INGHILTERRA. Non solo Go: l’Ai di Google batte anche gli archeologi.

Pubblicato il : 26 Ottobre 2019
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Medicina, scacchi, gioco del Go, finanza, guida autonoma. E da oggi anche archeologia.
iscrizioni 2Gli ambiti operativi dell’intelligenza artificiale si allargano sempre più: DeepMind, l’Ai di casa Google, ha infatti appena appreso a leggere e decifrare iscrizioni risalenti al periodo della Grecia antica – tra 1500 e 2600 anni fa – e a inserire con successo lettere, parole e frasi mancanti a causa degli effetti del tempo.
A darne l’annuncio, sul server di pre-print ArXiv, sono gli stessi ricercatori che hanno messo a punto l’algoritmo in questione, frutto di una collaborazione tra due scienziati dell’Università di Oxford, il professor Jonathan Prag e la dottoranda italiana Thea Sommerschield, e Yannis Assael, di DeepMind.
Tra papiri, tavolette, dipinti e iscrizioni, i testi antichi già decifrati con successo dagli esseri umani sono dell’ordine delle migliaia. E ne vengono scoperti di nuovi ogni anno. Alcuni di essi, però, risultano troppo danneggiati per essere compresi nella loro interezza, dal momento che spesso mancano lettere, frasi o interi blocchi di testo. Finora, gli archeologi cercano di riempire tali vuoti inferendoli dal contesto o da altri documenti coevi, ma è un’operazione lunga e laboriosa, che non sempre riesce con successo: per questo, Yannis Assael e colleghi, esperti di DeepMind, hanno pensato di servirsi di una rete neurale, addestrandola a “indovinare” parole e lettere mancanti da iscrizioni della Grecia antica, in particolare quelle rinvenute su superfici di pietra, ceramica o metallo.
googleL’algoritmo è stato chiamato Pythia – in onore alla sacerdotessa di Apollo che, secondo la mitologia classica, leggeva il futuro nel santuario di Delfi, presso il cosiddetto “ombelico del mondo” – e si è esercitata analizzando oltre 35mila incisioni, per un totale di oltre 3 milioni di parole, da cui i suoi programmatori avevano intenzionalmente “oscurato” frammenti di testo. Data un’iscrizione con dei buchi, Pythia restituisce in output 20 suggerimenti per riempirli, che poi gli archeologi in carne e ossa vagliano per scegliere l’opzione migliore. Il sistema sembra funzionare bene: messo alla prova su 2949 iscrizioni danneggiate, ha sbagliato il 30% in meno rispetto agli esperti umani. E lo ha fatto molto più velocemente: se per decifrare 50 iscrizioni gli archeologi impiegano in media un paio d’ore, Pythia ha analizzato l’intero corpus in pochissimi secondi. Non male davvero.

Autore: Sandro Iannacone

Fonte: www.repubblica.it, 24 ott 2019

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