CINA/MESSICO. Maya e impero Tang sconfitti dalla siccità.

Pubblicato il : 16 Gennaio 2007

Una nuova teoria suggerisce che il declino della dinastia Tang in Cina e della civiltà Maya in Messico siano legate a uno stesso evento: un lungo periodo di siccità che colpì contemporaneamente diverse parti del globo.
L’analisi dei sedimenti del lago Huguang Maar, nella Cina sudorientale, suggerisce infatti che fra l’VIII e il IX secolo, proprio quando finirono le fortune della dinastia Tang, la stagione estiva dei monsoni fu particolarmente avara di piogge. Nello stesso arco di tempo si riscontra un’analoga scarsità di piogge nell’America centro-meridionale, come è testimoniato dall’esame dei sedimenti del lago Cariaco, in prossimità delle coste del Venezuela.
Secondo Gerald Haug del Centro di ricerche in scienze della Terra di Potsdam, in Germania, e Larry Peterson, dell’Università di Miami, in Florida, questi fenomeni sarebbero stati legati – come illustrano in un articolo apparso sull’ultimo numero di Nature – a uno spostamento globale della cosiddetta zona di convergenza intertropicale (ITCZ), una fascia di forti piogge che si può spostare in risposta a fenomeni come El Niño, che periodicamente indebolisce l’intensità dei monsoni che interessano il sud-est asiatico.

Secondo Haug e Peterson le formazioni nuvolose che si formano nella ITCZ si sarebbero spostate più a sud, provocando per quasi due secoli una cospicua riduzione delle piogge estive in corrispondenza del tropico settentrionale.

Al crollo dei due imperi, osservano i due studiosi, hanno sicuramente contribuito altri fattori, come l’eccessivo sfruttamento del loro territorio da parte dei Maya, la cui popolazione era stata in continuo, tumultuoso aumento per diversi secoli, o le protratte ed estenuanti guerre di confine in cui era invischiata la dinastia Tang; tuttavia, le carestie legate alla siccità – continuano Haug e Peterson – devono avere avuto un ruolo di notevole importanza nell’incapacità di quelle due civiltà a rispondere con successo alle sfide.

 


Fonte: Le Scienze on line 06/01/2007

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