POMPEI (Na). Un’iscrizione cambia la data dell’eruzione: avvenne il 24 ottobre del 79 d.C.

Pubblicato il : 17 ottobre 2018

Una iscrizione in carboncino potrebbe ridatare l’eruzione del Vesuvio che ha distrutto Pompei e il merito potrebbe essere di “un operaio buontempone che lo ha scritto sul muro di una stanza in ristrutturazione”, all’interno di una frase scherzosa. Lo ha detto il direttore generale Massimo Osanna. “E’ un pezzo straordinario di Pompei datare finalmente in maniera sicura l’eruzione. Già nell’800 un calco di un ramo che fa bacche in autunno aveva fatto riflettere, oltre al rinvenimento di melograni e dei bracieri”.
Due dimore di pregio con preziose decorazioni sono venute alla luce e hanno ridefinito lo spazo urbano nella Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei.
Riaffiorati dai lapilli la “Casa con giardino”, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la Casa di Giove, con le pitture in primo stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia dell’eruzione e della città antica.
L’iscrizione a carboncino, in particolare, è la traccia tangibile di un momento di vita quotdiana e supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto. La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. La data appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate. Ci dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione.
Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile ed evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 dopo Cristo, una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.
La casa, come già osservato, era in corso di ristrutturazione al momento dell’eruzione; ciò può spiegare come mai, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, e con pavimenti cementizi in alcuni casi con tessere o con lastre marmoree, vi fossero alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura privi di pavimento, come l’atrio e il corridoio di ingresso.
Proprio le pareti dell’atrio e del corridoio di ingresso hanno conservato una notevole quantità di graffiti, in corso di studio, con frasi, in alcuni casi di carattere osceno e con disegni (tra cui alcuni volti stilizzati). In maniera insolita, si sono conservati in buone condizioni, disegni tracciati con calce o gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo, e con carbone, anche in questo caso volti umani. Tra quest’ultimi anche l’iscrizione a carboncino, che supporterebbe l’ipotesi che l’eruzione del 79 dopo Cristo possa essere avvenuta il 24 ottobre, piuttosto che il 24 agosto.
Nel sito torna il ministro Alberto Bonisoli dopo quattro mesi dalla sua prima uscita da ministro dei beni culturali del governo Conte, che avvenne proprio negli Scavi l’8 giugno scorso.
Pompei continua a stupire e il ministro non nasconde la sua soddisfazione per la storia, dell’archeologia vesuviana. Ad accompagnarlo ci sono il direttore del Parco archeologico Massimo Osanna, il direttore generale del Grande Progetto, il generale dei carabinieri Luigi Cipolletta e il sindaco di Pompei Pietro Amitrano. Bonisoli definisce il ritrovamento dell’iscrizione “una scoperta straordinaria. Può darsi che un amanuense si sia sbagliato e abbia fatto una trascrizione non fedele. Oggi un pochino, con molta umiltà, ma forse stiamo riscrivendo i libri di storia perché stiamo datando l’eruzione nella seconda metà di ottobre”.
Nuove scoperte a Pompei, dagli affreschi a mosaici e graffiti
Il grande intervento che sta interessando gli oltre tre chilometri di fronti che costeggiano i 22 ettari di area non scavala ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la pendenza e mettendoli in sicurezza al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni sulle strutture già in luce.
Nell’area del cosiddetto cuneo, in particolare, si è reso necessario, al fine di proteggere gli edifici emersi già nell’800, procedere a un vero e proprio scavo di oltre mille metri quadri che consentisse di arretrare il fronte e garantisse la sicurezza delle strutture in luce.

Fonte: https://napoli.repubblica.it, 16 ott 2018

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