Diodato CALEO, Campagna, Villa imperiale romana.

Pubblicato il : 25 Giugno 2011
È arrivata, sia pure postuma, la prima vera pubblicazione del prof. Diodato Caleo, che è già possibile trovare nelle Librerie. “Campagna, Villa imperiale romana” (EdiSud Salerno – Ottobre 2010, con Patrocinio della Città di Campagna e dell’EPT) è il titolo del libro, curato dal nipote Gennaro Giugliano, di Franco e Lucia Caleo, docente nell’Istituto Comprensivo “Pietro da Eboli” della ridente cittadina della Piana del Sele.
Un libro dedicato alla memoria del padre, che, come egli stesso scrive, “di questo lavoretto sarebbe andato ingenuamente orgoglioso”. C’è scritto nella seconda di copertina: “È esaltante, persino commovente, per uno del posto scoprire come uno sperduto centro di provincia come Campagna abbia fatto parte autorevolmente del circuito della grande storia romana. Parimenti è sconcertante che le tracce di quella presenza siano ancora comunemente condannate all’indifferenza ed alla barbara cancellazione”.
Attraverso lunghi studi sull’epoca tardo antica, il preside-avvocato Diodato Caleo ha dimostrato che a Campagna esisteva una Villa Imperiale Romana, la Villa di Erculius attribuibile all’Imperatore Marcus Aurelius Maximianus, detto Erculeius. Dai suoi studi, quindi, la scoperta più importante.
«Da un’attenta indagine archeologica, mio zio Diodato Caleo è giunto alla convinzione che nel I secolo a.c., in località Concezione, fosse stato costruito un anfiteatro castrense», dice al nostro giornale il curatore del testo.
Gli studi filologici di Caleo identificano anche l’autore dell’anfiteatro: «Si tratta di Annio Milone, famoso per essere stato difeso da Cicerone nel processo contro Clodio. Milone è anche l’organizzatore dei ludi gladiatori ed è noto perché fu il costruttore dell’omonima via che si collega all’Appia».
Nella stessa area, secondo lo studiosio campagnese, pure il toponimo Campagna: «Deriva da Campus Annii. Per questa c’è un supporto filologico. Il nome di una strada adiacente, via Ginestra, che è di chiara matrice greca, e dal toponimo Carriti, che in greco significa roccia scavata».
Caleo crede nella “nella memoria dei luoghi: tutto, o quasi tutto, nei secoli cambia, ma i luoghi rimangono spesso intatti, resta viva la loro immagine nel tempo, il senso delle distanze, l’identità fisica di certi paesaggi e di certe descrizioni che vengono fino a noi dai millenni” (citazione nel testo di G. Granzotto – “Annibale”, Milano 1980, pag. 161).
Per Titino Caleo, “anche Campagna rappresenta ‘L’ultima fioritura dell’architettura pubblica Romana’ (J. Vogt, “The decline of Rome”)”, a riconferma che “il passato vive ogni giorno nel nostro presente, celato tra le pieghe delle parole; dietro di esse si nascondono le tracce della storia, piccola o grande” (citazione, sempre dal testo, di G. L. Beccaria “Tra le pieghe delle parole” – Torino 2007, pag. 23).
Gennaro Giugliano auspica un gemellaggio tra Campagna e la città di Spalato: «Sulla costa dalmata – spiega – c’è una villa dell’imperatore Diocleziano, che è speculare a quella di Campagna».
A rafforzare questa tesi è certamente quella parte fotografica del Libro riferita ai “confronti ravvicinati” (pagg. 183-94) tra Campagna e Spalato, appunto. Infatti l’autore del libro sottolinea l’importanza estrema di “confrontare i corpi di fabbrica monumentali esistenti a Campagna con quelli della Villa di Diocleziano di Spalato”. E chiaro è il riferimento, per esempio, del Panorama di Campagna e Palazzo Diocleziano (pag. 183) oppure lo scorcio del palazzo di Diocleziano a Salona-Spalato e lo scorcio del portale nel cripto-portico della Cattedrale di Campagna (pag. 184) oppure l’Acquedotto di Diocleziano a Spalato e quello di Largo Sant’Antonio sulla via che porta all’ex macello (pag. 185) e così via.
Ecco cosa scrive Caleo: “La geniale intuizione del vero luogo della villa dell’imperatore Massimiano Erculio, coagustus di Diocleziano, l’ebbe quel profondo conoscitore del mondo antico in generale e di quello romano in particolare che fu Santo Mazzarino (”L’Impero romano” 1993). Non lo convinceva, giustamente, l’idea che quella residenza fosse individuata in Sicilia, precisamente in Piazza Armerina, perché la fonte rappresentata dal polemista cristiano Lattanzio, secondo cui Massimiano, deposta la porpora, se ne stava in Campania, mentre per l’altra fonte, rappresentata dallo storico Zosimo, la residenza “privata” dell’imperatore si trovava in Lucania, era da conciliare con quest’ultima. Il grande storico, tuttavia, circoscriveva il sito ad un generico “tra Lucania e Campania (nel Salernitano?)”, lasciando sostanzialmente ancora aperta la porta della suggestiva ricerca. Noi abbiamo ripreso l’analisi e siamo giunti alla conclusione che il nucleo della villa dell’imperatore sia costituito dal centro storico di Campagna, precisamente dal palazzo Tercasio (sede dell’Istituto Magistrale), dalla chiesa di S. Spirito, dal palazzo dell’ex seminario vescovile e dall’attuale Casa comunale, chiesa dell’Istituto Magistrale dell’Annunziata compresa”.
Le principali considerazioni a sostegno sono: la diffusione nella zona del culto di Ercole, di cui l’augustus era incarnazione; la perfetta somiglianza, nella struttura architettonica, nelle planimetrie, nel tracciato del cardo e del decumano e nella generale funzionalità dei diversi corpi di fabbrica, della villa dell’imperatore Massimiano con quella del suo collega Diocleziano a Spalato; la “tetrarchicità” delle figure scolpite sui quattro lobi della fontana in via Giudeca, che sono doppioni, anche ideologici, di quegli esemplari in porfido ancora oggi visitabili in piazza San Marco a Venezia”.

Diodato Caleo, nato a Campagna (Sa) il 19 ottobre del 1934 e morto, sempre a Campagna, il 14 dicembre del 2009, all’età di 75 anni. Laureato in lettere e già docente nelle scuole secondarie inferiori e superiori (Istituto Magistrale “T. Confalonieri” di Campagna…); già preside per oltre un decennio nello stesso tipo di istituti (tra cui il menzionato istituto magistrale..); autore di pubblicazioni a carattere pedagogico (ha pubblicato uno studio su T. Mann e S. Freud, Annali dell’università di Napoli/1957, e curato un’antologia pedagogica, Napoli/1975) e di articoli a soggetto politico e civile, in generale apparsi su “Il Mezzogiorno” di Salerno; già presidente di associazioni di tipo culturale e ricreativo, riconosciute e non (fondatore e 1° presidente della Pro loco “Città di Campagna”…); laureato in giurisprudenza, conseguendo l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.

Autore: Gennario Giugliano – gennaro.giugliano@istruzione.it

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