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ROMA. Celebrazione del completamento del restauro della piramide di Caio Cestio.

piramide cestia

piramide cestiaUna vera e propria festa all’aperto, in una splendida giornata primaverile, conclude a Roma il restauro della Piramide di Caio Cestio tornata luminosa e splendente. Come l’area che la ospita a cui tutti possono accedere, grazie a una lunga e dolce rampa realizzata dalla Soprintendenza (400 mila euro). Sole, cielo azzurro, pubblico delle grandi occasioni, organizzazione senza sbavature né imprevisti, un grande gazebo per riparare invitati e autorità.
Dal mecenate Yuzo Yagi ai rappresentati del governo, i sottosegretari Francesca Barracciu per il Mibact e Benedetto Della Vedova per gli Esteri, all’ambasciatore del Giappone Kazuyoshi Memoto, al direttore del monumento Rita Paris e dei lavori Maria Grazia Filetici, al Soprintendete Francesco Gasperetti, al Sindaco di Roma Ignazio Marino chiamato a prendere in considerazione la pedonalizzazione dell’area della Piramide.
Tutto perfetto secondo i programmi. E non poteva essere diversamente per un restauro da manuale, iniziato bene e finito altrettanto. Una storia che ha dell’incredibile se non fosse vera. Protagonista assoluto quanto discreto un imprenditore del Sol Levante, Yuso Yagi (niente vantaggi fiscali, né pannelli pubblicitari, solo una targa a ricordo), a capo di un impero che si occupa di moda, che ha elargito a puro titolo liberale due milioni di euro in due tranche di un milione alla volta.
La sua azienda, la Yagi Tsusho, voleva festeggiare i quarant’anni di attività a Milano restaurando un monumento del nostro paese. Merito dell’ambasciatore Umberto Vattani, presidente della Fondazione Italia Giappone, averlo orientarlo verso Roma, mostrandogli la Piramide. Sarà stato il bianco del marmo (pur se offuscato dal tempo) il suo colore preferito, sarà stata la sua forma essenziale o la sensazione di fermare il tempo, certo è che durante una cena, racconta l’architetto Filetici, presentato il progetto pronto per essere realizzato, ha optato per la Piramide. E tutto si svolge in tempi ravvicinati.
A settembre 2010 l’incontro con i responsabili della Piramide, a dicembre la comunicazione al Ministero del finanziamento di un milione, a marzo 2012 la firma della convenzione fra le parti, a novembre l’inizio dei lavori di restauro. A dicembre 2013 Yagi concede un secondo finanziamento di un milione di euro. I lavori possono proseguire e terminano, con 75 giorni di anticipo sulla data stimata, il 19 dicembre 2014, anno dedicato al bimillenario della morte di Augusto.
“Un caso esemplare di collaborazione pubblico-privato, demonizzata in passato, che va percorsa con sempre maggiore convinzione”, come si fa all’estero, grazie anche all’Art Bonus, precisa la sottosegretario Barracciu.
Un record il restauro ultimato in 327 giorni, come un record fu la costruzione della Piramide portata a termine in 330 giorni. Venne costruita infatti tra il 18 e 12 a. C. in epoca augustea, dopo la conquista dell’Egitto da parte di Augusto.
“Allora era di gran moda ispirarsi ai modelli egizi” e molti furono coloro che si fecero costruire piramidi per accogliere le loro spoglie, ma “solo la Piramide Cestia è scampata alla distruzione” perché inglobata nelle mura aureliane, ricorda Paris. Che sia di Caio Cestio epulone, appartenente alla Gens Publilia, è provato dalle iscrizioni sul monumento che i suoi eredi erano chiamati a costruire entro un anno dalla sua morte, pena la perdita dell’eredità. E così fecero. Un’opera eretta secondo la tecnica costruttiva romana e rivestita di marmo lunense. Le misure sono quelle canoniche: base di 100 piedi e altezza di 125 piedi, la camera funeraria (violata nel Medio Evo asportando l’urna), ha volta a botte, on elegante decorazione pittorica in terzo stile pompeiano. Un monumento fastoso ma costruito fuori porta, rispettando la lex Iulia sumptuaria contro il lusso eccessivo, promulgata nel 18 a.C.
Tutto quello che conosciamo della Piramide si deve alle iscrizioni, “due ripetute sui lati est e ovest, una più piccola sul lato est e a quelle sulle basi esterne”, dice Paris. Un monumento simbolo, ma in pessime condizioni, che nel tempo ha subito molti restauri come quello di papa Alessandro VII Chigi che nel 1659 stanziò cinque mila scudi e non trasformò, come voleva la corte, il sepolcro romano in una chiesa, aprendo la porta che conduce alla camera sepolcrale. E frequentata per la sua forma catalizzatrice di energia per riunioni esoteriche, a cui partecipò anche Ugo Foscolo.
L’intervento diretto dall’architetto Filetici, realizzato da architetti, archeologi, strutturisti, chimici, restauratori è stato preparato nei particolari per i problemi delle acque stagnanti del terreno in cui sorge (anticamente l’area si chiamava “i prati di Testaccio”), le infiltrazioni d’acqua nella cella, l’attacco di microorganismi e dello smog sui blocchi di marmo di Carrara anche a causa dell’uso di acidi in un restauro degli anni ’60. E poi c’erano i costi altissimi di cantiere per i ponteggi. Provvidenziale l’elargizione del signor Yogi.
“E’ stato il primo intervento globale” che si è avvalso delle competenze degli specialisti e degli enormi progressi della tecnologia. Qualche esempio? L’impiego, contro eventuali terremoti e per contenere le deformazioni dei rivestimenti di marmo (presenti già nel ‘600), di mega stop in acciaio inossidabile lunghi fino a sette metri, i rilievi con laser scanner, l’impiego di droni per le vedute, e per il monitoraggio l’utilizzo di rocciatori che a 36 metri di altezza andranno a riprendere delle lastrine di marmo su cui fare dei test sull’efficacia dei protettivi impiegati. Perché possano servire anche per altri restauri.
La Piramide è visitabile il secondo e quarto sabato del mese per singoli e gruppi con prenotazione obbligatoria. 

Info: 06-39967700 e www.coopculture.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: http://www.quotidianoarte.it  21 apr 2015

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