EUROPA. Migrazioni preistoriche e lingue indoeuropee.

Pubblicato il : 8 Marzo 2015
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migrazioni 1L’analisi del genoma di 69 antichi europei vissuti fra 8000 e 3000 anni fa traccia un quadro delle ondate migratorie che hanno percorso il continente in epoca preistorica, chiarendo indirettamente le fasi che hanno portato alla diffusione delle lingue indoeuropee in buona parte dell’Europa.
Lo studio – illustrato in un articolo su “Nature” a prima firma Wolfgang Haak – indica che il continente è stato interessato da due grandi migrazioni: la prima con l’arrivo dei primi agricoltori dal Vicino Oriente all’inizio del Neolitico Antico, e la seconda verso la fine del Neolitico, con l’arrivo di pastori Yamnaya provenienti dalla regione delle steppe eurasiatiche a nord del Mar Caspio e del Mar Nero.
I risultati dell’esame del DNA naturalmente non dicono nulla sulle lingue parlate da quelle popolazioni, che non avevano la scrittura, ma chiariscono i flussi migratori di popolazioni che sono caratterizzate da culture materiali specifiche, la cui diffusione è già stata messa in correlazione con quella di diverse lingue indoeuropee.
In particolare le analisi di Haak e colleghi mostrano che  intorno a 7000-8000 anni fa, in Europa comparvero gruppi strettamente correlati con i primi agricoltori, ben distinguibili dalle popolazioni di cacciatori-raccoglitori pre-esistenti in Germania, Ungheria e Spagna, di lingua non indoeuropea (Una di queste lingue pre-indoeuropee sopravvissuta fino a oggi è il basco).
I dati raccolti dai ricercatori indicano però che, dopo un periodo di prevalenza delle popolazioni immigrate, fra i 5000 e i 6000 anni fa vi fu in tutta Europa (Russia esclusa) un rifiorire di discendenti degli antichi cacciatori-raccoglitori. Circa 4500 anni fa, tuttavia, vi fu una nuova, massiccia migrazione verso il cuore del continente dalla sua periferia orientale, probabilmente grazie alla diffusione dei carri con ruote.
Protagoniste di questo evento furono le popolazioni associate alle culture Yamnaya e della ceramica cordata, originarie delle steppe est-europee. Dopo questa seconda ondata migratoria, infine, vi fu una nuova ripresa della discendenza degli antichi cacciatori-raccoglitori.
Questi dati, osservano i ricercatori, appaiono più coerenti con l’ipotesi che le lingue indoeuropee di buona parte dell’Europa  siano il frutto di differenti influssi (“ipotesi delle steppe”) che non con la cosiddetta “ipotesi anatolica”, secondo cui esse deriverebbero dalla sola lingua parlata dai protagonisti della migrazione del primo Neolitico.
Questa conclusione, sottolineano Haak e colleghi, non riguarda però le lingue indoeuropee dell’Europa sud-orientale, sia perché nessuno dei soggetti analizzati nello studio proveniva dall’Italia e dalle regioni balcaniche, sia perché è plausibile che la seconda ondata migratoria non abbia interessato le popolazioni di quelle aree.

Fonte: www.lescienze.it , 3 mar 2015

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