Il silicone in archeologia e paleontologia.

Pubblicato il : 18 Settembre 2005

I paleontologi hanno spesso l’esigenza di lasciare testimonianza delle loro scoperte non solo con foto e filmati, ma anche con copie tridimensionali fedeli all’originale da esporre nei musei. In questi casi l’utilizzo dei siliconi bicomponenti si rivela indispensabile per sostituire i calchi in gesso o in gelatina.

I siliconi di nuova generazione in particolare (con catalizzatori al platino) permettono prese d’impronta molto precise, rapide da realizzare, durature e soprattutto non attaccano chimicamente i reperti in quanto nella loro reazione (poliaddizione) non si libera alcun tipo di sostanza volatile ed il pH rimane neutro.

Grazie alla loro grande capacità di copiare ogni minimo dettaglio permettono di realizzare copie in resina da metallizzare per essere studiate con microscopi elettronici (tipo S.E.M.) con ingrandimenti fino a 1500 volte.

Tra le riproduzioni di reperti effettuati con il silicone si può citare la ricostruzione dell’ambiente circostante alla mummia di SIMILAUN, lo scheletro della NONNA DI MEZZACORONA e il TESCHIO del PETRARCA.

I vantaggi dei siliconi.
Facilità di applicazione, riproduzione fedelissima, accelerazione della reticolazione tramite temperatura, antiaderenza naturale elevata, inerzia chimica.

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