennaro Pesce e dal punicologo Ferruccio Barreca, all’epoca ancora un semplice ispettore prima di assumere lui stesso la direzione della Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano.

Centinai di stele in pietra e di urne fittili, insieme ai vasi in terracotta che formavano i corredi tombali, imposero la creazione di un deposito.

Nello stesso periodo, nella’rea adiacente al settore della necropoli punica ipogeica, denominata Is Pirixeddus, “le piccole pere”, era iniziata la costruzione di tre palazzine destinate all’edilizia popolare, in quella che all’epoca era l’immediata periferia del paese. Conclusi i lavori del primo edificio e iniziati quelli per i successivi, nelle trincee di fondazione di età punica e, forse, di un grande santuario di età romana, per cui le autorità spostarono il cantiere per le case popolari, mentre il secondo piano dell’unica palazzina edificato fu dato in uso alla Soprintendenza come deposito.

Barreca decise che almeno una parte dei materiali meritava di essere esposta. Si deve dunque alla lungimiranza di questo grande archeologo si oggi a Sant’Antioco apre i battenti il Museo archeologico, giustamente intitolato allo stesso Ferruccio Barreca. L’allestimento è stato curato da chi scrive, con la collaborazione di Paolo Bernardini e del personale della locale sezione della Soprintendenza e con l’aiuto di tanti giovani dell’Università di Sassari.

Il Museo di Sant’Antioco, ospitando le testimonianze di un unico grande centro urbano dell’antichità, si presenta come la più importante esposizione monografica della Sardegna.

La prima sezione comprende vetrine con materiali d’uso quotidiano e funerario, relativi al periodo Calcolitico (fine IV-III millennio a.C.) e all’età del Bronzo (II millennio a.C.), provenienti dall’area cosiddetta del Cronicario (la casa di riposo degli anziani), rinvenuti negli strati sottostanti le vestigia della città fenicia. Non mancano testimonianze di culture prenuragiche (Ozieri e Sub Ozieri), a cavalli fra il IV e III millennio a.C., e significativi frammenti di ceramica nuragica (età del bronzo).

Il fulcro del museo è logicamente dedicato alla civiltà fenicia e punica. La seconda sezione ospita, infatti, quanto è stato trovato nella necropoli dell’antica Sulky. Si inizia con i plastici del tofet e del porto antico, mentre seguono le vetrine con gli oggetti, soprattutto vasellame, che accompagnavano i defunti. Nel vasto andito campeggiano due grandi leoni in pietra che probabilmente guardavano la porta settentrionale dell’antica cinta muraria; sono due splendide opere ispirate alle sculture che fin dal II millennio a.C. venivano poste alle porte delle città siro-anatoliche.

Superata la “porta dei leoni”, si accede alla terza sezione, anch’essa dedicata in parte alla necropoli punica. Vi troviamo la ricostruzione della tomba di via Belvedere, una delle più antiche di Sulky, mentre in altre vetrine sono conservati gioielli, amuleti, maschere in terracotta e statuine. Viene poi il settore dedicato al tofet (il santuario fenicio e punico del dio Baal Hammon e della dea Tinnit), dove, con riti particolari, venivano deposta le ossa dei fanciulli mai nati o deceduti in tenerissima età.

Splendida una collezione acquisita dal Ministero e ceduta al museo, composta da oltre duecento amuleti e seicento vaghi di collana in vetro e pasta vitrea, oltre a tre coppe (di cui una recante un’iscrizione punica di oltre cento caratteri), bracciali in argento e duecento bottoni in osso.

La quarta e ultima sezione contiene ceramiche, ossi e metalli dall’are del Cronicario, dove sono stati rinvenuti gli edifici relativi alla prima città fenicia, datati intorno al 770 a.C., ai quali si sovrapposeo un santuario, forse di Demetra, e abitazioni di età romana del III e II sec. a.C. Proprio nel segno di questa continuità sono esposti i corredi tombali della necropoli di età romana imperiale.

Info: 0781 83590
Fonte: Archeologia viva 01/07/05
Autore: Piero Bartolini
Cronologia: Protostoria

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