POGGIO RUSCO (Mn). Trovata la necropoli romana.

Pubblicato il : 20 Dicembre 2006

Necropoli birituale romana attiva probabilmente fra il I e il IV secolo dopo Cristo.
La responsabile del nucleo operativo mantovano della sovrintendenza archeologica lombarda classifica così l’ultima scoperta, freschissima, avvenuta nella Bassa.
A Poggio Rusco, nell’area della corte Boccazola Vecchia. Necropoli vasta. Elena Menotti: «Le tombe individuate finora sono trenta».
Linea di continuità fra Età del Bronzo Etruschi e impero Al confine sud del territorio poggese, a un niente dal Modenese; in fondo alla provincia, ai limiti della giurisdizione della sovrintendenza archeologica lombarda.
Eppure il sito di Boccazola Vecchia è ritenuto uno dei più sorprendenti dell’area, un modello, da tempo ben conosciuto dagli studiosi. Ritenuto un abitato dell’Età del Bronzo, gli archeologi ne hanno elevato i caratteri, affermando la sua natura etrusco-padana. Interessante la continuità spazio-temporale del sito anche in epoca romana, e sempre su un probabile e fondamentale corso d’acqua che oggi potrebbe essere individuato nella linea del vicinissimo canale che segna il confine fra Poggio e la Mirandola.
Ieri a Boccazola Vecchia è andato anche il sindaco Sergio Rinaldoni: la scoperta toglie per tutto e per sempre il paese dell’Oltrepò dalle convinzioni inesorabii dei pantani, della desolazione e dello spopolamento. Ai margini settentrionali della corte agricola, che sorge su un dosso, dall’altra parte della Boccazola Nuova, gli archeologi hanno individuato la necropoli, indispensabile per datare, analizzare, studiare e capire la vita in loco.
Le sepolture finora affiorate sono trenta e, appunto, birituali, vale a dire caratterizzate o dall’inumazione dei corpi (sepolture in laterizio) o dal deposito dei vasi contenenti le ceneri dei defunti. Una evoluzione dei costumi e dei riti che conferma la persistenza dell’abitato in un tempo assai largo. Ipotesi confermate.
Il sito poggese è andato in continuità dall’Età del Bronzo alla stagione etrusca sino al tardo impero. Sta di fatto che la corte è leggendaria per la ricchezza di materiali superficiali, la loro varietà, i suoi caratteri che non si interrompono. E chissà che cosa potrebbe celarsi sotto la casa che sta sul culmine del dosso.
Nell’intorno per anni e anni hanno operato l’aratro, gli scavi ufficiali e i visitatori clandestini. A questo punto si è fatto il tempo che l’amministrazione comunale riservi la massima attenzione a questa testimonianza di preistoria, protostoria e storia antica (tutto in un solo lembo di terra). Il Poggio etrusco potrebbe meritare un museo, un antiquarium, ricostruzioni virtuali. C’è una storia importante, nel bel mezzo dell’acquitrino.


Fonte: Gazzetta di Mantova 08/12/2006

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