ERCOLANO (Na). Il più antico controsoffitto ligneo del mondo.

Pubblicato il : 14 Agosto 2012
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Era ricoperto con oro in foglia il controsoffitto di legno più antico del mondo trovato dagli archeologi Domenico Camardo e Mario Notomista della Società Sosandra nella marina antica della città, proprio sotto la cosiddetta Casa del Rilievo di Telefo, nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project (il progetto avviato ad Ercolano nel 2001 per iniziativa di David W. Packard, presidente della fondazione statunitense Packard Humanities Institute, Ndr).
Il legno, rinvenuto «vivo» e non carbonizzato, è lavorato con intarsi e rilievi geometrici e oltre alle tracce di doratura si presenta con resti di pittura rossa, bianca, azzurra e nera. Il cassettonato policromo, a capriate come hanno ipotizzato gli archeologi, troverebbe rispondenza nei marmi che impreziosivano l’omonimo Salone della Casa del Rilievo di Telefo di cui costituiva il soffitto, prima che l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ricoprisse con lapilli, cenere e fango la domus. Le operazioni di scavo, coordinate dalla Direzione degli Scavi di Ercolano sotto la responsabilitù scientifica di Maria Paola Guidobaldi, sono state eseguite fra agosto 2009 e  giugno 2010.
A settembre 2011 è stato siglato un protocollo d’intesa fra la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, la British School at Rome, il Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria «Paolo Graziosi», il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa e il Cnr Ivalsa (Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree), per mettere a punto le metodologie di intervento per la conservazione degli eccezionali manufatti.
Il problema si presenta complesso perché il materiale si è conservato per duemila anni per le peculiarità del seppellimento vulcanico; ogni variazione, anche minima, di quei parametri chimico fisici potrebbe provocare danni irreversibili. Prima di essere affidato ai restauratori, il controsoffitto è stato oggetto di una campagna di rilievi che ha consentito la numerazione di ogni elemento del manufatto oltre a misurazioni mediante laser scanner 3D, per avere una immagine tridimensionale dei reperti, a partire dalla fase di crollo. I modelli 3D digitali potranno in futuro servire anche per la riproduzione di copie reali in scala.
Tutte le attività, dallo scavo alla documentazione, dalla fornitura del container refrigerato allo studio archeologico e delle metodologie conservative e gli imminenti restauri, sono finanziate dal Packard Humanities Institute nell’ambito dell’attuazione dell’Herculaneum Conservation Project.
Nel 2013 la straordinaria copertura ercolanese sarà esposta nel British Museum di Londra in una mostra dedicata all’archeologia dell’area vesuviana.

Autore: Carlo Avvisati

Fonte:
Il Giornale dell’Arte, com, 20/07/2012

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