POLLEDRARA DI CECANIBBIO (Rm): Un museo di trecentomila anni il sito paleontologico tra la via Aurelia e la via Boccea di Roma.

Pubblicato il : 4 Marzo 2004

Un ampio padiglione di 900 mq. si erge intorno ad una parte dell’area di scavo, costituendo il museo visitabile: sono visibili i resti fossili così come rinvenuti dagli archeologi, ancora sul terreno.

E’ il più grande complesso paleontologico che esista in Europa ed è costituito dall’alveo di un fiume ormai scomparso; poggiati sui fondali e talvolta spinti verso i margini dalle correnti delle remote acque sono stati ritrovati prevalentemente resti di elefanti antichi, scomparsi prima dell’ultima glaciazione.

La notevole quantità di materiale rinvenuto – reperti fossili di straordinaria importanza, che risalgono a circa trecentomila anni fa – ha consentito, per la prima volta, di affrontare uno studio paleontologico dell’elefante.

Un ampio padiglione di 900 mq. si erge intorno ad una parte dell’area di scavo, costituendo il museo visitabile: sono visibili i resti fossili così come rinvenuti dagli archeologi, ancora sul terreno.

Sia il fondale del fiume, che il materiale di copertura, si presentano di origine vulcanica e proprio la fluorite, sostanza vulcanica gassosa, solidificata tramite gli agenti atmosferici, precipitata al suolo e poi stratificatasi, nonché frammentata dalla corrente fluviale, ha permesso la fossilizzazione, sostituendosi al materiale organico delle ossa.

Chi visita il museo, percorrendo un camminamento sopralevato sugli scavi, si affaccia su un mondo lontano, testimoniato dai reperti fossili ben conservati di enormi animali. Sorprendenti i resti ancora in connessione di un elefante antico, che morì in posizione eretta intrappolato nella zona paludosa del fiume. Sopra i suoi resti sono stati ritrovati anche quelli di un lupo, che patì la stessa sorte forse nel tentativo di nutrirsi della carne del pachiderma.

Evidenti sono anche le corna imponenti di buoi primigeni, quelle di un cervo antico, le mandibole massicce di un rinoceronte e numerosi crani e zanne di elefanti della lunghezza di almeno quattro metri. Sono documentati i ritrovamenti di strumenti litici di piccole dimensioni (8-10 cm.) -ne sono stati rinvenuti parecchie centinaia – costruiti dall’uomo pre-neanderthaliano, molti dei quali tanto ben conservati da consentire il rilevamento delle tracce d’uso.

La campionatura del terreno ha rivelato l’esistenza di numerosissime parti fossili di piccoli animali come rettili, uccelli acquatici e soprattutto topi, utilissime per lo studio delle eventuali mutazioni climatiche del territorio nel corso dei tempi. I piccoli animali infatti e specialmente i topi, avendo una vita molto breve, hanno un processo evolutivo e di adattamento all’ambiente veloce, facilmente riscontrabile nel corso delle numerose generazioni di roditori che si susseguono durante la vita di una sola generazione di elefanti.

Le visite si effettuano tramite prenotazione al PRC call center della Soprintendenza Archeologica di Roma tel.0639967700.
Fonte: CulturalWeb 08/01/04
Autore: Donatella Moraggi
Cronologia: Preistoria

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