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Paolo CAMPIDORI. Etruschi: i simboli ci rivelano le loro origini e credenze.

Oggi si insiste tanto sul “mistero” etrusco, ma perché?  Forse il mistero degli Etruschi è la nostra  incapacità di penetrare la loro intima realtà. Ecco perché è necessario conoscere la loro simbologia.
I simboli trascendono la parola, sono qualcosa di più del linguaggio, perché il linguaggio cambia con il tempo e con i luoghi, ma i simboli rimangono immutabili ed universali. Tuttavia fra il VII e il VI sec. a.C. la storia etrusca, ma non solo etrusca, conobbe un fenomeno che fu causa di potenti rivolgimenti. In quell’epoca esplosero antichi e sopiti fermenti e residui di precedenti civiltà soggiogate tornarono a galla; rifiorirono gli istinti femminili di una popolazione sconosciuta, definita da Erodoto “pelasgica”. In questo nuovo ciclo storico i simboli divennero solo rappresentazioni estetiche prive di ogni sublime significato.
Si moltiplicarono le teorie delle sette e delle scuole e il ritualismo divenne sempre più stereotipato. Il regime aristocratico delle città etrusche scricchiolò e il potere cadde nelle mani dei popolani e dei mercanti, dissociandosi dall’autorità spirituale. In questo sfacelo nacque il regime democratico, trionfo dei principi femminili e materialistici. Riprese vigore il rito funebre dell’inumazione col quale si volle restituire il defunto alla madre terra.
Questi sintomi annunciarono ventisette secoli fa una minaccia alla civiltà etrusca, per iniziare un nuovo ciclo storico del quale noi facciamo parte integrale, e senza essere pessimisti, la parte culminante.
Capire la simbologia degli Etruschi, credo voglia senz’altro dire capire questo popolo e il loro mondo che li ha circondati per circa dieci secoli. Ma, badiamo bene, gli Etruschi esistono ancora, sono sempre esistiti, sono fra di noi e in mezzo a noi. I Romani, grazie a Dio, non hanno scalfito minimamente la loro storia, la loro personalità, la loro sapienza e la loro grandezza; anche se hanno cercato in tutti i modi  di cancellare per sempre  anche il minimo ricordo della loro civiltà.
Lo stesso comportamento hanno riservato a tutti i popoli  italici pre-romani per far prevalere la loro falsa civiltà e le loro manìe di grandezza.  Ogni giorno riemergono dal terreno, dopo lunghissimo sonno, le testimonianza della loro civiltà: oggetti metallici, sculture,  vasi di terracotta, i loro simboli religiosi, insomma  tutto ciò che  apparteneva a questo grande popolo.
I Musei di tutto il mondo si sono riempiti di reperti della loro civiltà e tutto il mondo ha riconosciuto la loro grandezza. Grazie allo loro intelligenza la Toscana e parte del Lazio (Roma esclusa) hanno potuto ereditare la loro civiltà e la loro lingua. Noi Toscani non siamo di origine romana, noi siamo gli eredi diretti di quei grandi popoli che furono chiamati Etruschi.
E’ chiaro tuttavia che gli Etruschi del IX-VIII sec. a.C., detti Villanoviani (un nome scelto quasi a caso per indicare la loro etnia), non sono gli stessi degli Etruschi del VII sec. a.C. oppure a quelli del V secolo a.C. (anche gli Italiani del XX secolo non saranno gli stessi italiani del XV o del XIII secolo), nel senso che, i tempi cambiano, cambia la storia, gli avvenimenti, ma la popolazione rimane, è quella, invariata nel tempo. Niente può cambiare le caratteristiche di un Popolo. Neppure il famoso DNA può dimostrare che il sangue dei Toscani è cambiato!
Per quanto riguarda gli Etruschi del XI-VIII secolo a.C. dobbiamo pensare ad una popolazione CHE VIVEVA IN VILLAGGI la cui economia era pressochè impostata sull’agricoltura e sull’allevamento.
Diversamente dal VII secolo in poi, gli Etruschi conobbero una grande abbondanza, dovuta non solo all’agricoltura, ma anche allo sfruttamento delle miniere, con conseguente commercializzazione e scambio dei prodotti e conseguente cambiamento di stile di vita. Gli Etruschi del VI-V sec. a.C. evidenziano invece che la loro ricchezza, la loro opulenza, e anche la loro potenza furono trasformate in rilassatezza dei costumi, con le conseguenze che tutti conosciamo.
Gli Etruschi, pagarono  a caro prezzo il loro senso della libertà, della loro ‘chiusura’ in Città- stato impetrabili, mancando di un potere e di un governo centrale. Questo favorì la sete di egemonica dei Romani, un popolo che non fu MAI più grande degli Etruschi; se essi lo furono, questo fu solo in apparenza, nell’esteriorità delle cose. Ma gli Etruschi furono più grandi di loro in tutto, soprattutto nell’interiorità, nello spirito, nella loro religiosità, ecc. ecc.
I Romani nella loro maniacale sete di  esteriorità, mania di megalomanìa, dettero esempi di un decadimento tale, che non vale neppure la pena di soffermarci, come hanno scelto di fare le scuole di ogni ordine e grado del nostro Paese, inculcando così la “grandezza Imperiale di Roma”. Non crediamo, ad esempio, che il Colosseo sia un simbolo di civiltà. In esso, per divertire un popolo degenerato, furono sgozzati, fatti mangiare dalle belve, bruciati, torturati in mille maniere schiere infinite di persone, che hanno pagato con il loro sangue la “gradeur” dei Romani. Mi fermo qui…

Autore: Paolo Campidori
paolo.campidori@tin.it
http://www.paolocampidori.eu

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