PITIGLIANO / SORANO (Gr). Il caso delle due statuine in piombo di Zertus e Velia.

Pubblicato il : 7 Giugno 2020
pitigliano

Nel cuore della Maremma Toscana durante il periodo etrusco-romano si eseguivano malefici e jatture, come Il caso della storia d’amore tra Zertur e Velia.
Le attività archeologiche, intraprese dagli studiosi inglesi e italiani a cavallo tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, generarono nella popolazione locale una passione ”profanatrice”, trasformando in poco più di un cinquantennio svariati agricoltori in neofiti scavatori clandestini.
Le attività volte illecitamente alla ricerca di oggetti antichi, intraprese all’interno dei sepolcreti di epoca etrusca, qualche manufatto sfuggì al saccheggio. Come il caso delle due statuine di piombo, rinvenute da un agricoltore nei pressi della cittadina di Pitigliano, particolari per la postura e l’iscrizione onomastica incisa sulla gamba destra: ZERTUR CECNAS il nome maschile e VELIA SATNEA quello femminile.
L’agricoltore, nella speranza di ricavare un immediato profitto, pensò bene di affidarle al modesto curato di Pitigliano Don Nicomede Segnini che le consegnò agli archeologi presenti in Sovana.
Nel 1908 le due statuine, nude e con le mani legate dietro la schiena attribuire al tardo periodo Etrusco – Romano, furono acquistate dal Museo Topografico dell’Etruria di Firenze ed erroneamente dichiarate nell’inventario come provenienti da Sovana, falsando l’effettiva dichiarazione fornita dal sacerdote. Dello stesso avviso fu il regio ispettore per le Antichità Evandro Baldini, nostro concittadino, il quale affermò con sicurezza che esse furono rinvenute a Pitigliano presso Valle Rodeta.
Oggi, mutili della gamba sinistra, ricompaiono all’interno del museo di S. Mamiliano in Sovana, nel quale oltre a numerose suppellettili e alle preziose monete auree possiamo ammirare I due ignudi personaggi.
Il significato della postura e il piombo, materiale con cui sono state realizzate, da spazio a una probabile ipotesi della maledizione “Katadesmos” (che deriva dal verbo defigere che significa inchiodare cioè legare i propri nemici a un terribile destino) che avrebbe colpito i due personaggi, probabilmente amanti o forse indesiderati perché portatori di sciagure.
Zertur e Velia attratti dalla reciproca passione andarono oltre il lecito religioso; l’amore, forse negato, raggiunge e afferra quel desiderio proibito e tanto sospirato.
Le statuine dei due amanti, maledetti dopo la morte, dimostrano come il sentimento umano va oltre l’eterna maledizione, divenendo immortali, soltanto per essere stati amanti.

Per saperne di più, da: “Le Antiche Dogane” Settembre 2013 – Misteri e jatture nella Sovana Etrusco-Romana –Il caso delle due statuine in piombo di Zertur e Velia.

Autore:  Riccardo Pivirotto.

Fonte: https://www.facebook.com, 6 giu 2020

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