GRECIA. Il muro piú antico del mondo?

Pubblicato il : 30 Dicembre 2014

In Tessaglia, ad appena 4 km di distanza dal celebre centro monastico ortodosso di Meteora, si può scorgere una bassa conformazione montuosa in cui si apre una cavità dall’ampio ingresso absidato, nota come la grotta di Theopetra (letteralmente, «la pietra di Dio»). Oltrepassato l’ingresso, ci si ritrova all’interno di un vasto ambiente principale, che misura 500 mq circa di superficie, contornato da nicchie e rientranze. Sembrerebbe un antro naturale come tanti, ma non è cosí.
La grotta di Theopetra è stata scavata per 22 anni, a partire dal 1987, sotto la supervisione di Nina Kyparissi-Apostolika, direttrice della Soprintendenza di Paleoantropologia e Speleologia della Grecia Meridionale.
A lei ci siamo rivolti, dunque, per capire che cosa renda questo sito cosí importante.
«La grotta di Theopetra è fondamentale per lo studio della preistoria greca ed europea, per piú d’una ragione» ci ha spiegato. «Innanzitutto, perché vi sono attestate tutte le fasi di occupazione, senza soluzione di continuità, dal Paleolitico Medio (130 000 anni fa circa) fino al Neolitico e al Calcolitico, e quindi il passaggio dal Pleistocene all’Olocene. Poi perché la stratigrafia testimonia chiaramente i mutamenti climatici, e perciò l’alternanza di periodi piú e meno freddi, durante gli ultimi 60 millenni del Pleistocene. E, ancora, perché vi abbiamo rinvenuto i primi focolari della Tessaglia, dall’aspetto di veri e propri strati di bruciato, osservabili, al contrario di quanto si potrebbe immaginare, nei periodi dal clima piú caldo e umido. Ulteriore motivo di interesse è dato dalla scoperta di resti di scheletri databili sia al Paleolitico, sia al Mesolitico, sia al Neolitico, e di una notevole varietà di esemplari di flora e di fauna risalenti a tutte queste fasi. Inoltre, qui si può osservare per la prima volta il passaggio dal modo di vita paleolitico a quello neolitico, grazie alle tecniche di lavorazione degli utensili in pietra e allo studio della ceramica: e quest’ultima costituisce uno dei principali indicatori della cosiddetta “rivoluzione neolitica”. Infine, perché si tratta dello scavo greco che dispone delle datazioni piú affidabili, ottenute grazie al radiocarbonio e alle analisi effettuate su numerosi campioni». E poi, bisogna aggiungere, ci sono le celebri «impronte di Theopetra», ovvero 4 impronte consecutive di piedi umani databili a 130 000 anni fa circa: si tratta dunque delle seconde impronte umane, quanto a datazione, in tutta Europa! Ad accrescere l’interesse del sito, che è ora visitabile grazie alla recente creazione di un percorso, accessibile anche per i disabili, sono i risultati di nuove indagini, effettuate in collaborazione con Yannis Bassiakos e Nikos Zacharias, del centro di ricerca «Democrito». Una costruzione in pietra, che ostruisce l’accesso alla grotta, è stata studiata col sistema della luminescenza ottica (OSL, Optically Stimulated Luminescence), un metodo d’indagine basato sulla stimolazione per via ottica del materiale esaminato, che ne permette una datazione a partire dal momento della sua creazione. Grazie a tali analisi, è stato possibile datare a ben 23 000 anni fa la realizzazione dell’accumulo di pietre: si tratterebbe, dunque, della piú antica opera costruita per mano dell’uomo in tutta la Grecia e, forse, in tutto il mondo! Questa datazione coincide esattamente con la fase piú fredda dell’ultima epoca glaciale; bisogna quindi pensare che gli abitanti della grotta, per proteggersi dal freddo pungente, abbiano escogitato l’idea di realizzare una sorta di muro in pietra affinché, bloccandone gran parte dell’ingresso, potessero ottenere una temperatura piú sopportabile all’interno – e forse potessero anche difendere in maniera piú efficace l’ingresso dall’assalto di animali feroci.”

Autore: Valentina Di Napoli

Fonte: http://www.archeo.it, maggio 2010

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