DAVOLI (Cz). Scoperte incisioni rupestri.

Pubblicato il : 25 Maggio 2015
Davoli 1

Davoli 1L’altopiano della “Pietra Santa”, in territorio di Davoli (CZ) domina il Golfo di Squillace a oltre mille metri di quota e la grande pietra impressiona per la sua enormità.
Ma l’aspetto paesaggistico non è l’unico grande pregio di questo luogo: nei pressi del macigno è esistito un primo convento vissuto fino al seicento e un secondo ricostruito e nuovamente distrutto dal terremoto del 1783.
Nel 2009 fu rinvenuta occasionalmente una punta di freccia in ossidiana da parte del gruppo archeologico P.Orsi di Soverato e si era organizzata una ricognizione approfondita in tutta l’area adiacente ma l’amministrazione comunale dell’epoca, venuta a conoscenza dei fatti, inviò sul posto gli escavatori.
Era stato rimosso e buttato nella scarpata il terreno per oltre ottanta centimetri di profondità: materiale ceramico e laterizio, pietre lavorate, frammenti di vetro sottilissimo e foglie di mica appartenute a collane sparse dappertutto. Si trattava dei resti degli edifici religiosi.
La Soprintendenza non ha potuto che costatare i fatti e “raccogliere i cocci”. Da parte nostra rimaneva lo sbigottimento per tanta ignoranza e grettezza oltre alla delusione più nera.
Davoli 2In un secondo momento, fu rinvenuta fortuitamente nello stesso luogo una pietra scheggiata (un’amigdala).
Recentemente, una più approfondita ricognizione e osservazione di tutti i massi presenti e visibili sul pianoro, ha consentito di scoprire e documentare diversi graffiti rupestri. Questi sono stati da noi interpretati inizialmente come “pesci”, forse pertinenti ad età medievale ma potrebbe non essere così: potrebbe infatti trattarsi di genitali femminili e in questo caso di età preistorica. Sulle pareti del grande masso un’altra incisione è stata interpretata come testa di bue e inoltre delle “macchie scure” che con una determinata luce evidenziano figure umane o animali.
Tuttavia il nostro contributo alla storia non ha pretese scientifiche ma di osservazioni e segnalazioni. Il macigno più grande presenta sul lato Sud-Ovest una rientranza che crea un primo riparo; a questo poggiano e s’incastrano massi di dimensioni inferiori che generano altre cavità. Sono questi vuoti che secondo il nostro parere ben si prestavano a dare rifugio agli abitanti dell’epoca.
Davoli 3In considerazione di quanto è stato rinvenuto e documentato e dai dati archivistici, il luogo è certamente stato frequentato in antico, in età medievale e forse anche altomedievale. Un tratto di antico tracciato in pietra presente nelle vicinanze potrebbe essere coevo ai monasteri ma c’è un notevole vuoto temporale che potrebbe essere in parte colmato solo con approfonditi studi.
Altro elemento fondamentale è la presenza di sorgenti nelle vicinanze e, come già accennato, la posizione strategica che domina su buona parte della costa catanzarese.
I confronti che abbiamo trovato sul web, inducono a supporre che un’approfondita ricerca potrebbe individuare anche depositi di strumenti litici e forse sepolture.
Ora tocca allo Stato vigilare, salvaguardare e “studiare”.
Chiediamo tutela affinché non accada nuovamente lo scempio del 2009, crediamo fermamente che queste nostre risorse debbano “arricchirci” e non lasciare spazio a “parchi eolici” e centrali per biomasse. Si tratta d’importanti tracce della nostra storia, di Beni appartenenti alla collettività e al mondo intero. E come tali vanno studiati perché “senza conoscenza non c’è tutela”.
La Soprintendenza Archeologia, la Soprintendenza per le Belle Arti e Paesaggio e i Carabinieri del Nucleo Tutela sono stato informati e allertati contro eventuali atti vandalici, visti i precedenti.
Chiediamo che gli Enti preposti intervengano prima di altri e prima che sia troppo tardi.

Autore:
Angela Maida – studiomaida@virgilio.it
Gruppo archeologico Paolo Orsi – Soverato

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