ROMA. Capo di Bove da Erode Attico allo Stato.

Pubblicato il : 29 Agosto 2006

Era il gennaio 2002 quando il Ministero, su segnalazione della Soprintendenza archeologica di Roma ed esercitando il diritto di prelazione, entrò in possesso di un’area di 8500 mq. lungo la via Appia Antica, subito dopo il Mausoleo di Cecilia Metella, pagando la somma di 3 miliardi delle vecchie lire. La località, denominata Capo di Bove, comprendeva un parco, una villa su tre livelli e una costruzione più piccola, con importanti resti archeologici inediti e già visibili sparsi nel verde, strutture murarie e un mosaico bianco e nero, una rilevanza storico-archeologica eccezionale data la posizione.
Alla fine di quell’anno iniziarono gli scavi e le ricerche d’archivio, poi i lavori sui due edifici, il minore destinato ad accogliere il pubblico, la villa vera e propria ristrutturata per ospitare il Centro di Documentazione dell’Appia e l’Archivio di Antonio Cederna, donato dalla famiglia allo Stato.
La proprietà è a 250 metri dal muro del Castrum Caetani che nel Medioevo inglobò il Mausoleo di Cecilia Metella trasformandolo in una delle torri principali del fortilizio. Nel II sec. d.C. faceva parte del “Triopio”, la celebre villa-azienda di Erode Attico, vasto fondo agricolo dai confini ancora poco chiari che il ricchissimo governatore, retore e filosofo possedeva al III miglio della via Appia.

Nel 1302 il “Casale di Capo di Bove” (il toponimo si deve ai bucrani del fregio sommatale della tomba di Cecilia Metella) fu acquistato dal cardinale Francesco Castani, nipote di papa Bonifacio VIII e costruttore del Castrum attiguo, che ne mantenne le caratteristiche agricole “…con tutte le difese, le vigne, i vivai,…”.

Passata per più proprietari, dal 1870 l’area è in mani private e mantiene fino al 1943 la sua destinazione agricola per poi essere trasformata in residenza di lusso.
Gli scavi, ultimati nel luglio del 2005, hanno interessato una superficie complessiva di circa 1400 mq. Ulteriori saggi di scavo, eseguiti durante la sistemazione del giardino della villa, hanno rilevato la presenza di altre murature antiche che però ancora non è stato possibile indagare. Finora è emerso un impianto termale costruito alla metà del II sec. d.C., ma utilizzato almeno fino al IV sec., come attestano tipologia di murature e ritrovamenti (ceramica, monete, bolli laterizi, lucerne). La scoperta di mosaici, numerosi frammenti di marmi policromi alcuni ancora in situ, e porzioni di intonaco dipinto rivela la particolare eleganza e raffinatezza degli ambienti, probabilmente a uso privato e collegati alla figura di Erode Attivo (una lastra di marmo riporta il nome di Annia Regilla, sua moglie). L’ingresso principale dell’impianto termale doveva aprirli, in forme monumentali, lungo la via Appia; all’approvvigionamento idrico contribuivano due grandi cisterne, su una delle quali è stata impiantata la villa.
Gli scavi hanno restituito, parzialmente conservati, sia il sistema di riscaldamento sia quello di immissione e smaltimento delle acque termali che ha restituito oggetti minuti tra cui un dado da gioco in osso, una spatola in bronzo per il trucco, aghi crinali in osso per le acconciature delle signore, monete in bronzo.

L’edificio principale, con il paramento realizzato interamente con materiali di riuso, anche di pregio, ospiterà il Centro di Documentazione dell’Appia, con documenti e fondi d’archivio specialistici aperti a studiosi e studenti, realizzato insieme alla Soprintendenza comunale e d’intesa con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e Italia Nostra, e l’archivio di Antonio Cederna che all’Appia ha dedicato un impegno particolare. Nelle sale principali potranno essere ospitate esposizioni e incontri di studi, oltre a iniziative didattiche per scuole e tempo libero.


Fonte: Il Giornale dell’Arte 01/07/2006
Autore: Federico Castelli Gattinara
Cronologia: Arch. Romana

Print Friendly, PDF & Email
Partners